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Cloud computing: strategie, modelli e applicazioni

Da B2corporate @b2corporate
Le reti informati sono state spesso rappresentate visivamente come nuvole. Non può quindi sorprendere il fatto che la parola ‘Cloud’ venga utilizzata così frequentemente per descriverne le funzionalità. Tuttavia, in questi ultimi anni il termine ‘Cloud’ è diventato così comune che i benefici che effettivamente rappresenta si perdono nelle iperboli pubblicitarie.
Cloud computing: strategie, modelli e applicazioni
Cloud: facciamo un po' di chiarezza
Ad esempio, mentre le definizioni generalmente accettate di “infrastruttura”, “piattaforma” o “software come servizio”(IaaS, PaaS, SaaS) sono ragionevoli e accurate, vengono però spesso utilizzate per descrivere  tout court lo spostamento di una qualsiasi funzionalità all’interno del ‘Cloud’. In questo caso, ciò che viene effettivamente offerto può essere molto più prosaicamente descritto come un server ‘hosted’ in un data centre remoto, o un database su di un server ‘hosted’ in un data centre remoto, o ancora un’applicazione su di un server ‘hosted’ in un data centre remoto – dal fornitore di un ‘Cloud’ pubblico.
Tutto appare come ‘hosting’, o gestione remotizzata, con qualche beneficio addizionale in termini di modelli di billing ‘pay as you go’, anzichè basati su tradizionali contratti a lungo termine. Molti dei benefici economici per gli utenti sono una conseguenza dei risparmi considerevoli ottenuti dallo stesso fornitore dei servizi di hosting,grazie alla virtualizzazione dei sistemi operativi ed all’implementazione di protocollimulti tenancy’su piattaforme e applicazioni software gestite.
Il paradigma client/server
Si tratta di grandi miglioramenti e di utilissime innovazioni, ma se fosse tutto quello che il concetto di ‘Cloud’ implica, molti dei suoi benefici più significativi andrebbero perduti.  In sostanza, questo uso del termine “Cloud” è una semplice estensione del paradigma client/server, dove il server (o servizio)èora localizzato nel data centre di qualcun altro. La relazione tra cliente (consumatore del servizio) e servizio stessoè ben definita, e richiede integrazioni specifiche per poter essere estesa od arricchita con nuove funzionalità. Inoltre si esprime tipicamente in un ambiente chiuso, dove il servizio ed il suo consumatore hanno una relazione molto stretta –infatti solitamente appartengono alla medesima organizzazione.
Molte aziende hanno già riconosciuto che questo modello di Cloud, basato sulla centralizzazione dell’erogazione di servizi, può essere implementato internamente con successo, creando un Cloud privato. Alcune organizzazioni riconoscono anche il valore del combinare servizi Cloud pubblici e privati in un modello ibrido. Questo può sembrare più complesso, ma è il vero punto di partenza per ottenere i reali benefici del Cloud.
Non si tratta semplicemente di adottare hosting o esternalizzare per ridurre i costi, ma di distribuire i carichi finanziari e tecnici in modo da essere più adattabili, scalabili e robusti nel mondo altamente connesso – ed imprevedibile – dei servizi IT. E si tratta anche di estendere questi servizi ad altri.
L’emergenza del’utilizzo pubblico di Internet, seguito dalla diffusione esplosiva di telefoni e tablets ‘smart’, ha messo sotto pressione le risorse di rete centralizzate. È chiaro da tempo che singoli servers, per quanto potenti, non saranno mai in grado di reggere questa pressione, e i fornitori di servizi hanno di conseguenza adottato architetture più distribuite e virtualizzate.
Big data, Internet of Things e applicazioni SCADA
La stessa sfida si presenterà per le applicazioni che connettono macchine a macchine (M2M), in quella che viene chiamata ‘Internet of Things’ (IoT). Le applicazioni SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition) sono di uso comune da diversi decenni, ma la transizione verso una connettività‘aperta’, basatasu Internet, aumenta enormente il numero potenziale di oggetti connessi, via cavo o wireless, da qualunque punto del pianeta, e stimola lo sviluppo di applicazioni innovative
Questa apertura, inoltre, permette la combinazione con altre applicazioni e flussi di dati per aumentare il valore dei servizi, combinazione che ha portato all’emergenza di concetti quali ‘mashups’–e ‘big data’.
Queste combinazioni a livello applicativo sono di grande valore, ma aumentano la pressione sulle infrastrutture sottostanti, che devono essere sufficientemente flessibili e scalabili in modo da adattarsi ad una domanda imprevedibile. Tuttavia, inquesto caso difficilmente vi sarà un unico operatore centrale dotato di risorse immense –sarà quindi sufficiente che l’architettura delle singole applicazioni venga disegnata in modo da essere scalabile, e prestarsi alla virtualizzazione su risorse di rete decentralizzate e diffuse.
Quali modelli approcciare?
Fortunatamente ci sono modelli esistenti che supportano questo approccio, alcuni con lunghi pedigrees, che risalgono a processi altamente scalabili all’interno dei mainframes, come pure ai processi ‘core’ del sistema di nomenclatura e creazione di indirizzi di Internet. Sono modelli basati su messaggi che attraversano dei - e su richieste fatte a – service brokers; messaggi e richieste che possono essere distribuiti tra le risorse disponibili od in rete.
Tale disaccoppiamento tra servizio e richiesta consente di ottenere la massima scalabilità e flessibilità, sia in sistemi estesi che di dimensioni ridotte, assicurando un costante allineamento tra costi, capacità e bisogni.
Questo è il modo nel quale le singole applicazioni relative all’IoT possono davvero cogliere le promesse del Cloud: ottenendo accesso a servizi e potenza di calcolo ‘on demand’, e beneficiando delle connessioni a frammenti di funzionalitàche si trovano distribuiti sulla rete globale. Ora anche le relazioni possono ‘aprirsi’, ed i consumatori di servizi possono a loro volta divenirne fornitori – il Cloud diventa una rete (mesh) di servizi, da offire e consumare. Questo può apparire caotico, ma con la giusta architettura ed i corretti sistemi di comunicazione, offre grandi opportunità per applicazioni innovative, e consente lo sviluppo - ed il successo – di nuovi mercati ed ecosistemi.
Una nuvola può apparire come un unico oggetto bianco e morbido, ma èin realtàun insieme altamente distribuito di gocce d’acqua cristallizzate, ciascuna delle quali contribuisce in modo unico al risultato finale.
Per approfondimenti: www.ecosteer.com

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