Come la vita

Da Chiara Lorenzetti

Il blog, come la vita, è un calderone disomogeneo di gente e fatti. Su pochissimi abbiamo il controllo, sulle cose che ci riguardano strette e neppure, il più delle volte, su quelle. Ci barcameniamo più o meno, chi con serenità, chi rassegnazione, chi accettazione, chi urlando, chi imprecando, chi tentando di prevalere, chi assentandosi.
Ognuno fa come può.

Spesso però accade che qualcuno fa di più.
E quel di più alle volte ha un peso immane e forte su chi lo riceve. Una mannaia, un cappio, un coltello sempre piantato nella schiena.
Un’ombra che appare ad ogni sospiro.

Vi vorrei raccontare una storia, parla di me e vorrei che la si potesse leggere per quello che è, un’esperienza.
Come ben tutti sappiamo le esperienze hanno diverse facce, una per ognuno che la vive e questa esperienza ha il mio racconto e il mio sentire. E la racconto affinché chi si dovesse trovare dalla parte opposta alla mia, capisca cosa si prova. Cosa provo io.
Non ho alcuna presunzione di insegnare, solo raccontare.

Accade che scrivo su wordpress e anche su un altro social. Le mie cose possono piacere e non piacere e il luogo migliore per dirmelo è esattamente sotto i miei scritti. Per darmi occasione di dire la mia, difendere le mie opinioni, eventualmente cambiarle, sono pronta a tutto.
Accade invece che da anni, soprattutto  nell’ultimo, i miei scritti, le mie azioni, le mie idee, i miei sentimenti, sono stati spesso, da una persona, criticati, offesi, derisi, stracciati; copiate parti e ribaltate; rabbiosamente rivoltate le mie parole, ricoperta io e le mie emozioni di epiteti forti e offensivi; di insulti.
Chi lo ha fatto,  non ha mai citato il mio nome, con la presunzione e forse la codardia di chi non sa affrontare un problema direttamente  ( se problema è) ma solo deriderlo a proprio vantaggio. E lo ha fatto lontano dai miei scritti, in altri posti, ma mai privati. In quei social ove tutti possono accedere e con un piccolo calcolo, visto che quegli scritti che mi deridevano venivano scritti dopo poche ore, alle volte minuti, dai miei, arrivare a  capire che si parlava di me.
E per chi ha mente un po’ sveglia ed attenta,  il gioco del capire di chi si parlasse, era molto facile.

Io in questi anni non ho mai risposto alle offese, mai. Vorrei che fosse chiaro, mai. Perché trovo sciocco deridere le persone in loro assenza, lo trovo maleducato. Non ho mai risposto perché credo che l’indifferenza sia l’arma migliore e il silenzio sinonimo di classe ed eleganza. E di rispetto, in primis per se stessi.
Ma confesso che ne ho sofferto tanto, perché non ho mai capito il motivo. I miei scritti, i sentimenti, le emozioni di cui sono stata oggetto di derisione, erano sentimenti generali, e mai, mai, hanno riguardato la persona che poi le prendeva e le svestiva.
Mi sono sentita nuda, spogliata, depredata. E con grande fatica, concentrandomi su di me, ho continuato a scrivere, ben sapendo che prima o poi l’offesa, il colpo, la sciabola, avrebbe inferto, con la penna-tastiera, il suo verdetto.

Ora le mie sono solo parole.
Parole, nulla più.
Che spero si possano leggere in serenità, nessun rancore mi anima; solo una profonda tristezza ed afflizione, perché la vita è già violenta e dolorosa di suo che aggiungerne altro, gratuito e senza vere motivazioni, senza spiegazioni è davvero una bestemmia.

Chiara 



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