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Come sputtanare un bel posto - Koh Samui, Thailandia

Creato il 03 settembre 2013 da Pulfabio

Come sputtanare un bel posto - Koh Samui, Thailandia

Festa in spiaggia

Che prurito ai polpastrelli! Mi scappano un paio di post cinici e il primo ho deciso di farlo sull'isola thailandese di Koh Samui: un ottimo esempio di località paradisiaca sputtanata in pochi anni.
Passo regolarmente per Chaweng beach da una decina d'anni. Ricordo bene l'impressione che ne ebbi la prima volta: una bellissima baia, con la sabbia bianca, l'acqua limpida e la vegetazione tropicale alle spalle. Vivace la sera, con qualche pub in cui si suonava la musica dal vivo e i maxischermi trasmettevano gli eventi sportivi, un paio di discoteche bazzicate da un certo numero di zoccole ma anche da tanti turisti "normali", thailandesi inclusi, e qualche bar. L'atmosfera generale era ancora molto semplice, come da tradizione rurale siamese: un sacco di bancarelle di street-food, mototaxi che ti scarrozzavano da un capo all'altro del paesino per cifre ragionevoli, i songthaew, vie di mezzo tra taxi e autobus, mercatini autentici, personaggi simpatici, qualche buffo svitato, sorrisi, accoglienza. A me come località balneare piaceva molto. Non sono né il tipo da isolette sperdute senza collegamenti elettrici né quello da resort fighetti o di lusso: Samui era il giusto mix.
Poi pian piano l'inevitabile sviluppo, accettabile fino a un certo punto ma sfuggito presto fuori controllo. La spiaggia è ora estremamente affollata, anche in bassa stagione, gli stabilimenti sono stati sequestrati da avidi gestori di baretti tutti uguali, coi cocktail internazionali, i cuscini triangolari e la musica ad alto volume. La sabbia e il mare sono molto più inquinati di un tempo. Le bancarelle e i mercatini sono spariti, così come i negozietti semplici, sostituiti da ristoranti che si scopiazzano il menu e servono cibo pseudo-thailandese a prezzi giapponesi. A breve verrà aperto un enorme centro commerciale. Le discoteche e i pub sono frequentati quasi esclusivamente da prostitute e da turisti sciocchi disposti a pagare i vizi di quelle vuote materialiste (prima di scattare sulla sedia aspettate di leggere il secondo post cinico, sul mito delle povere ragazze thailandesi sfruttate e schiavizzate da vecchi porci bavosi occidentali, che ho già in canna).
La gente sembra divertirsi e gradisce le novità. Io lo so che cos'è il divertimento, credetemi, è forse l'unica cosa di cui mi intendo. Ho una laurea e un dottorato in scienze del divertimento. Mi diverto sempre, anche nelle situazioni in cui gli altri si annoiano o addirittura soffrono. Ho imparato che il divertimento è una questione di atteggiamento e atmosfera, non di strutture, luccichio e soldi. Anzi, spesso più l'atmosfera è autentica, lo stato d'animo sereno, la mente curiosa e i prezzi sono bassi e più ci si diverte. In modo GENUINO intendo. Tutto quel che ha da offrire la nuova Samui è invece robaccia da sfigati, gente che si affida ai pacchetti preconfezionati per ovviare a delle profonde lacune di creatività e spirito investigativo. Io mi ci diverto anche ora, ovviamente, ma come dicevo prima il divertimento per me è una sorta di marchio genetico.
C'è un ulteriore dettaglio significativo da notare: il numero dei turisti thailandesi è crollato mentre aumentano di anno in anno le presenze degli italiani, quelli in versione mediocre, con i tatuaggi e i piercing, i costumini ridicoli, gli occhiali da fighi, le sopracciglia e il petto depilati, personaggi che sembrano essere innamorati della Samui sofisticata. Chissà, forse ricorda loro sempre più Riccione e Jesolo. Forse alla fine a suo modo aveva ragione il ristoratore romagnolo, anche se con le sue uscite ci aveva fatto sghignazzare.
Samui precipita nel baratro dell'omologazione. A me manca già Bangkok, la località più moderna del paese ma paradossalmente quella in cui riesci ancora a toccare tutte le sfaccettature della thailandesità.
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