Con la scusa delle Olimpiadi…

Creato il 16 dicembre 2014 da Albertocapece

Come sempre la mancanza di idee produce mostri o meglio ancora riproduce se se stessa e il suo vuoto. Così adesso ci ritroviamo a candidarci per le Olimpiadi del 2024 mentre a mala pena abbiamo gli occhi per piangere, sapendo che le grandi manifestazioni, sportive e non, sono dovunque in passivo, avendo ben presente che fine ha fatto l’expo, sapendo che Torino e il Piemonte sono strozzati dai debiti soprattutto a causa dei giochi invernali, constatando ogni giorno quali siano i meccanismi distorsivi e corruttivi che sono alla base degli appalti pubblici.

Ieri Anna Lombroso ha scritto (qui ) che una delle rarissime cose buone che ha fatto Monti è stato proprio quella di non dare fiato agli speculatori e dire no alle olimpiadi romane, forse intuendo chi sarebbero stati i tedofori dei giochi, er minchia, er sventrapapere, er cecato, tanto per fare il verso a Benigni. Certo il nome Olimpiadi è un perfetto specchietto per le allodole di un’opinione pubblica ormai disorientata e guidata dai pifferai dei media. Ma una cosa è ormai accertata: queste manifestazioni sono quasi sempre in perdita secca rispetto alle rosee aspettative date in pasto all’opinione pubblica. Se poi si tiene conto che questi bilanci di previsione sono in gran parte formati da ipotesi inconsistenti e metodologicamente errate di possibili ritorni futuri, (come insegna questo piccolo saggio sull’Expo di Roberto Perotti, pubblicato da La Voce.info ) il risultato finale può risultare drammatico, come è avvenuto in Grecia o in molte città ospitanti dove i debiti contratti si sono riversati sulle spalle dei cittadini con tagli di servizi e di tutele oltre che aumento di tasse.

Non c’è da stupirsi se uno degli atleti italiani più noti, Pietro Mennea, nel 2012, quando fu ventilata la candidatura italiana ai giochi e si parlava addirittura di costo zero disse: “Come si fa a sostenere una balla così colossale? Non esistono Giochi a costo zero e non lo dico io, ma lo dice la storia delle Olimpiadi moderne, lo dicono i dati, i numeri, le cifre… Il gigantismo è la malattia che affligge da decenni i Giochi olimpici e ha messo in ginocchio paesi come la Grecia, dopo Atene 2004″. Del resto Mennea aveva appena pubblicato un libro dal titolo  appunto I costi delle Olimpiadi in cui si occupava di un argomento che quel comitato di affari chiamato Cio, cerca di far dimenticare.

Le rovine dei giochi olimpici, stadi aggrediti dalle erbacce, palazzi fantasma, metropolitane abbandonate, piscine ricolme di detriti,  sono sparse per tutto il pianeta e sono la testimonianza vivente di un nuovo asset dell’economia improduttiva e parassitaria: quella dei guadagni privati e speculativi realizzati attraverso il denaro pubblico con il pretesto dello sport e di supposti ritorni economici che sono sempre inferiori a quanto speso. Ma non credo di dire cose inedite, anzi esse sono ben conosciute, non si è ancora spenta l’eco dei conti truccati dei giochi di Londra e il ritiro di molti Paesi dal concorso per i giochi invernali del 2022 (Polonia, Svizzera, Germania, Svezia) la dice lunga sulla consistenza di queste manifestazioni.

Rimane da chiedersi come mai Renzi, l’uomo del nulla minuto per minuto, pensi di agitare un feticcio sportivo che, è lontano un decennio e non è affatto detto che si realizzi, perché solo nel 2015 verrà decisa la località delle olimpiadi. Ma forse – in vista delle elezioni anticipate che il premier vuole spasmodicamente – la cosa ha un senso: si tratta di dare un’orizzonte a quell’ambiente speculativo e ai relativi clan di affari che si sentono sotto attacco dopo le vicende Mose, Expo, Mafia capitale e mille altre vicende locali. Come a dire, è vero che sono costretto a tuonare contro la corruzione, il corto circuito politica affari e sapete quanto possa costare a uno che ha una causa in corso per distrazione di 30 milioni di pubblico denaro e finanziatori occulti ( per ragioni di privacy naturalmente) , ma non ci badate, vi sto preparando una torta colossale.

Insomma un segnale di rassicurazione a un ambiente e a modalità di cui deve pubblicamente indignarsi con tanto di ventilati provvedimenti e commissari straordinari che invitano alla delazione: una sintesi tra 1984  e la Fattoria degli animali. Tanto basta arrivare a maggio 2015 per vincere la medaglia.


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