Magazine Psicologia

Considerazioni post-seduta sull’amicizia

Da Elisabettaricco

Considerazioni post-seduta sull’amicizia

Stranamente quel giovedì sia Laura che Marco (nomi di fantasia) non avevano fatto altro che parlare del fatto che non avevano amici, che nessuno li cercava, che passavano interi week end senza ricevere alcun invito per passare una serata in loro compagnia. Tralasciando la complessità dei sovraesposti casi, una cosa mi aveva colpito: l’idea che avevano dell’amicizia. Il sentimento era di esclusività, di totalità, di eccessiva dipendenza e di scarsa fiducia nei confronti dell’altro da Sé. Compresi che era un’idea adolescenziale.

In adolescenza la fiducia è un sentimento che è estremo verso i propri amici, particolarmente verso coloro che sentiamo più affini o più vicini. E’ noto che gli adolescenti vivono forse la transizione più importante della vita, quella dall’ambiente familiare al mondo esterno fatto principalmente dei loro pari. In questo momento essi esprimono un forte desiderio/bisogno di potersi fidare al massimo dei loro amici, tendendo a non prestare attenzione alle naturali ambivalenze che pervadono tutti i rapporti interpersonali anche quelli d’amicizia e d’amore caratterizzati da sentimenti d’attaccamento. L’amico/a del cuore è il coetaneo con cui ci si identifica, a cui si fanno tutte le confidenze e da cui si “pretende” una devozione e una fedeltà a volte al limite del patologico. Si diventa gelosi se l’amico/a è invitato da altri o per una volta prende un impegno con altri.  Il sentimento di esclusività che pervade in particolar modo le relazioni adolescenziali fa sì che si esige molto dagli amici, i quali ricevono un investimento eccessivo; ciò spiega perché il minimo sospetto di tradimento, di infedeltà o di indifferenza può comportare la rottura. Questa rottura è innanzitutto interiore, da qui il sentimento di scarsa fiducia negl’altri che molto spesso attraverso i classici meccanismi di difesa dell’introiezione e della proiezione, reintroduciamo dentro di noi con il risultato di allontanarci noi dagl’altri adottando un’atteggiamento di negazione “non bisogno degl’altri” o di “gl’altri non mi vogliono”.

A volte mi accorgo di quanti pazienti adolescenti all’anagrafe e adolescenti psichicamente abbiano l’aspettativa che l’amicizia sia un modo per fare psicoterapia, per confidarsi fino ai meandri più nascosti dell’animo ed essere compresi senza una sbavatura e sempre sotto la giusta luce. Credo sia eccessivo chiedere ciò da un rapporto di amicizia che va coltivato con la cura di chi non investe eccessivamente di richieste consolatorie affettive che dovrebbero essere veicolate verso altro.

Laura e Marco sono ancora lontani da una constatazione di questo tipo…ma ci stanno lavorando.


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