Considerazioni sul lupo valide anche per le nutrie

Da Mcoypus
Pubblichiamo un comunicato attendibile e veritiero relativo alle vicende che hanno visto coinvolto il lupo. Ricordiamo che il lupo è innocuo e non attacca mai l’uomo. E’ sempre quest’ultimo che crea disturbi a questo predatore e la convivenza è naturalmente possibile. Il lupo è una risorsa fondamentale per l’ambiente come ogni animale presente sul nostro territorio. In questa sede non si vuole difendere nessun essere vivente a spada tratta, semplicemente perchè la Natura (Fauna e Flora in primis) non hanno – e mai avranno – nessuna colpa, a differenza dell’essere umano. Occorre però difendere tutto ciò che è Natura dai soprusi dell’uomo appunto. E la Scienza (quella vera, non quella collusa con i poteri forti) lo dimostra. Ecco quindi un articolo chiarificatore che ben si conface anche al fenomeno delle nutrie. [il grassetto è del relatore]
 
La CIPRA Italia – Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi – intende esprimere la propria preoccupazione in merito alle recenti polemiche e prese di posizione che non hanno mancato di suscitare scalpore sulla questione lupo. In particolare in Piemonte, si sono susseguite affermazioni a dir poco sconcertanti, poi in parte smentite, sulla consistenza della popolazione, sull’incompatibilità del lupo con l’uomo e l’allevamento e addirittura sulla sua pericolosità per chi frequenta la montagna.
A lanciare questa vera e propria campagna di disinformazione è una nuova sedicente “Associazione per difesa dell’uomo dal lupo”, che porta un attacco denigratorio al Progetto lupo della Regione Piemonte e all’operato del Centro Grandi Carnivori. Spiace constatare che politici, amministratori e accademici attivi all’interno di progetti pubblici a sostegno del mondo della pastorizia si scaglino contro il solito capro espiatorio – il lupo, che qui rappresenta tutt’al più la goccia che rischia di far traboccare un vaso ormai colmo –anziché domandarsi da dove nasce la crisi dell’agricoltura di montagna e ammettere i fallimenti delle politiche a tutti i livelli. La crisi parte da molto lontano, da ben prima che arrivassero i lupi: ritardi nella modernizzazione, concorrenza dell’agricoltura di pianura, incapacità di fare sistema, carenza nell’organizzazione della filiera, inadeguatezza delle strutture.
Il fenomeno è molto complesso e le colpe andrebbero ripartite tra più soggetti. Tornando alla questione contingente, si pongono alcune domande: di quali metodologie scientifiche si avvalgono i promotori della neonata associazione per stabilire che in Piemonte ci sono troppi lupi? Senza addentrarsi nella stima della popolazione, che compete a chi ne ha le basi scientifiche, basta osservare che a vent’anni del ritorno del lupo nelle Alpi occidentali, la ricolonizzazione dell’arco alpino non è sostanzialmente progredita e in metà delle territorio piemontese (a nord della Valle di Susa) il lupo è praticamente assente. E addirittura i lupi sarebbero un pericolo per le persone che passeggiano in montagna? Un allarmismo del tutto infondato, che non fa certo bene al turismo. Che senso ha che un progetto per la pastorizia si metta a contare i lupi? Non è certo questo che chiedono gli allevatori. Gli allevatori si aspettano soluzioni praticabili. Non che sia indetta una guerra ideologica tra i ricercatori del Progetto lupo – che peraltro ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti a livello nazionale e internazionale – e il progetto a sostegno della pastorizia Propast (entrambi finanziati dalla Regione Piemonte!). Al di là del balletto di cifre – migliaia di lupi? Decine, centinaia forse? – sono ben altri i numeri a cui rivolgere l’attenzione: i danni provocati dai lupi accertati dalla Direzione agricoltura della Regione Piemonte per il 2010 ammontano a poco meno di 65.000 euro, tra danni diretti e indiretti (31.000 in provincia di Cuneo).
Per dare la giusta dimensione del dato, i danni provocati dai cinghiali sono superiori ai 2 milioni all’anno! Come ben sappiamo, questo non vuol dire che i danni causati dal lupo alla pastorizia siano da sottovalutare. Ben più grave dell’entità del danno è l’aggravio di lavoro che la presenza del lupo comporta per i pastori. E qui si misura la validità delle soluzioni suggerite: che soluzione propongono i sedicenti propastori? Sterminare tutti i lupi? L’ipotesi è totalmente irrealizzabile e non può neppure essere presa in considerazione. Queste prese di posizione non fanno che sobillare i pastori, esacerbare gli animi, per poi cavalcare il loro il malcontento e lasciarli senza alcuna seria strategia per affrontare il problema.
Tutt’al più potranno ottenere, in tempi non certo rapidi e a costo di un acceso scontro sociale, abbattimenti selettivi come in Francia, dove si abbattono forse un paio di lupi all’anno, senza ottenere alcun risultato concreto per la pastorizia. Una soluzione questa che, per usare un linguaggio politichese, può portare qualche risultato sul piano della “coesione sociale”, ma che in realtà rappresenta un puro e semplice “contentino illusorio” da dare ai pastori, per poi disinteressarsi completamente di una corretta gestione del lupo e della prevenzione dei danni alla pastorizia. Si preferisce una soluzione semplicistica, eliminare il problema anziché risolverlo. Si sente spesso affermare che “l’unica gestione possibile è l’eliminazione del lupo”. Ma spesso le soluzioni semplicistiche sono anche le più velleitarie, le più lontane dalla realtà. La realtà è un’altra, il lupo è accettato dalla stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani e non mancano gli esempi di gestione – in Piemonte e in altre regioni italiane – che hanno dato buoni risultati. Senza contare che l’arrivo dei grandi predatori in alcune valli alpine può costituire un elemento di riequilibrio e miglioramento per le popolazioni di ungulati.
La CIPRA ritiene che la strategia adottata dalla Regione Piemonte con il Progetto Lupo –mediante attività di monitoraggio, prevenzione e assistenza alle attività zootecniche – rappresenti una valida esperienza per arginare i danni e affrontare le reali difficoltà degli allevatori e vada pertanto proseguita e ulteriormente perfezionata; auspica inoltre che anche le altre regioni alpine, dove il lupo si è da poco insediato, mettano in atto politiche volte a mitigare i conflitti e a favorire la convivenza tra predatori e attività pastorali.

Oggi più che mai è importante eradicare ogni atteggiamento di odio e sfida nei riguardi della Natura, come è ad esempio l’attività venatoria e di pesca. L’uomo deve davvero arrivare al punto di distruggere questo unico e meraviglioso pianeta? Io credo di no e finchè ci saranno persone sensibili che mettono la Vita davanti agli interessi e al finto sapere tecnico-accademico allora la speranza rimarrà accesa alimentando la scintilla dell’amore che in fondo è presente in ciascuno di noi.

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