È la quarta volta in tre mesi che mi
ammalo.
Ho delle lamette in gola, un terribile mal di testa e una
stupida tossetta che mi consuma fiato e anima.
Sono depresso.
Mi
sento così infiacchito e inutile che nemmeno riesco a concentrarmi
sulle cose che amo fare: come scrivere, per esempio.
Dovrei concludere il dannato romanzo
cominciato due anni fa, ma niente, sono privo di entusiasmo e di
forze.
È mattina. Ho passato la notte in sala
a tossire e in bagno a cagare acquetta. L'umore è quello che è.
Lei si sveglia, mi raggiunge in sala,
mi guarda rannicchiato sul divano mentre tossisco e mi abbraccio con
impegno il cuscino, e pensa qualcosa di non troppo bello nei miei
confronti, poi si siede al mio fianco.
“Hai intenzione di andare da un
medico?” Chiede.
“Non ci sono la domenica mattina”
rispondo.
“Intendevo nei prossimi giorni...”
“Domani mattina ci vado”.
“Bene, e fatti dare delle cure
naturali che con tutta quella roba chimica che ti sei preso negli
anni, anche inutilmente, il tuo sistema immunitario non esiste più”.
“Ok”.
“Hai intenzione di stare qui sul
divano tutto il giorno?” Chiede.
“Non mi sento bene, non me la sento
di fare altro” rispondo.
“Stare all'aria aperta aiuta a
guarire, sai che l'aria di casa è inquinata! Poi oggi è anche una
bella giornata”.
“Allora penso che metterò fuori il
naso per un po'”.
Mi guarda, si morde il labbro
inferiore.
Ho un pigiama orribile.
“Se dimagrissi risolveresti la metà
dei tuoi problemi” dice.
“Sto dimagrendo a vista d'occhio”
rispondo, ironico.
“Hai smesso di bere e ti sei
sgonfiato un po', ma non hai perso neanche un chilo” dice,
perentoria.
“Mi impegnerò a fare una vita più
sana, allora”.
“Sicuro, come no! Ieri appena ho
portato in casa la spesa sei andato alla ricerca delle patatine”.
Sto zitto, la conversazione mi sta
affaticando.
Lei guarda davanti a sé. Riesce a
tenere il becco chiuso per una decina di secondi, poi riparte:
“Potresti venire con me e mio padre a
cercare i palchi per boschi la settimana prossima”.
“Non ci penso proprio”.
“Forse hai ragione, dopo se rimani
indietro mio padre è capace di farti una qualche battuta e Dio solo
sa come la prenderesti”.
“Potrei tirargli una sassata in
fronte, fino a prova contraria godo di un'ottima mira” dico.
“Ma non dicevi che ti stava simpatico
mio padre?”
“Mi sta ancora simpatico”.
“Non è vero, da quando l'altro
giorno ti ha detto che 38,6 di febbre non è niente te la sei
presa”.
“Non nego che sia stata un'uscita che
mi abbia infastidito, ma è una su tante”.
“Ah sì? E quali sarebbero le altre?”
“È un insieme di piccoli
atteggiamenti di superiorità che mi infastidiscono, ma mi è rimasto
simpatico comunque”.
“Questa è buona poi, si possono dire
un sacco di cose su mio padre, ma dire che abbia atteggiamenti di
superiorità proprio no... La verità è che per te tutti hanno
atteggiamenti sbagliati, tutti sono delle teste di cazzo, del falliti
che meriterebbero la morte, degli stronzi che non capiscono niente. E
riesci sempre a litigare con qualcuno quando esci”.
“Non sono tutti delle teste di cazzo,
ma non nego che la maggior parte lo siano, poi è un po' che non
litigo con qualcuno”.
“Non litighi con nessuno perché sono
tre mesi che non esci di casa. Secondo me dovresti farti un
bell'esame di coscienza”.
Sto zitto, il fatto che lei non veda lo
schifo che vedo io negli altri mi fa sospettare.
“Io non ce la faccio più ad andare
avanti così” dice.
“Nemmeno io ce la faccio più ad
andare avanti così” rispondo.
“Bene, allora adesso prendo su le mie
cose e torno dai miei” dice, con la voce rotta e con mancanza di
originalità nella minaccia.
Uno dei più grandi problemi delle
donne è quello di non sapere diluire le cose in più discorsi.
E nemmeno sanno attendere il momento giusto per dirle.
La mia non è
esente da questo difetto.
Dioporco.