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Correlazione tra pensiero e sofferenza

Creato il 19 settembre 2011 da Mente Libera

CORRELAZIONE TRA PENSIERO E SOFFERENZAShare

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il Retto pensiero consiste nell’eliminazione del pensiero INVOLONTARIO NEGATIVO e nella costruzione del pensiero VOLONTARIO POSITIVO

CORRELAZIONE TRA PENSIERO E SOFFERENZA

SVILUPPA IL NON ATTACCAMENTO, CIOè IL DISTACCO E L’OSSERVAZIONE CONSAPEVOLE DELLA REALTà

Per controllare la mente è necessario osservarla. Osservare cioè le sensazioni, le proprie emozioni, i propri pensieri.

Soprattutto i pensieri irritanti perché sono la causa delle emozioni logoranti e quindi causa della sofferenza psichica.

Se penso invece a una persona cara si produce in me un’emozione che chiamo “piacere”.

Ora la cosa importante da capire è che:

IL PENSIERO CHE PRODUCE SOFFERENZA NON è VOLONTARIO

Nessuno infatti si produce intenzionalmente della sofferenza, perché ciò va contro l’universale programma genetico di sopravvivenza.

Quante volte avremmo voluto dormire e siamo stati invece tenuti svegli da pensieri spiacevoli e addirittura dolorosi !?

Quante volte non vorremmo pensare a cose spiacevoli e siamo nella condizione di non potere farne a meno!

Quante volte non vorremmo pensare alle delusioni, agli errori, nostro futuro, alle prove che ci attendono, ai pericoli che correremo, alla fine che potremmo fare, e non siamo capaci di sottrarci a questi pensieri… non ci riusciamo !!

Non siamo capaci di fare a meno di avere pensieri che ci fanno soffrire !

Contro la nostra volontà !

Ma come avviene che noi ci produciamo da noi stessi la sofferenza psichica, sia pure involontariamente?

Come produciamo pensiero involontario?

Perché lo produce “automaticamente” la nostra memoria (inconscio).

Il pensiero involontario altro non è che la manifestazione della “tensione” derivante dai traumi (paure, ansie, aggressioni, perdite…) registrati nella nostra memoria.

Le paure, le ansie, le perdite, gli insuccessi, le insicurezze che abbiamo vissuto rimangono nella memoria e si ripresentano sotto forma di pensieri che richiamano e riproducono quelle emozioni…

La cosa che non va dimenticata è che il pensiero che ci dà sofferenza è il prodotto automatico della tensione registrata nella nostra memoria… una tensione elettrica che permane nei circuiti neurali del cervello e produce pensiero in quanto suo naturale processo di scarica…

Nella condizione di nevrosi il pensiero che ci dà sofferenza, detto anche pensiero tensivo, costituisce la quasi totalità della nostra attività psichica.

Come può avvenire ciò?

Perché ” i PENSIERI SI “RIPRODUCONO”

…. La sedimentazione dei pensieri nella memoria avviene con tutto il loro corredo emotivo: quindi un pensiero generante un’emozione viene registrato insieme a essa ed è appunto quell’emozione a rievocare il pensiero. Più forte è l’emozione più frequentemente si riproduce il pensiero che le è correlato.

I PENSIERI SONO COME SEMI CHE PRODUCONO PIANTE.. e i pensieri negativi producono piante velenose

Queste piante velenose costituiscono la nostra sofferenza

Possiamo definire pensieri negativi tutti quelli che portano a separazione (agitazione, crudeltà, ira, attaccamento, libidine, odio, diffidenza, sospetto, antipatia, rancore, ecc) e positivi quelli che portano a unione (gentilezza, compassione, fiducia, accettazione, simpatia, benevolenza, amore…)

OSSERVA CON DISTACCO I TUOI PENSIERI COME OSSERVI CON SITACCO IL VOLO LONTANO DEGLI UCCELLI NELLA PACE DELLA SERA

(Buddha)

L’osservazione distaccata del pensiero lo NEUTRALIZZA:

gli toglie la sua carica emotiva e quindi spezza la catena del suo autorafforzamento nella memoria e dunque la sua forza di riproduzione.

Ci si vede come OSSERVATORI ESTERNI dei propri pensieri / emozioni e non più come “Vittime-Carnefici” della nostra Dinamica Mentale

Ciò avviene attraverso un atto di disidentificazione.

Così quel pensiero o quella paura non riguardano più il nostro Io, perché il nostro Io si è spostato dal soggetto / autore / Attore di quel pensiero all’osservatore / spettatore.

L’OSSERVATORE NON è IL PENSIERO… Quindi non è coinvolto nella tensione che è presente nel pensiero… L’energia tensiva dell’emozione viene ridotta.

Questo raffredda la paura e impedisce che essa si registri nella nostra memoria, sfavorendo così la sua riproduzione nel futuro.

Il pensiero tensivo , carico di sofferenza, viene perciò neutralizzato…

Visto che l’Io è il motore dell’energia tensiva che costituisce l’emozione, questa viene ridotta.

Supponete che la coscienza sia la funzione con la quale più compiutamente può identificarsi l’Io e quindi la sede naturale dell’energia psichica: finché la coscienza è immersa, per così dire, nella mente e quindi noi ci identifichiamo con i nostri pensieri / emozioni, questi si manifestano in tutta la loro forza e ci travolgono: noi ne siamo schiavi.

La coscienza dà ai pensieri / emozioni tutta la sua energia.

Quando invece la coscienza, l’Io, si distacca dalla mente e ne esce diventando osservatore impersonale, cioè esterno a essa, sembra portare con sé quella stessa energia e toglierla ai pensieri / emozioni che, rimanendone privi, lentamente scemano fino ad arrendersi del tutto.

Per attuare l’auto-osservazione del pensiero occorre diventare il Nobile Distaccato Osservatore.

E’ necessario non farsi schiavizzare dall’automatismo dei propri pensieri ed esserne quindi consapevolmente distaccati.

Lo stato di buddhità consiste più precisamente in uno stato mentale in cui il pensiero è usato volontariamente ed è limitato alla soluzione di problemi pratici e, quando esso travalica questa sua finalità naturale e si produce automaticamente a causa di una spinta nevrotica, è contenuto e attenuato, perché la coscienza, l’Io, rimane al suo esterno nella posizione del Nobile Distaccato Osservatore.

Della PRECAREITà, imprevedibilità, mutevolezza di ogni cosa, ogni aspetto della vita, devi essere CONSAPEVOLE sempre ! … Devi Prenderne Coscienza !!!

…. Non c’è nulla di fisso a cui possiamo attaccarci

( G. C. Giacobbe , Come diventare Buddha in 5 settimane)


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