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Cos’è il femminismo?

Creato il 08 marzo 2012 da Davide

Ieri 7 marzo 2012 si è svolta a Padova la presentazione del sito web Femminismo. Gli Anni Ruggenti. Documenti femministi 1971-1978 . Questo sito rappresenta non un semplice amarcord, ma la volontà di rendere pubblico e accessibile a chiunque in modo gratuito un patrimonio di esperienze che ha segnato la vita pubblica e privata di questo paese. L’attuale mole di documenti è solo una parte di quello che esiste in archivio; con il tempo metteremo su anche il resto. Buona lettura.
Qui di seguito c’è l’intervento di apertura della presentazione del sito.

 

“Se dovessi dare una definizione del femminismo degli anni 1970-1978 in Italia, direi che c’è una sola parola: SEPARATISMO.
E’ il SEPARATISMO la discriminante che separa le donne che costituirono gruppi e associazioni femministe dai vari collettivi di donne, fossero appartenenti a partiti, gruppi del movimento studentesco strutturati come micro-partiti e ai vari sindacati. Essere separate, pensare e lavorare al di fuori dei partiti e dei movimenti, confrontarsi con questi solo nell’arena pubblica nei termini da noi decisi, ha avuto e ha ancora il senso di presa di coscienza della propria discriminazione non solo come disagio e malessere, ma come analisi razionale delle radici di questa discriminazione. La separazione ha il senso di dare voce a quelle che sono state ammutolite, dare dignità teorica a quelle che sono state derise, dare forza a quelle che sono state avvilite, dare vita e voce a quelle che sono state uccise nello spirito e spesso anche nel corpo. IL SEPARATISMO È EMPOWERMENT, è LA PRESA DI COSCIENZA DEL PROPRIO POTERE E DEL POTERE CHE CI SPETTA nella società, da parte di quelle che il potere non l’hanno mai avuto in quanto genere.
Il femminismo è prima di tutto un punto di vista e una pratica politica e come tale può essere imitato, ma l’originale ha sempre un quid differente. Come un vino pregiato, IL FEMMINISMO HA UN BOUQUET INCONFONDIBILE ed è a denominazione di origine controllata. E’ D.O.C.. Rifiuto di usare l’insulsa espressione ‘è nel DNA’, che ripete la convinzione che aspetti culturali si possano trasmettere per via biologica e in questo modo rafforza nozioni razziste sul potere mistico del sangue. Dirò quindi che il femminismo è un movimento che come nessun altro prima, se non le fasi precedenti del femminismo stesso, ha trasformato in modo radicale la condizione della donna come genere. Perché questo sono le donne: un GENERE, non una casta né una classe ma un genere, che è stato discriminato in quanto tale.
Le poche donne di cui si tramanda la storia, le poche donne di cui si ricorda il nome, sono in gran parte membri di una categoria, quella dei ‘maschi onorari’, che in quanto tale conferma che la situazione generale delle donne in un paese è pessima. L’esistenza di una Benazir Bhutto o di una Indira Ghandi in paesi dove la situazione della donna è ancora drammatica sono un esempio moderno di ‘maschio onorario’, che peraltro i loro paesi hanno faticato a sopportare tanto da assassinarle. IL POTERE DELLE DONNE COME GENERE NON SI GIUDICA DALLE POCHE ECCEZIONI, MA DALLA REGOLA.
Se esistono paesi dove è normale che una donna sia a capo di un progetto spaziale, di un governo e di ministeri ‘pesanti’, delle facoltà di ingegneria, economia e medicina e non di lettere, se a capo delle maggiori industrie, banche, assicurazioni di un paese ci sono molte donne CEO, se ci sono donne generali, segretarie di partito e direttrici di grandi giornali, case editrici e televisioni, allora il famigerato tetto di cristallo si è assottigliato e incrinato. Quando un posto di responsabilità ai massimi livelli non è solo ‘color blind’, cioè cieco al colore della pelle, ma anche ‘gender blind’, cioè cieco al genere sessuale, allora la situazione delle donne come genere è buona. A questo punto possiamo dire che all’interno delle donne come genere possono esistere interessi diversi, che l’egualitarismo degli anni 1970 era ingenuo, ma solo a questo punto.
Il movimento femminista fuori dell’Italia non si è fermato alla soglia degli anni 1980, è andato avanti, ha trasformato in modo radicale il punto di vista di molte discipline accademiche, ha conquistato spazi mai visti non solo negli studi umanistici, ma anche in parecchie branche scientifiche, non solo nelle pratiche, ma anche nella teoria. Certo, c’è ancora molto da fare, ma la nascita di una pratica e una teoria femminista africana, islamica, ebraica, e così via, benché ancora relegata a settori minoritari dei ceti medi, fa comprendere la forza dell’impatto globale del femminismo e apre enormi prospettive al femminismo del XXI secolo.
In Italia il femminismo degli anni 1970 concluse una fase che aveva portato a risultati di un impatto tale, a livello legislativo e di costume, che è impossibile sottovalutarne la portata. Come tutti i cicli storici, anche il femminismo italiano, dopo ALCUNI ANNI DI IMPOSSIBILE SPLENDORE, affievolì la sua luce e declinò nel generale riflusso degli anni 1980. Molte donne tornarono nei partiti, i partiti si convinsero che era passata la nottata e continuarono con le antiche liturgie. I collettivi femminili teorizzarono che il femminismo era solo stato un movimento di opinione, che era superato, che si doveva tornare alle cose “serie”, a discutere della classe, del comunismo, delle donne nella chiesa, eccetera, finché questa illusione, cioè che le donne come genere potessero trovare L’EMPOWERMENT, IL POTERE, all’interno di strutture che non glielo avevano mai concesso, questa ILLUSIONE, dicevo, venne abbattuta da un Muro, il Muro di Berlino, alla fine del decennio 1980. Nel frattempo ‘femminismo’ era diventato una parolaccia, un’accusa da rifiutare con sdegno: ‘Io non sono femminista’ negavano le ragazze italiane più giovani e non si capacitavano come mai ogni anno ci fosse una mattanza di donne maggiore di quella di tutti i soldati italiani morti in Iraq e Afganistan messi assieme.
Per concludere, al momento da fare le somme, in poco meno di otto anni, dal 1971 al 1978, il femminismo aveva spinto l’approvazione di una serie di leggi che avevano dato alla donna maggior POTERE SUL PROPRIO CORPO E LA PROPRIA VITA come mai nei millenni precedenti. La vita di coppia era stata rivoluzionata. Nulla era più come prima, anche se non era abbastanza. La teoria e la pratica femminista avevano INFLUENZATO MILIONI DI DONNE E ANCHE DI UOMINI, avevano aperto alle donne moltissime professioni e carriere, avevano portato a una maggiore libertà sessuale e alla possibilità di vivere non solo come società divisa in due generi sessuali definiti e distinti, ma articolata in un più VASTO SPETTRO DI PREFERENZE SESSUALI. Invece, durante i decenni dal 1978 al 2012, non è stato raggiunto alcun risultato paragonabile, per impatto e durata, a quello del BREVE MA INTENSAMENTE LUMINOSO DECENNIO FEMMINISTA e, almeno qui in Italia, il tetto di cristallo è ancora molto duro.
Perciò se dovessi definire con una sola parola quale dovrebbe essere l’aspetto irrinunciabile del possibile femminismo del XXI secolo, continuerei a dire SEPARATISMO.”


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