Cosa c'entra con "Expò 2015" Questa parata di "bimbominchia" più o meno cresciuti?

Creato il 24 dicembre 2014 da Tafanus

L’unica nota lieta, dello straziante (sin dal titolo) Un mondo da amare, è stata la decisione di Matteo Renzi di andare sì da Antonella Clerici ma non a La prova del cuoco: sarebbe stato difficile, in quel caso, scorgere differenze percettibili tra lui e una melanzana. Vuoi per le sempre più generose forme, vuoi per i sempre meno generosi contenuti. Il Presidente del Consiglio, in costante decrescita (non solo) nei sondaggi, aveva bisogno di un altro bagno nel nazionalpopolare e ha trovato consono il vestitino cucitogli addosso su misura da RaiUno, con uno speciale in prima serata che è parso per metà uno spin-off di Ti lascio una canzone e per l’altra una variante 2.0 dell’Istituto Luce di fascistissima memoria.

Lo spettacolo è stato vieppiù raggelante e l’unica voce vagamente contraria all’Expo, argomento teorico dell’adunanza, è stata quella di Ornella Vanoni. Per il resto canzoni deboli dei Modà (“Per avervi ho dovuto fare i patti col diavolo”, ha detto la Clerici: bei tempi quando ci si accordava col Demonio per avere l’anima di Robert Johnson). Lezioni noiosissime di Roberto Vecchioni. Frasi fatte, tacco 12 di Cristina Parodi (di gran lunga la cosa migliore del programma), nenie natalizie e uno share del 19.55%: 4 milioni e 72mila persone, tante ma comunque meno della seconda puntata di Senza identità su Canale 5. Nel mezzo, come un apostrofo rosa tra le parole “che” e “pena”, poco dopo le ventidue, lo spottone elettorale per Renzi. Teoricamente intervistato dai bambini. Per il presidente del Consiglio non è una novità: era già stato accolto da cori di “balilla” (incolpevoli) in Sicilia, non meno della statista Boschi che aveva ricevuto analogo trattamento dagli scolari della natìa Laterina. E non è nuova neanche l’idea di farsi intervistare dai bimbi. Era già accaduto con Papa Giovanni Paolo II, che aveva ricevuto domande sincere.

“Usare i bambini” è pericolosissimo ed è accettabile unicamente se li si lascia liberi di essere se stessi: infantili, innocenti, buffi. Naturali. Due sere fa, però, davanti a Renzi c’erano bambini imbeccati dagli autori, che li avevano “dotati” di quesiti tristemente preparati. Vespa fingeva domande cattive (“Gli italiani quando potranno comprare una pizza in più?”). La Clerici ridacchiava alle pseudo-battute di Renzi. E lui, il Premier, esibiva tronfiamente la sua simpatia presunta e il suo ottimismo stantio. “Mettiamo da parte il pessimismo”. “L’Expo è un’occasione per voler bene all’Italia”. “No ai furbetti” (apprezzabile autocritica). Fino all’apice assoluto della sua visione politica: “È come se l’Italia non sapesse farsi i selfie”.

Un mix tra uno slogan di Tonino Guerra, un brano minore di Jovanotti e un brano qualsiasi dei Righeira. Un pensiero così elaborato che, dopo averlo pronunciato, Renzi si sarà verosimilmente dovuto riposare, giusto per controbilanciare l’immane sforzo neuronale. Nel frattempo i poveri bambini mettevano sempre più tenerezza (“Perché le riunioni di governo si chiamano di gabinetto?”), la regia mandava La traviata e la Clerici poneva domande irrinunciabili a Vespa: “Cosa ti faceva mangiare nonna Ida?”. Se Berlusconi avesse fatto anche solo un decimo di quanto hanno avuto il coraggio di imbastire Rai e Renzi, la “sinistra” avrebbe marciato su Roma. Significativa, in ogni caso, la performance (registrata) di Bocelli alle ore ventitré: “Nessun dorma”. Un’esortazione, più che un’esibizione. Purtroppo per lui, e per Renzi, dormivano però già tutti da un bel pezzo.

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Vedo che pa performance dei bimbominchia grandi e piccoli ha avuto ampia risonanza e consenso su media piccoli e grandi, di tutti i colori politici. Devo controllare se anche EUROPA non abbia scritto qualcosa di sensato sull'argomento...

Stamattina ho scoperto per caso questo telegrafico post di Marco Bracconi sul suo blog:

Bimbo Act

Piccola semplice e umilissima proposta di legge per il 2015 imminente. Un solo articolo, corsia preferenziale alle Camere e tempi di approvazione rapidissimi.
“Dal primo gennaio dell’anno corrente si fa divieto per chiunque abbia un ruolo pubblico di usare i bambini a fini di propaganda”.

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Ma il peggio arriva da dove meno te lo aspetti: da Filippo Ceccarelli su Renzubblica, forse stufo di obbedire agli "ordini di servizio" dell'Ingegnere:

Filippo Ceccarelli per “Repubblica”

Sarebbe questo il “mondo da amare”, come si intitolava sdolcinatissimamente la trasmissione di Rai1 in cui ieri sera il giovane premier si è fatto intervistare da bambini e adolescenti ammaestrati con la mellifua regia di Vespa (“qualcuno ha una domandina?”) e la goffa complicità — “oh, presideeente!” — di Antonella Clerici?

 

Sarebbe questo il promesso rinnovamento della vita pubblica, la rinascita di Milano, l’antipasto dell’Expo? E’ Natale, è Natale, gridavano tutti in continuazione, un misto di euforia e di retorica, una captatio nemmeno troppo benevolente, anzi spudorata, le canzoncine che stringono il cuore e l’Italia bellissima centro del mondo, le eccellenze nazionali, il cibo, la bellezza, il talento e la letterina a Babbo Natale letta dalla bimba con l’inquadratura del leader quasi commosso, la giornalista con il caschetto da operaio che dava conto dell’alacre lavoro e della corsa contro il tempo — chissà perché mai saranno in ritardo, s’è accennato solo a un “problema” — e comunque mai mollare, applausi, mai denigrarsi, applausi, ce la faremo, applausi chiaramente pilotati e somministrati a gradazione, un abbraccio al presidente Napolitano, applausi, ma soprattutto le faccette, le smorfiette, le mossette, la più tenera e quindi torva tele-mistificazione.

 

Se si trattava di un distillato di tele-renzismo, beh, occorre ammettere che il berlusconismo non è passato invano. Dietro l’apparente novità, l’evoluzione della più vieta pratica di consenso a buon mercato. Un gioco molto adulto e anche potenzialmente totalitario, ma camuffato e virato sul sentimento, l’intrattenimento, le coccoline da predazione.

Chiamatemi Matteo. «Lavoro per voi, come un capoclasse».

 

E anche se «mi rottameranno» la politica è bella. L’Italia non sa farsi i selfie. Una scuola all’altezza dei sogni. Vanno bene Facebook e twitter, ma attenzione agli altri. La pedagogia tele-istituzionale si dispiega mentre sul fondale passano paesaggi meravigliosi, piazze animate. Sempre applausi.

Sull’uso, l’abuso e lo sfruttamento dei bambini in politica e in tv esiste ormai una cospicua letteratura, l’usanza è tanto riprovata quanto, purtroppo, generalizzata. Il format degli incontri con le scolaresche di Nonno Silvio, l’acqua santa del Po versata sulla testa degli orsetti padani, la piccola nera messa in braccio a Bersani, i cortei rossi e tricolori aperti da innocenti. Per cui ieri sera si poteva ingenuamente pensare: sed diabolicum perseverare. Nel marzo scorso, alla scuola Raiti di Siracusa un coro di alunni delle scuole elementari accolse il premier: «Facciamo un salto/ battiam le mani/ ti salutiamo tutti insieme/ presidente Renzi».

 

Ci furono polemiche, si attese una qualche autocritica, arrivò un bofonchio: «Che dovevo fare?». Perciò quello che si è visto ieri sera sa un po’ di sfida. Farmi riprendere con i bambini è mia prerogativa presidenziale, chi se ne importa se i soliti gufi la prenderanno come una conferma del servilismo volontario della tv, l’ennesimo caso di antropologia malata di una classe politica che non sa resistere alle scorciatoie, e invece di lavorare in silenzio si mette a fare Giocagiò.

I ragazzini di ieri sera erano quelli del talent di Rai1, le reti Mediaset l’hanno subito copiato, poi ai bambini ballerini e ai bambini cantanti si sono aggiunti i bambini cuochi. Adesso la grande macchina televisiva che non rispetta niente e nessuno ha scoperto e rilanciato i paggetti del potere. 

 E’ duro da scriverlo così, ma davvero si stenta a valutare la faccenda in modo più moderato. Tutto era così deliziosamente pianificato da sembrare spontaneo. A un certo punto un bambino ha tirato fuori il “gabinetto”, inteso come governo, ma anche come cesso. Era questo il passaggio comico della serata, che per poco non è finita a cacca e piscia, con rispetto parlando. Grandi risate, finto imbarazzo di Renzi, Vespa che insisteva su un registro alto, la Clerici che mamma mia...

La forza ricattatoria dei bambini, l’infanzia giocata come risorsa di attenzione e di interesse, sono armi improprie, e chi ha creduto in Renzi sperava che fosse diverso da quelli che l’hanno preceduto, invece ieri pareva fin troppo a suo agio. Ma il copione era anch’esso fin troppo semplice per nascondere l’obiettivo reale di quella scena così stucchevole, così priva di umanità autentica. L’unica speranza è che questa roba non funzioni, che raccatti meno consenso del previsto; che riveli a suo modo l’horror vacui e la paura che dietro non ci sia nulla. L’Expo intanto parte così. Lo spettacolo seguita a mangiarsi tutto.

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