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Cosa coltivare nell’orto, c come carciofo

Da Gianni


Continuo con la carrellata degli ortaggi che è possibile coltivare nel proprio orto e, giunto alla lettera c, è il momento di una pianta famosissima quanto gustosa: il carciofo.
Alzi la mano chi non vorrebbe nel proprio orto una bella carciofaia? Vero, ci vuole un po’ di tempo a disposizione e una discreta porzione di terreno da dedicare a questa coltura ma il piacere di portare in tavola i propri carciofi ripaga ampiamente del tempo e dello spazio impiegati.

La pianta di Cynara cardunculus è conosciuta fin dall’antichità e già i greci e i romani si cimentavano con la sua coltivazione anche se siembra certo che coltivassero la pianta selvatica, ovvero il C. cardunculus stesso, mentre la coltura sottospecie scolymus, dalla quale hanno origine tutte le varietà oggi coltivate, è stata iniziata molto presumibilmente in Sicilia intorno al primo secolo dopo Cristo. La sua vera diffusione è però iniziata intorno al XV secolo, dapprima risalendo l’Italia e poi arrivando anche in altri paesi europei, Francia, Olanda e Spagna per prime.

Si tratta di una erbacea perenne munita di radice a fittone che può raggiungere anche il metro e mezzo di altezza; dal colletto della pianta a primavera si formano le foglie e sempre da lì si genera uno stelo che può anche essere ramificato e alla cui estremità si formano i cosiddetti capolini floreali che poi non sono altro che la parte commestibile che consumiamo abitualmente sulle nostre tavole. Le varietà oggi giorno coltivate sono molte e senza stare ad elencarle tutte basta dire che vengono classificate in base alla presenza o assenza delle spine, al colore, viola o verde, dei capolini e al periodo di produzione, autunnale (o rifiorente) o primaverile. Per le sue qualità fitoterapiche vi rimando al post di Franco, qui di seguito vediamo invece qualche consiglio che può tornare utile per la coltivazione.

Ciclo produttivo
Il carciofo occupa il terreno per diversi anni, fino a 10-12 anni e più, anche se può essere coltivato in cicli di 2 o 4 anni o, se i polloni attecchiscono con facilità, può essere rimpiazzato addirittura ogni anno.

Clima
Questa pianta preferisce climi miti, possibilmente caldi e soprattutto asciutti, che non presentino cioè un’elevata umidità. La temperatura ideale di coltivazione oscilla tra i 15 e i 19 gradi centigradi.

Terreno
Il terreno ottimale per la coltivazione del carciofo è un terreno profondo, organico e ben lavorato anche se la pianta non è particolarmente esigente in tal senso e si adatta bene anche ad altre condizioni; l’unica cosa da evitare è il ristagno dell’acqua. Il pH migliore del suolo di coltivazione è leggermente acido.

Moltiplicazione e messa a dimora
Il carciofo si riproduce tramite gli “ovoli” o tramite i “carducci” (foto sotto) mentre la semina è sconsigliata perché genera piante che producono capolini molto spinosi. Per ovoli si intende una parte del fusto nella quale siano presenti alcune gemme e si mettono a dimora in genere nel primo periodo primaverile; i carducci sono invece i polloni che si generano dal piede della pianta madre e si mettono a dimora dalla fine di settembre a tutto novembre. In entrambi i casi l’impianto sarà composto da buche profonde 30 cm e distanti tra di loro un metro circa, sia sulla fila che tra le file.

Cosa coltivare nell’orto, c come carciofo

Concimazione
I carciofi vanno impiantati in un terreno ricco di sostanza organica e la messa a dimora primaverile deve essere accompagnata da un’abbondante dose di letame maturo. Per proteggere le piante dai rigori invernali è possibile distribuire alla loro base del letame non perfettamente maturo in copertura durante l’ultima fase dell’autunno.

Acqua
Il carciofo necessita di molta acqua quando viene impiantato e durante la sua ripresa vegetativa.

Lavorazioni

I lavori di una carciofaia consistono, oltre che nella scerbatura e nella sarchiatura, nella rincalzatura autunnale, nella scalzatura a fine inverno e nella “scarducciatura”, ovvero nella rimozione dei carducci in eccesso in modo tale da lasciarne solamente uno o massimo due per pianta.

Consociazione
Può essere associato all’occorrenza con piante a ciclo breve, come per esempio lattuga e ravanelli.


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