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Cosa non fare a Tokyo

Creato il 28 agosto 2013 da Patrickc

Non mi piace dire cosa fare e cosa non fare, in genere, ma questo articolo è una scusa come un’altra per tornare a scrivere di Tokyo e del Giappone…

1. Non credere agli stereotipi sul Giappone

The usual Shibuya crossing madness

Effettivamente a Shibuya di gente
ce n’è davvero tanta
(foto di Patrick Colgan, da Flickr)

Mi accorgo, conversando con le persone, ‘immagine che molti hanno del Giappone è di una successione interminabile città tentacolari, disumanizzanti e ipertecnologiche. Questi luoghi comuni hanno naturalmente un fondamento di verità:  ben il 78 per cento dei giapponesi vive in grandi città. Tokyo ha quasi nove milioni di abitanti ed è praticamente tutt’uno con la seconda città del Paese, Yokohama, che ne conta 3.690.000.  In passato c’è addirittura chi teorizzò la nascita di un’unica megalopoli che avrebbe unito Osaka, Nagoya, Kyoto, Tokyo e Yokohama. Tutte città da milioni di abitanti in un’area grande, ma ristretta se si considera la scala della quale stiamo parlando.

Il Giappone però non è solo questo. E’ anche un Paese con grandi aree naturali selvagge, splendide foreste e montagne, paesi di campagna ancora legati alla tradizione e zone davvero remote. Ma anche all’interno delle città non mancano le sorprese. Shinjuku, l’immagine classica di Tokyo con i neon, la folla e i grattacieli, è davvero così, certo (e non a caso ha ispirato le scenografie futuribili e alienanti del film Blade runner). E’ però solo una piccola parte della città. Tokyo ha infatti anche alcuni parchi di straordinaria bellezza che si aprono in mezzo ai grattiacieli: Shinjuku gyoen, Rikugien e soprattutto lo spettacolare Yoyogi koen, un’enorme foresta nel mezzo di alcuni dei quartieri più moderni. E poi, all’interno di Tokyo, ci sono quartieri che sembrano piccoli paesi come Kagurazaka o parte di Ryogoku… Non ci sono solo neon e palazzoni di vetro!

Yoyogi Park (da Wikipedia)

Yoyogi Park, un cuore verde nella città (da Wikipedia)

2.  Non andare a Roppongi di sera

Certo, ci sono delle discoteche famose (non sto a elencarle, i nomi fra l’altro cambiano spesso) ed è uno dei tanti cuori della vita notturna di Tokyo. Ma a meno che tu non abbia voglia di ballare – e il portafogli pieno – non andarci. E’ forse l’unico posto a Tokyo dove girano borseggiatori, e dove può capitare di sentirsi poco sicuri. Senza contare che è strapieno di stranieri (sei venuto a Tokyo per stare al banco con militari americani e turisti?) e intasato di fastidiosi procacciatori di clienti che tentano di trascinarti nei vari locali e bar, invariabilmente piuttosto costosi. Di sera è uno dei posti più fastidiosi del Giappone.

3. Non salire sulla Tokyo Tower

Tokyo Tower

La Tokyo Tower, vista dalla Mori Tower
(foto di Patrick Colgan)

E’ vero è una sorta di copia arancione della Tour eiffel che fa un notevole effetto ed è uno dei simboli della città. Ma il panorama dall’alto è deludente anche perché l’osservatorio è angusto e al chiuso: non vale certo  i 1,420 yen del biglietto e le attese agli ascensori. Il miglior panorama della città – ma non l’unico (Time indica 6 punti panoramici ) – è invece forse quello dalla Mori Tower (238 metri), che è uno dei buoni motivi per andare a Roppongi. Di giorno, quando il cielo è terso (quindi d’inverno, non certo d’estate) si può vedere distintamente, a  ovest, il monte Fuji. Ma le emozioni più forti sono di notte o al crepuscolo, quando si sprofonda lentamente in un mare infinito di luci. Una scena impressionante e un po’ sconvolgente.

La visita (2.000 yen) si può combinare con il Mori art museum, che a dispetto del nome è uno spazio espositivo che ospita mostre temporanee di alto livello, ma non ha una collezione permanente.

4. Non andare a Tokyo in agosto (o giugno)

Lo so, molti hanno le ferie praticamente solo in questo periodo. Ma i prezzi dei voli si alzano e il caldo e l’umidità sono davvero terribili e temute dagli stessi giapponesi che d’estate si inviano biglietti augurandosi buona salute. Si passa continuamente dai 40 gradi in strada ai forse 15 della metropolitana ed è impossibile godersi gli splendidi parchi cittadini, roventi, o una scodella di ramen fumanti. Detto questo, un viaggio in Giappone è comunque indimenticabile. Anche giugno non è proprio il periodo perfetto: è infatti quello della stagione delle piogge (tsuyu) che possono durare per giorni, anche senza interruzioni.

5. Non prendere i taxi a Tokyo

La portiera che si apre automaticamente e il tassista in guanti bianchi fanno sicuramente la loro scena. Ma a meno che tu non abbia assoluta necessità puoi evitare di prendere i taxi, decisamente cari e poco efficienti rispetto alla metropolitana (si pagano facilmente 30-40 euro per una corsa). Senza contare che, notoriamente, i tassisti giapponesi non hanno quasi mai idea di dove si trovi la destinazione che hai indicato e fanno grandi espressioni di sopresa anche davanti ai biglietti da visita degli hotel (l’assenza di indirizzi in effetti non aiuta!).

Se anche  hai perso l’ultimo treno della metropolitana (in genere ci sono solo una corsa o due dopo mezzanotte, poi tutto chiude) ci sono mille modi per fare l’alba, come sanno anche i lettori di Haruki Murakami. Tokyo è una città che non dorme mai, nessun giorno della settimana: puoi andare a farti una scorpacciata di ramen in uno dei tanti locali aperti 24 ore su 24, oppure affittare una saletta per il karaoke e scatenarti tutta la notte a un prezzo d’occasione, anche solo 10-15 euro (anche qui è tutto sempre aperto). Se poi hai voglia di controllare le email e schiacciare un pisolino puoi sempre infilarti in un manga kissa, un internet cafè dove per una decina di euro puoi passare la notte in una saletta privata con pc e sedile reclinabile… E il costo della notte in albergo? Va perso, certo, ma prendere il taxi probabilmente sarebbe costato una cifra simile.

Ritornare all’albergo a piedi può invece essere difficile a Tokyo, di notte, a meno che tu non abbia una mappa. Lasciamo perdere le distanze, molto grandi, ma già ci si perde di giorno, figuriamoci di notte… Io l’ho fatto, ma per tratti relativamente brevi (tre quarti d’ora lungo una strada dritta). La sicurezza di notte, invece, non è in genere un problema.

6. Non prendere i treni negli orari di punta

Tokyo Metro

Treni pieni, ma senza troppi affanni. Foto di Max Froumentin, da Flickr
(creative commons attribution-non commercial)

Tutti conoscono le sconcertanti immagini della gente pigiata nella metropolitana di Tokyo, tanto da essere diventata quasi un luogo comune, l’archetipo dello schiacciamento tipo sardine. In realtà, per la maggior parte della giornata la metropolitana è straordinariamente sicura, veloce ed efficiente e tutt’altro che sovraffollata. Fra le 7 e le 8.30 e la sera in particolare fra le 18 e le 19 alcune linee (in particolare i treni lungo la linea circolare Yamanote) sono invece effettivamente affollatissime. In questi orari bisognerebbe evitare di portare bagagli ingombranti. E’ aspetto di cui tener conto anche quando si programmano gli spostamenti e i treni a lunga percorrenza da prendere. In realtà lo ‘spettacolo’ della metropolitana affollata è comunque da vedere almeno una volta.

7. Non limitarti a bere birra

Toriki

Nihonshu e… colli(!) di pollo nel celebre Toriki
(clicca sulla foto per un articolo sul ristorante, in inglese)

I giapponesi hanno una grande passione per la birra. E infatti chi non conosce le birre Asahi e Sapporo (meno nota l’altrettanto buona Yebisu)? Ma la bevanda da scoprire è il sake (nihonshu) che in Italia però non gode di buona fama. Spesso lo si associa a una brodaglia calda e dolciastra che viene servita a fine pasto nei ristoranti cino-giapponesi ormai diffusissimi in tutta Italia. Altri, che non l’hanno mai provato nemmeno nei finti ristoranti giapponesi, credono sia una specie di grappa, molto forte. E così quando durante le cene con amici tiro fuori splendide e preziose bottiglie di sake appena arrivate dal Giappone resto quasi sempre l’unico a berlo (meglio, così dura di più) e vengo anzi guardato con un po’ di sospetto dagli amici.

Ma questi atteggiamenti e queste credenze sono basate su errori e ignoranza. Il nihonshu (che si ottiene dalla fermentazione e lavorazione del riso) ha solo 18-22 gradi alcolici, a volte meno, si beve freddo (meglio) o caldo a seconda della stagione, e sempre assieme al cibo. Ce n’è una enorme varietà, sia come caratteristiche che come qualità e ci sono abbinamenti diversi. Ma tutti questi sake hanno una cosa in comune: non assomigliano per nulla alla brodaglia dolciastra servita nei ristoranti cinesi.

In alcuni locali di Tokyo ci sono menu di degustazione serviti con diversi tipi di sake (alla faccia di quanto si sosteneva in una lezione del corso di sommelier Ais, cioè che in oriente non esiste l’enogastronomia, ma si “beve per bere”).  E il nihonshu è davvero ottimo, specie quando è di buona qualità. Non è da confondere con lo shochu che è un distillato di patate molto più forte, spesso allungato con l’acqua, anche quello spesso viene definito sake.

I fortunati milanesi possono approfittare di una benemerita associazione che organizza eventi e incontri per diffondere il Nihonshu e la gastronomia giapponese in Italia: la via del Sake.

8. Non limitarti a mangiare sushi

Ginza Kyubey

Sushi preparato davanti ai tuoi occhi, pranzo memorabile a Ginza Kyubey
(naturalmente è solo una di innumerevoli portate)

Chi non conosce la cucina giapponese la associa praticamente solo al pesce crudo. Niente di più falso, perché nel Paese del Sol Levante c’è una varietà incredibile di cibo. Mangiare in Giappone, insomma, è sempre fantastico e Tokyo è un paradiso per i buongustai. Si mangia spendendo relativamente poco e c’è solo l’imbarazzo della scelta: yakitori, okonomiyaki, soba, ramen, yakiniku, tempura… Certo, il sushi va provato, ma vi consiglio di provarlo buono. Magari nei dintorni del mercato del pesce Tsukiji o, se vuoi investire 13.000 yen (circa 100 euro) puoi concederti un pranzo infinito e sublime al Ginza Kyubey. Non te ne pentirai.

Due link: ‘Non solo sushi (da Persorsi)’ per una panoramica sulla cucina giapponese e ‘Food sake Tokyo’ splendida guida ai segreti enogastronomici della città. Per gustare vera cucina giapponese in Emilia Romagna e imparare qualcosa, invece, per me c’è un solo indirizzo: Ricosan a Faenza (solo asporto).

9. Non dare per scontato che si parli inglese

Jlpt

Imparare a parlare il giapponese? Non è poi così difficile…
Leggerlo… un po’ di più!

Quasi nessuno, fuori dagli aeroporti, parla inglese. Non è sorprendente. E’ esattamente come in Italia. Detto questo, in realtà l’inglese viene studiato fin dalle scuole elementari, ma con un metodo inefficace e scarsi risultati. Il risultato è che i giapponesi si sentono così insicuri che, anche conoscendolo, non si avventurano nemmeno  in conversazioni in inglese. Però imparare qualche parola come grazie (arigato), mi scusi (sumimasen), buongiorno (konnichiwa), destra (migi) e sinistra (hidari), buono (oishii) o buon appetito (itadakimasu) potrebbe esserti utile. Fra l’altro la pronuncia è facilissima.

Le parole in giapponese servono anche per rompere il ghiaccio. I giapponesi non sono affatto timidi e, anzi, molto curiosi. Se fai uno sforzo, sarà molto apprezzato e si sforzeranno, spesso, anche loro.

Poi, se vedi che fai progressi rapidamente, puoi fare come me, che la lingua mi sono messo a studiarla.

Link: Parole utili in giapponese

10. Non seguire regole

Come al solito, le regole sono fatte per non essere seguite! Quasi sempre basta il buon senso…

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