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Costruire una piazza significa creare un luogo in un paese di "nonluoghi"

Da Lacucinadiqb
Per la comunità della quale faccio parte domani sarà un momento davvero importante: l'inaugurazione di una piazza che fino a 50 anni fa era il fulcro di ogni paese, da quello più popoloso a quello più sperduto in mezzo alle montagne. Attorno alla piazza si svolgeva il mercato, la chiacchiera quotidiana, i momenti ufficiali sia civili che religiosi. Attorno alla piazza c'erano gli punti istituzionali: la chiesa e la parrocchia, la caserma dei Carabinieri, il medico (alle volte anche veterinario), il farmacista, il bar e, nel Veneto, anche il "casoin" ovvero la rivendita di beni alimentare che molto spesso, al posto del registratore di cassa, aveva una scatola piena di librini neri, il "debito" di tutte quelle famiglie che non sempre potevano permettersi di pagare in contante.
Dopo la Messa della domenica mattina, indossando il vestito migliore (molto spesso sfoggiato per l'occasione) si passeggiava verso il bar, la donna sottobraccio all'uomo dove si prendeva un cordiale, con gli uomini che alzavano il cappello in senso di saluto e magari si inchinavano all'incrocio con le "autorita" del paese medesimo: il questore o il Maresciallo, il Dottore, il Farmacista e magari anche il Notaio e l'Avvocato. I bimbi, con i pantaloni corti anche d'invero, si rincorrevano giocando, sotto lo sguardo severo ed indulgente delle mamme, nell'unico momento della settimana in cui era a loro consentito riposarsi, coprendo le mani, spesso segnate dal lavoro, con i guanti di filo e, a completare la mise festiva, la borsina a mano e un vezzoso cappellino.
Nella piazza nascevano amori furtivi soprattutto quando, durante la sagra di paese, l'orchestrina e i banchi all'aperto con piccole leccornie consentivano una promiscuità allora impensabile e replicabile con la processione in onore del Santo patrono.Tutto questo oggi è stato sostituito dal centro commerciale dove, dislocate in maniera scientifica, ci sono piazze circondate da bar anonimi e da gallerie che vogliono imitare i vecchi portici del centro, tutto ben assemblato nelle moderne cattedrali, dedicate ai consumi, che Marc Augè, oltre 20 anni fa, battezzò come "i nonluoghi".

Ecco perchè sono particolarmente felice di essere presente a questo momento con un po' delle cose che normalemente cucino, ovvero dei dolciumi profumati con le spezie che, in culture tanto diverse dalla nostra ma molto più presenti nella nostra vita di quanto pensiamo, significano "amicizia", "augurio", "scambio". Comunità, insomma.Una sola nota dolente: è vero che la piazza ricca di angoli e sculture che tanto mi ricordano i "Ferri trasparenti" o "Giardini Urbani" di Pietro Consagra - opere realizzare in fogli leggerissimi di alluminino lavorato come un merletto, che rimanda ad un'immaginaria foresta cittadina - ha richiesto lunghi anni di lavori e parecchie vicissitudini e contrattempi da superare ma, richiesta personale e pertanto assolutamente inevasa, è possibile che in Italia, mettere a dimora un mattone comporti sterili polemiche e politicizzare o ogni singola betoniera di malta?


Ora anche il Comune di Noventa Padovana (dove si celebra ogni anno la Sagra del Folpo, fiera agricola che richiama decine di migliaia di persone ogni anno) ha una piazza: da vivere e condividere.

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