Strano soggetto Jon Favreau. Sceneggiatore e interprete (con Vince Vaughn) di un piccolo capolavoro come "Swingers", regista di "Made" e "Elf" con il grande Will Ferrel, attore brillante, oggi sembra essere divenuto un regista votato all'exploitation coi soldi, ma quella con tanti, tanti soldi. Per intenderci Favreau, dopo i due "Iron Man", se la fa con compagnucci della parrocchietta quali Steven Spielberg, Ron Howard e Brian Grazer, l'allegra brigata che ha portato sugli schermi la graphic novel di Scott Mitchell Rosemberg, dopo una battaglia tra majors a suon di dollaroni.
Ciclicamente Hollywood sembra non potersi trattenere dal ritornare a giocare ai cowboys e agli indiani, contaminando il genere dei generi, con commedia, horror, oppure sci-fi, come nello specifico caso. E comincia proprio come un western classico (quasi) con lo straniero senza nome Daniel Craig che si sveglia senza avere contezza alcuna di chi sia o dove si trovi e con uno strano aggeggio al polso, sicuramente non opera del fabbro locale. Sparatoria e scazzottata immediata tanto per far capire agli spettatori che Craig è un pò come il Cavaliere Nero di Gigi Proietti, e svelta introduzione di tutti i personaggi gravitanti nell'orbita di Absolution, solita cittadina tenuta in mano dal mandriano Colonnello Dolarhyde, cioè Harrison Ford in versione antipaticobastardofigliodiputtana ma in realtà con il cuore d'oro. Ci sono pure il grande Clancy Brown, nel ruolo del prete, Sam Rockwell proprietario del saloon sfigato ma simpatico e quel gran pezzo dell'Olivia Wilde, notevole, però non nel ruolo della puttana da saloon, come facilmente preventivabile, figurarsi. Regista e sceneggiatori (Alex Kurtzmann, Robert Orci, Damon Lindelof, Hawk Otsby, Mark Fergus) non si fanno mancare niente, neppure il bambino e il cane. Su cotanto parterre attoriale presto, ma non troppo, si scatenano le mire predatorie degli alieni del titolo. Che attaccano la città di notte, devastando e prendendo al lazo chiunque capiti a tiro, in una scena spettacolarmente ben concepita ed efficace. Si. Poi il film si trasforma in un incredibile b-movie ottantesco, assurdo, cialtrone, cazzaro con la Wilde che rinasce dalle sue ceneri e alleanze tra indiani e banditi.
Rispetto a vent'anni fa gli alieni sono irrimediabilmente cattivi e distruttori, non vi è alcuna possibilità di dialogo e l'abduction è sinonimo di morte o lobotomia, se va bene, quindi il finale che cita "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo" con la folla di "ritornanti" che non ricordano nulla è un tocco ironico financo apprezzabile nell'economia di un film dal budget pachidermico che dopo un'ora di metraggio si palesa per quello che realmente è, un cazzaro filmaccio con apaches (da tardo western matteiano tipo "Bianco Apache") e pistoleri ignoranti che spaccano letteralmente il culo ad esseri tecnologicamente evoluti in gradi di volare nel cosmo. Consigliato, comunque. Su grande schermo soprattutto. Siamo quasi dalle parti del Guilty Pleasure, ma perchè sentirsi colpevoli? Ah, c'è anche il grande Keith Carradine nel ruolo dello sceriffo, ma niente "I'm Easy".
Buona Visione.
Belushi