Cult(ura) TV

Creato il 05 ottobre 2010 da Nicotanzi

“Spesso i peggiori programmi televisivi – ha scritto Aldo Grasso – sono quelli che parlano esplicitamente di cultura perché altezzosi, sentenziosi, seriosi, ammiccanti, incapaci di sfruttare le caratteristiche specifiche del mezzo, laddove la cultura (in senso lato) passa altrove”. In questo senso sarà interessante seguire l’esperimento di “Cult TV”, il magazine culturale che parte domenica 3 ottobre (su LA 1, alle 22.00). Una voce narrante fuori campo come fil rouge e tre parole chiave: attualità, tendenze e territorio, per un percorso – cito i curatori Stefano Knuchel e Consuelo Marcoli – fatto di “piccoli, grandi incontri con chi la cultura la vive, la fa e la immagina”. Scelte agli antipodi rispetto alla “seriosità” su cui punta il dito il critico televisivo del Corriere della sera. Così come agli antipodi, in modo diverso, sono le scelte di “Storie”, che riparte la stessa sera (20.45) con una formula rinnovata ma conservando il sottotitolo (“il potere del racconto, il racconto al potere”) che ne racchiude la linea editoriale. La forma di quel racconto, accompagnato dall’approfondimento in studio di Maurizio Canetta con il suo ospite, è naturalmente il documentario: genere di lunga tradizione per la tv svizzera, che fin dai primi anni di vita ha creato una sua scuola di registi e redattori capaci di affermare le proprie opere ben oltre i confini. Lo si sottolinea spesso, ma non a caso. “Il documentario in prima serata – sottolinea Luca Jaeggli, produttore della documentaristica RSI – è una scelta controcorrente, in un periodo in cui le televisioni di tutta Europa tendono a rinunciare a questo genere, che viene ormai relegato in seconda o terza serata per privilegiare programmi di più facile fruizione”.



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