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D’Alema e Scaroni a confronto su nucleare e rinnovabili

Creato il 08 novembre 2010 da Lorenzo_gigliotto

Ho letto un articolo molto interessante sul Piccolo di Trieste, in cui si sostanziano due posizioni riguardo al ritorno al nucleare in Italia (ancor più vicino, ora che è nata l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare), espresse a margine della 3 giorni di dibattito ‘Energie positive’, organizzata dalla Fondazione Italiani Europei. La prima riguarda Massimo D’Alema, ex premier ed esponente politico del centrosinistra. La seconda riguarda Paolo Scaroni, attuale ‘timoniere’ dell’Eni. Andiamo con ordine: D’Alema, che pure ricorda di aver votato a favore del nucleare in occasione del referendum del 1987, manifesta i suoi dubbi sulla scelta di tornare all’energia atomica, sostenendo che saremmo “dipendenti” da tale fonte, e che investire su di essa sarebbe un affare “per i francesi e non per gli italiani” e che sarebbe “difficilmente gestibile”. Inoltre, a suo dire, il nucleare porterà “grandi commesse a Francia e forse Stati Uniti” ma rimane “più un’idea propagandistica che di politica industriale” perché “è difficile recuperare 25 anni di ritardo senza altissimi costi”. Forse però D’Alema non tiene conto di un fatto, e cioè che la compagnia italiana che si candida ad occuparsene in primis, cioè Enel, ha nel frattempo continuato a lavorare con l’energia atomica all’estero, nei Paesi in cui ha effettuato investimenti e stabilito una presenza; di fatto accumulando e affinando tecniche e competenze. Perché è impensabile che una compagnia si occupi di nucleare all’estero per 20-25 anni senza imparare nulla in più di quanto già non sapesse. Vi pare? D’Alema prosegue perorando la causa delle energie rinnovabili, definite “un’occasione da perseguire” ma con dei paletti precisi come: riduzione dei costi, quadro normativo nazionale chiaro, incentivi da limare, impegno degli enti locali. Questa è la ricetta D’Alema. Affascinante, in effetti: le rinnovabili fanno questo effetto. Almeno finché non si considera che si parla pur sempre di energie ‘relativamente pulite’. Nel senso che, almeno in alcune tappe, anche le rinnovabili producono una certa quantità di scorie e sottoprodotti. Eppure, sembra che le uniche scorie di cui si riesca a parlare sono quelle nucleari..(in questi giorni poi…) quando anche il fotovoltaico produce scarti consistenti e nocivi. La differenza è che non se ne parla. Per carità, non è mia intenzione demonizzare le fonti rinnovabili (che trovo affascinanti)! Ritengo semplicemente saggio ricordare che la perfezione non esiste. E che bisogna lavorare con il meglio che si ha a disposizione nel presente e contemporaneamente lavorare per un futuro sempre migliore. Se dunque le stesse rinnovabili non sono esenti da difetti, né sono in grado di garantire il fabbisogno attuale, se ne metta in cantiere lo sviluppo e il potenziamento. Un obiettivo che si può perseguire, credo io, in due modi: con ingenti risorse e garantendo nel frattempo la soddisfazione energetica (che negli anni cresce..). A queste condizioni ritengo si possa parlare di sviluppo. Per realizzare queste condizioni occorre trovare una formula, una soluzione. E’ evidente. Una soluzione che posso ravvisare nel nucleare che ci si prospetta. Nel senso che la tecnologia che stiamo acquistando, la EPR, sembra assolutamente in grado di garantire queste condizioni. Perché è l’ultimo ritrovato disponibile, garantisce sicurezza oltre il necessario (in termini tecnologici e strutturali), produzione energetica incessante ed ingente (tutte le tecnologie nucleari sono più o meno così, in effetti), ritorni economici abbondanti nel medio-lungo periodo. Il che significa che non ci coprirà d’oro immediatamente, bensì nel corso di un paio di decenni e in modo stabile e continuativo. Quindi ci può dare energia e risorse: le due condizioni che ho indicato per sviluppare le rinnovabili care a D’Alema (e pure a me). In più, offre molti altri vantaggi e ‘doti’, come l’occupazione, la competitività, il peso strategico.. a chi darebbe fastidio se l’Italia acquistasse maggiore rilevanza internazionale in considerazione della sua maggiore ricchezza e modernità?
La seconda posizione, quella espressa da Scaroni, riguarda le cosiddette ‘rinnovabili del futuro’. Scaroni ha mostrato una cella fotovoltaica senza silicio. Si tratta di una rivoluzione, se realizzata: questa tecnologia, in fase di studio, imita il comportamento delle piante e il modo in cui esse riescono a convertire in energia chimica anche una minima quantità di luce. Ci sarà tempo per approfondire questa sbalorditiva tecnologia (su cui mi sto documentando). Un fatto è certo: è straordinariamente affascinante; ma è in fase di studio, di progettazione; al limite di sperimentazione.. è evidente che servono molti fondi per poterla davvero perfezionare. Però si capisce che un possibile futuro passa per questa strada. Se vogliamo realizzarla, come ho detto e ridetto, dobbiamo essere tranquilli sotto il profilo energetico da un lato; e dall’altro garantirci ritorni economici tali da poter investire in gioielli tecnologici come appunto il fotovoltaico senza silicio, e magari il nucleare a fusione… E come dicevo dobbiamo fare con il meglio che abbiamo, o che possiamo avere. Per noi italiani, oltre a tutte le altre fonti di cui disponiamo (geotermico, biomasse, idroelettrico, eolico, fotovoltaico, termoelettrico e fossile) il meglio si chiama nucleare. Una tecnologia sicurissima, pulita e gestibile. Ci garantirebbe quelle due condizioni grazie a cui poter sviluppare, partendo da un presente-futuro prossimo già ragguardevole, un futuro ancora migliore con  fonti ancora più pulite e rinnovabili.



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