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Daft Punk's Electroma

Creato il 02 agosto 2011 da Robydick

Daft Punk's Electroma2006, Guy-Manuel de Homem-Christo, Thomas Bangalter.
Per chi come me non s'intendesse particolarmente di musica elettronica sappiate che, nel loro genere, il duo di musicisti francesi che compongono i Daft Punk sono tra le compagini più apprezzate, anche nella composizione di o.s.t. come per quello che è, a mio parere, uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni, "Tron Legacy" di Joseph Kosinski, che ho già visto ma non ancora recensito.
La storia è molto semplice, e purtroppo è necessario citare il finale altrimenti mi rimane poco da dire ed è importante: due robot, in un pianeta abitato solo da robot, bardati di giubbotti-chiodo con borchiata la scritta "Daft Punk", si recano in una specie di centro di chirurgia robot-estetica per un intervento di modifica delle loro sembianze. Siamo presumibilmente in California, e la targa della macchina è un'espressa dichiarazione d'intenti: "Human". Il trucco, una specie di cera, stucco, applicato ai loro caschi al fine di dar loro connotati umani, si scioglierà miseramente al primo vero calore di sole preso all'aperto, durante una passeggiata che con il loro aspetto turberà il quieto andazzo della città dove si trovano. Uno smacco pesante da subire e, con modalità diverse, i due ambiziosi robot si suicideranno. Fine.
Affatto difficile, fin troppo scontato, pensare a temi come il senso della vita umana, nessuna ricerca di messaggi criptici. In evidenza l'annosa e irrisolvibile domanda: cosa distingue la vita umana dal resto? L'avvento, inevitabile, di robot androgini sempre più simili a noi almeno nella meccanica e persino nell'intelligenza, porterà a scontrarci con queste domande, alle quali dovranno necessariamente essere trovate risposte adeguate. Nemmeno un genio come Isaac Asimov riuscì a darle, e le notissime "Tre leggi della robotica" danno solo ordini ai robot di cosa fare o non fare, stabiliscono una gerarchia tra androgini inorganici ed organici, ma nulla risolvono in termini umanamente esistenziali. (si potrebbe anche discutere se siano domande che ha senso porsi, ma tengo a freno il mio materialismo endogeno...)
Ecco perché, nella mia personalissima visione, era indispensabile citare il finale. I due robot, ai quali lo spettatore si affezionerà accorandosi al loro dramma, si suicideranno (o autodistruggeranno?) vittime di un fatale errore di valutazione. Scambieranno la perdita delle pur effimere sembianze umane come una sconfitta cocente com'è il caso di dire vista l'origine del liquefarsi delle maschere. In questo denuncieranno il limite del loro software, che in un approccio binario semplifica la divisione tra Uomini e Macchine sulla base dell'aspetto. Non potranno comprendere che è lo stesso Senso di Sconforto, il suo manifestarsi, la Prova che loro, "semplici" macchine, erano riusciti in un salto di qualità che, anche se parzialmente, li aveva innalzati al rango di Umani. Erano principi di filosofia fin banali presenti nella nostra c.d. cultura occidentale, poi schiacciati, ostracizzati dal nefasto avvento del cristianesimo e dell'islamismo, per citare le religioni mono-dispotiche omo-reprimendi principali. Se si fosse rimasti "discepoli" dei Grandi Greci, pur evolvendone gli studi, la storia e buona parte della mentalità attuale avrebbe seguito altri corsi e/o dettami, o non-dettami. Fortunatamente l'Oriente ha superato quasi indenne l'avvento delle religioni citate, conservando un più lucido e concreto approccio umanistico fornito dal Buddismo (ove più ove meno, dipende le correnti) che non nega nulla alle disponibilità dei sentimenti umani i quali spaziano dai bassifondi all'illuminazione, un po' come questo blog (non a caso) approccia la settima arte: non si esclude nulla.
Senza usare le loro composizioni, Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter hanno "assemblato" questo film di taglio decisamente surreale-psichedelico, privo di dialoghi e narrazione, solo scene di robot e paesaggi accompagnate da musica che abbraccia in un unicuum la gregoriana, la classica e l'elettronica sperimentale fino al pop-ambient. Solo questo sarà il linguaggio utilizzato. Relativamente breve, circa 70' di girato che è realmente girato, modificato in parte ma non certo generato in post-produzione. A diverse velocità di montaggio a seconda dei momenti, prevale comunque l'andamento lento e sempre di alto livello risulterà l'efficacia comunicativa della combine immagini-musica. Pure un filo troppo lento a volte, come in un fermo macchina panoramico che vede uno dei robot, ormai solo, seguire un tramonto come stella polare. Ma è un "neo" in una composizione che vede proprio in alcuni piani-sequenza nel deserto i suoi momenti, anche dal punto di vista squisitamente tecnico, più spettacolari. Notevole anche l'esplosione del primo androide, ripetuta da più angolazioni in ralenty, forse un omaggio alla mitica scena finale di Zabriskie Point.
Notevolissimo!, e da meditazione.
Olimpo sarebbe eccessivo come titolo d'onore, ma Cult ci sta tutto.
p.s.:
Chi, se non Napoleone, poteva avermi segnalato, e a più riprese, un simile film? Non sono nemmeno sicuro sia uscito in italia. Nei commenti a "Enter the void" ne aveva scritto una mezza recensione da par suo.
p.p.s.:
La macchina utilizzata dai due robot è una vera bellezza, Ferrari 400i America dei primi '80, berlinetta 4 posti da sturbo, che uscì anche in versione cabrio e qua lo sturbo diventa doppio carpiato. Ma c'è pure il triplo avvitamento se pensiamo alla sua capostipite della quale allego foto, Ferrari 400 Superamerica cabrio del 1962, design Pininfarina, qua in versione con telaio passo corto SWB, motore "V12 Colombo" per 340cv, 6 esemplari prodotti in tutto, battuta all'asta per 2,8 milioni di euro nel 2010.
Daft Punk's Electroma
Robydick
L'elenco che segue è quello dei pezzi che compongono l'accompagnamento appunto del film (preso da wiki), in ordine di apparizione. Nel frameshow c'è Brian Eno - "An ending (ascent)".

  1. Todd Rundgren - "International Feel"
  2. Brian Eno - "In Dark Trees"
  3. Curtis Mayfield - "Billy Jack"
  4. Gregorio Allegri - "Miserere - Allegri a neuf voix"
  5. Sebastien Tellier - "Universe"
  6. Joseph Haydn - Kodaly Quartet - "String Quartet Op 646 II A"
  7. Linda Perhacs - "If You Were My Man (Demo)"
  8. Chopin (Harasiewicz) - "Prelude No 4 in E-minor, Op.28"
  9. Jackson C. Frank - "I Want To Be Alone (Dialogue)"


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