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Dati Istat sui beni culturali italiani: patrimonio enorme ma poco valorizzato

Creato il 29 novembre 2013 da Libera E Forte @liberaeforte

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I dati del censimento Istat in collaborazione con il Ministero dei beni culturali, le Regioni e le Province autonome offrono per la prima volta un quadro completo di tutti i musei, le aree archeologiche e i monumenti pubblici e privati italiani. I risultati: l’Italia è un enorme museo, con una struttura espositiva presente in un Comune su tre.

Su questi dati il segretario generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia ha affermato che “si possono costruire decisioni e progetti … Si alza un sipario in modo strutturato che non scenderà più. E che colpisce per il divario tra potenzialità di sviluppo e attrazione del pubblico”.

Il censimento descrive una ricchezza enorme e un patrimonio diffuso su tutto il territorio: 4.588 istituti espositivi, di cui il 64 per cento circa pubblici. Il 48 per cento dei musei si trova al Nord, in particolare in Toscana (550), Emilia Romagna (440) e Piemonte (397), mentre Sud e isole accolgono il 52 per cento delle aree archeologiche.

Il patrimonio c’è, ma le cose da fare sono ancora tante: l’affluenza degli italiani è bassa, i visitatori stranieri sono quasi la metà (il 44,9 per cento); pochi i ragazzi tra i 18 e i 25 anni (il 21 per cento). Gli incassi sono bassi: a parte le strutture gratuite (il 49 per cento), un terzo dei musei non arriva ai 20mila euro l’anno, un quarto ai 10mila; le strutture maggiori da 500mila visitatori superano invece il milione di euro. Anche il personale scarseggia: su 21mila addetti, 16.400 sono volontari; l’80 per cento degli istituti non ha più di 5 impiegati e solo il 40 per cento è in grado di fornire informazioni in inglese. Molto da migliorare anche per quanto riguarda ricettività, ristorazione, laboratori, presenza sul web (quasi la metà dei musei non ha un sito) e wi-fi, offerto dal 9 per cento dei musei contro il 78 per cento delle biblioteche.

Il ministro dei Beni culturali Massimo Bray ha commentato i dati affermando che “Beni culturali e turismo sono le due leve su cui il Paese dovrà impegnarsi per il futuro. La cultura va posta al centro di tutto, del dibattito, delle scelte, degli investimenti, dell’informazione. Qualche segnale d’attenzione c’è già stato, come far avere fondi in tempi certi agli Uffizi, il Museo della Shoah a Ferrara e il ritorno dei proventi dei biglietti al Ministero. Dobbiamo far capire che un archivio non è meno importante di una banca. E che la valorizzazione non è pensare che i beni storico-artistici sono il petrolio del nostro Paese. Il patrimonio è quello che ha permesso di costruire un’identità insieme”.

Sottoscriviamo le parole del ministro, in particolare quando parla della centralità della cultura, che non ci stancheremo mai di ribadire. Da parte nostra, ricordiamo l’importanza della “Buona cultura” nell’ambito della tradizione popolare sturziana, e con i mezzi a nostra disposizione continuiamo a batterci perché le venga finalmente conferito il giusto valore.

Marco Cecchini


Archiviato in:Cultura Tagged: Antonia Pasqua Recchia, beni culturali, Istat, Massimo Bray

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