Dell'Utri, il denaro di Santo Domingo frutto di estorsione a Berlusconi?

Creato il 22 luglio 2012 da Andreaintonti

foto: globalist.it

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Palermo Silvio Berlusconi viene convocato dai pubblici ministeri di Palermo ma – seguendo una prassi ormai consolidata da tempo - non si presenta, causa «legittimo impedimento» relativo alla sua presenza ad una riunione con alcuni economisti a Villa Gernetto, la sua residenza di Lesmo, nella provincia di Monza.
Secondo alcuni la convocazione dell'ex presidente del Consiglio dei ministri e della figlia Marina avviene come persone informate dei fatti nell'ambito della inchiesta sui rapporti tra Stato e mafia, ipotesi però smentita dai diretti interessati.
La seconda ipotesi è che Berlusconi sia stato convocato come persona offesa nell'ambito di una nuova inchiesta della procura palermitana nei confronti di Marcello Dell'Utri, passato dal ruolo di mediatore con cosa nostra (fino al 1992, in accordo con quanto accertato dal processo) a quello di estorsore nei confronti del premier.
Attraverso nuove indagini di natura bancaria, infatti, i magistrati sono venuti a conoscenza del fatto che negli ultimi dieci anni l'ex premier ha versato a Dell'Utri 40 milioni di euro, dei quali 15 come pagamento per l'acquisto della villa sul lago di Como, vendutagli da quest'ultimo per 21 milioni di euro – operazione realizzata il giorno prima della sentenza della Cassazione sulla condanna a 7 anni in appello per concorso in associazione mafiosa, forse per paura di un possibile sequestro dei beni – nonostante nel 2004 la villa sia stata valutata intorno ai 9 milioni. I restanti 6 milioni sarebbero andati poi a coprire i mutui bancari accesi dal senatore.
I 15 milioni sono poi finiti sul conto di Miranda Anna Ratti, moglie del senatore. Da qui 11 milioni sono stati girati ad un conto di un istituto bancario di Santo Domingo. Proprio la stranezza di questa operazione ha dato il via alla nuova indagine.
Le ipotesi al vaglio degli inquirenti – in attesa delle rogatorie internazionali – sono due. Da un lato i magistrati ipotizzano che questo denaro sia stato utilizzato come pagamento di Berlusconi a cosa nostra, con Dell'Utri a fare da intermediario. L'ipotesi al vaglio degli inquirenti è che, con la morte di Vittorio Mangano e Tanino Cinà, possa essere ora il senatore a svolgere il ruolo di intermediazione.
L'altra ipotesi prevede che il denaro abbia comprato il silenzio di Dell'Utri sui presunti rapporti tra Berlusconi e la mafia. Gli inquirenti vogliono capire se, come ipotizzano, lo scorso 8 maggio – data in cui la Cassazione ha annullato con rinvio il processo – il senatore si trovasse proprio a Santo Domingo dove, con il denaro di Berlusconi, avrebbe potuto trascorrere una tranquilla latitanza.
Il nucleo Valutario della Guardia di Finanza di Roma, nell'ambito dell'inchiesta sulla Loggia P3 poi confluita in quella dei magistrati palermitani, ha evidenziato in una informativa anche un'altra serie di passaggi di denaro dall'ex premier a Dell'Utri. Tra questi ci sarebbero 1.035.000 euro di bonifico dell'ex premier che il senatore ha poi girato il 15 marzo dello scorso anno alla società “Nessi&Maiocchi”, relativamente ai lavori di ristrutturazione della villa poi acquistata da Berlusconi, per un totale di 8 milioni di euro nei quali rientrano anche i 38.000 euro per le spese per la Florida Institute of Technology l'università americana della figlia minore del senatore ed i 62.000 per una casa editrice di libri antichi, nota passione di Dell'Utri nonché il milione e mezzo di euro utilizzato il 22 maggio 2008 per diminuire parte dello scoperto di 3.150.134 euro di quest'ultimo verso Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

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