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Democracy 3 – Recensione

Creato il 14 novembre 2013 da Videogiochi @ZGiochi

Cover Democracy 3

PC TESTATO SU
PC

Genere: ,

Sviluppatore: Positech Games

Produttore: Positech Games

Distributore: Digital Delivery

Lingua: Inglese

Giocatori: 1

Data di uscita: 14/10/2013

VISITA LA SCHEDA DI Democracy 3

Democracy 3 è il terzo capitolo della saga di simulazione geopolitica (indie, ovviamente) che ha riscosso grande successo negli anni, conquistandosi una schiera di fan corposa e volenterosa. Volenterosa perché il titolo è tutto fuorché facile, pieno com’è di dati, numeri, variabili, da dover prevedere e calcolare per non rischiare di vedere troppo presto la schermata del game over.

democracy-3-evidenza

governare non è semplice

Lo scopo di Democracy 3 è quello di condurre al benessere lo Stato da noi scelto ad inizio partita, benessere che deve però corrispondere all’affetto dei nostri cittadini elettori, i quali non si faranno scrupoli a mandarci via od a scatenare tumulti e scioperi, se non condivideranno le nostre manovre politiche. Prima di tutto, quindi, la nostra politica dovrà essere demagogica e non oggettivamente giusta, a meno che non ci piaccia finire molto presto di giocare. Non esiste, come avrete capito, una vera e propria trama di gioco: sceglieremo un paese da governare (la scelta è tra le grandi democrazie moderne, quali USA, UK, Francia, Germania e così via), completo di una discreta caratterizzazione della reale situazione politica, dal modello parlamentare utilizzato alla durata del nostro mandato (che sia quello del Presidente degli Stati uniti o quello di Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca). Tutti questi elementi sono completamente personalizzabili, sebbene il consiglio sia di lasciare le impostazioni standard per una simulazione più fedele possibile. A questo punto un tutorial, completamente in Inglese esclusivamente scritto, ed oggettivamente tedioso, ci illustrerà il gameplay vero e proprio. Che è semplice come attuazione, ma di difficile applicazione. La schermata principale è formata da uno “spider graph” comprendente tutte le politiche influenzanti l’opinione pubblica, le manovre applicabili e gli eventi naturali e non “ingovernabili”. Ognuno di questi è collegato agli altri, in maniera logica e per gradi di rilevanza. Per esempio, la giustizia sociale è collegata alla sicurezza che a sua volta è collegata alle forze di polizia, che sono collegate alle pene applicate dal nostro ordinamento in caso di reati. Toccare le manovre inerenti (come per esempio alzare lo stipendio dei poliziotti), aumenterà la politica della sicurezza, magari però diminuendo il consenso di alcune frange di elettori ed ovviamente alzandone altre. A questo diagramma molto complesso sono collegate le schede descrittive di ogni elemento, complete delle categorie di popolazione influenzabili, in negativo o in positivo, da eventuali modifiche. Le modifiche alle manovre consisteranno spessissimo in aumenti o riduzioni di budget, attivazione di nuove politiche (tasse, iniziative, proibizioni, legalizzazioni: il range è molto ampio) o semplici scelte, dalle conseguenze sempre però molto sensibili. Tutte queste attività si manifestano nel mondo di gioco in maniera graduata e percentuale al grado di effettività del comando. Alcune riforme per esempio necessitano di tempo per poter essere seguite a pieno regime. E’ un punto sottovalutato ma fondamentale: a volte ci ritroveremo a prendere delle decisioni necessarie ma oramai tardive e non avremo il tempo di apprezzarne le conseguenze.

Tutto ciò è ovviamente strettamente collegato con due fattori: il GDP (o PIL) e la percentuale di consenso degli elettori. Questi ultimi, divisi per categorie, troneggiano al centro del diagramma. Verrà rappresentata la barra di consenso di ogni categoria e, in grigio chiaro, il valore che la stessa ha avuto nelle precedenti elezioni. Pertanto una categoria completamente grigia rappresenterebbe virtualmente tutti i nostri elettori: la conseguenza è che non accontentarli alla lunga equivarrà semplicemente a perdere le future elezioni. E’ chiaro che il fulcro stia proprio in questo continuo e complesso intreccio di relazioni e necessità, di giochi di equilibri, nel quale modificare un valore può portare ad un effetto domino di proporzioni immani e non calcolate. Le scelte però non sono indiscriminate ed anzi sono vincolate a dei punti credibilità, generati dal nostro gabinetto. Ogni modifica necessiterà, a seconda del peso della stessa, di un totale di punti, in maniera tale da costringere il giocatore ad attuare solo in parte le scelte prefissate (ed a passare il turno). Allo stesso tempo sarà molto importante mantenere delle buone relazioni con il nostro gabinetto e cioè coi nostri ministri. Ognuno di loro muoverà le simpatie di determinati elettori, porterà esigenze politiche settoriali e, più in generale, sarà un’altra figura con la quale doversi confrontare per non arrivare ad un’eventuale crisi politica. Il rimpasto di seggi è possibile, ma altamente sconsigliato: sfiducerà elettori e nuovi ministri (lo scriviamo per esperienza diretta, NdR). A complicare ulteriormente le cose gli eventi casuali, proposti ogni nuovo turno, e comportanti le ovvie modifiche, in base agli eventi proposti dal simulatore, dell’opinione pubblica.

un’evoluzione che non c’è

La rosa però è piena di spine: Democracy 3 non bissa la bellezza dei predecessori e pecca moltissimo nelle dinamiche di gioco, soprattutto alla lunga. Il titolo rimane infatti più un grande gioco di incastri, nei quali dover modificare attentamente valori e parametri per evitare sbalzi di umore improvvisi o deficit di bilancio irreparabili, spogliando però la simulazione di una partecipazione sentita e realistica alla vita politica. Tutto è ridotto ad un numero, ad un sapiente calcolo delle variabili, privato però di quella casualità, di quell’imprevedibilità che è propria dell’uomo e delle sue decisioni, anche politiche. Le stime non cambiano di una virgola, precise al millesimo, quando magari con un indicatore meno rigoroso, ma solo indicativo, il gioco si sarebbe rivelato più intrigante. Il nostro compito risulterà migliorare solo col parere degli elettori, senza mai pensare al vero benessere della nazione (complice anche l’assenza di interazione con l’estero). E’ ovvio che da un titolo indie non si può pretendere la stessa complessità di un geo-simulatore quale Rulers of Nations, ma al tempo stesso non possiamo scordarci che, arrivati alla terza edizione del gioco senza sostanziali modifiche, se non l’aggiunta di decine di variabili e di molti eventi casuali, si sarebbe potuto e dovuto fare di più soprattutto per poter trasformare le potenzialità di un titolo che ha stupito e fatto parlare di sé per anni, ma che ad oggi deve forse ancora iniziare ad osare. Gli accorgimenti adottabili sono molto semplici, ma di indubbio impatto. Evitare in primis il feedback numerico e matematico delle proprie scelte, dando solo un’indicazione sommaria che rimetta ad una certa aleatorietà la conseguenza delle nostre decisioni ed aumentare gli eventi casuali: si tratta di modifiche minime, che renderebbero di più l’atmosfera cercata e mai trovata di questo Democracy 3.

Tecnicamente parlando il titolo è, per ovvi motivi, spartano ma funzionale. La veste grafica, pur semplice e diretta, è colorata e tondeggiante, molto user-friendly e di fruizione immediata (nonostante l’odioso tutorial). Il gioco tra l’altro pesa pochissimo sui nostri PC, fattore che lo apre anche a chi dispone di periferiche non adatte al gaming più estremo. Il sistema a diagramma è una bellissima novità, dinamico e diretto, rappresenta in una sola schermata la totalità dei problemi e delle esigenze di una nazione. Una soluzione quasi geniale. Le musiche, sicuramente ripetitive alla lunga, sono comunque adatte al contesto, evitando i jingle da ascensore, ma pescando a piene mani da repertori classici, in una versione rimodellata più adatta a fare da sottofondo ad un videogame.

Immagine anteprima YouTube

IN CONCLUSIONE
Democracy 3 è una ripetizione oramai un po' stantia dei fasti scorsi. Non tanto per le dinamiche, sempre divertenti ed immersive, e neanche per la difficoltà, elevata ma non impossibile, quanto per la mancanza di appeal e di compenetrazione. Essere i capi di stato di una delle maggiori nazioni del mondo è qualcosa di più di un semplice calcolo causa-effetto. E sebbene si parli di indie, le migliorie apportabili sono di indubbia facilità applicativa. Sperando in un quarto capitolo più evoluto, non ci sentiamo comunque di sconsigliarlo, perché le ore di gioco sono indubbiamente garantite. ZVOTO 6.5

Voto dei lettori6.5
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