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Di scandali e di crisi

Creato il 02 marzo 2011 da Yourpluscommunication

Vallanzasca, Maniero, la Banda della Magliana, quella della uno bianca, Cavallero, Lutring. Nomi – e sicuramente ne dimentico qualcuno- mitici tra i criminali. E poi la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita.  Organizzazioni famose in tutto il mondo al pari delle Triadi Cinesi o della Yakuza giapponese o dei vari cartelli della droga sudamericani.

Di scandali e di crisi
membri Yakuza giapponese

E poi lo Stato ed i servizi segreti (deviati o solo utilizzati). E poi  ancora, per tornare a noi,  Marco Furlan, Angelo Izzo, Olindo e Rosa, Ferdinando Caretta. E poi ancora le migliaia di nomi che ogni giorno finiscono sui quotidiani e dei quali spesso ci dimentichiamo. Facile identificarli come assassini, stragisti, criminali comuni o “specializzati”. Eppure, eppure c’e’ un’altra categoria di “illegali” che pur godendo un’aurea di perbenismo ha forse provocato meno morti ma ha fatto più danni di questi “illustri” signori. Giravano o girano in grisaglia, qualcuno addirittura inavvicinabile e scortato. Gestivano società, banche, holding, finanziarie, compagnie le quotazioni delle quali hanno spesso illuminato gli schermi dei terminali collegati real time a piazza Affari.  I loro reati, spesso, sono stati definiti semplicemente “scandali”. Ma “scandalo”, secondo la Treccani,  e’ un “fatto o situazione che ha aspetti contrari ai principi morali o sociali correnti, e che desta l’interessamento dell’opinione pubblica o di un determinato ambiente, spec. se coinvolge persone di grado o posizione elevati o comunque in vista”, una definizione che più si attanaglia al fatto che la Regione Lombardia abbia anche un “sottosegretario all’attrattivita’”, ma non indica la gravità dei fatti.

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Suona infatti quanto meno stonato parlare di scandalo, e nello specifico di scandalo finanziario, per alcuni casi che negli anni hanno interessato i risparmiatori. Risparmiatori, e penso a pensionati, a investitori della propria liquidazione, che hanno perso tutto. E, a volte, non solo il gruzzoletto faticosamente messo da parte. Non parlo, si badi bene, degli appartenenti al cosiddetto “parco buoi” pronti a seguire qualunque spiffero per “scommettere” sul rialzo o sul ribasso di un titolo.

Banco Ambrosiano, Ior, Parmalat, B.P.Lodi, qualche anno fa Enimont e ancora più lontano nel tempo Sindona,  sono solo alcuni dei cosiddetti “scandali finanziari” che hanno “bruciato” non solo miliardi ma qualcosa di piu’. In alcuni casi (B.Ambrosiano, Enimont., Sindona) i quotidiani hanno aperto con morti “eccellenti”, dimenticandosi –forse perché difficilmente rintracciabili- di eventuali altri decessi non solo fisici.

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Morti eccellenti sia per i nomi (Calvi, Gardini, Cagliari e Sindona) sia per i modi. Suona quantomeno strano, infatti, che qualcuno vada a suicidarsi sotto un ponte a Londra  (dal nome peraltro evocativo “Ponte dei Frati Neri”) infilandosi dei mattoni in tasca e lasciandosi così spenzolare, oppure si spari alla tempia destra usando la mano sinistra, oppure ancora si soffochi sotto la doccia utilizzando un sacchetto di plastica della spesa. Da film –e mai definizione sembrò più azzeccata- la morte di Sindona che venne ucciso con un caffè in cella.

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La criminalità, in questi casi, non ha misurato la sua potenza di fuoco nel numero dei morti (.. per Vallanzasca, .. per Maniero, .. per la Banda della Magliana, .. per Lutring, ecc ecc) ma ha forse fatto più danni che solo raramente sono stati pagati. A cominciare dalla segretaria di Calvi, caduta dalla finestra del suo ufficio nel cortile interno della sede della banca, dal contabile della Parmalat gettatosi da un ponte, per finire all’omicidio di Ambrosoli e all’attentato al vicepresidente del Banco Ambrosiano Rosone. E che dire della posizione di quegli analisti finanziari che non si sono accorti di “numeri” che quantomeno dovevano allertare le loro conoscenze e malgrado questo hanno continuato imperterriti ad assegnare giudizi positivi sui vari titoli dando consigli di acquisto con target price crescenti? Oppure ancora di quelle banche, che adesso hanno o stanno conciliando la loro posizione pagando milioni di euro? Oppure ancora della stampa? Quella stampa economica che, forse dimenticandosi di uno dei principi cardine della professione secondo il quale “il lettore e’ la sola persona importante nella tua vita”, ha quantomeno inizialmente sorvolato per poi, una volta scoppiato il caso, riempire pagine e pagine?

Di scandali e di crisi
Il Bel René è forse l’unico, a causa di un suo codice, che sta pagando il giusto per quel che ha fatto. E gli altri? Qualcuno che ha ucciso con una ferocia ben più animalesca della sua ha fatto un “patto con lo Stato” dicendo, o forse …tacendo, quel che gli conveniva. Alcuni sono diventati miti, nolenti o –come credo- più spesso volenti.  I miti della criminalità, gli assassini con la faccia d’angelo, i solisti dei mitra, quelli sepolti nelle cattedrali (così almeno pare), hanno fatto quel che hanno fatto alla “luce del sole”, ma gli altri? I signori con la grisaglia? Ancora oggi inchieste giornalistiche (poche ma degne di massima considerazione e redatte da giornalisti mai abbastanza complimentati) ci parlano di società che inquinano nei Paesi africani, che uccidono con l’amianto, che mettono le mani nel portafoglio con a volte clamorosi falsi in bilancio (già un ex reato). Quanti di questi signori hanno l’onore delle prime pagine?

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Gli “scandali finanziari” assomigliano così a quelle “stragi di Stato”. A distanza di anni innumerevoli Comitati dei familiari delle vittime, e non solo, restano in attesa. In attesa di giudizio, di un giudizio non condizionato da leggi mancanti, indegne o degne de I Promessi Sposi e del famoso “latinorum” di  Renziana memoria.

PdP

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