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Die (2010)

Creato il 04 agosto 2011 da Sonjli
Die (2010) Sei persone, apparentemente molto diverse tra loro, si ritrovano imprigionate in sei gabbie di vetro all'interno di una sorta di oscuro sotterraneo posizionato in un luogo imprecisato. Qualcuno li ha catturati e vuole giocare con loro un sadico gioco: uno alla volta si dovranno esporre al giudizio di un dado che decreterà la loro salvezza o la loro morte. Jacob, l'aguzzino, farà lanciare il dado ad un altro partecipante scelto a caso (o no?) tra i cinque rimanenti.
Mentre Jacob continua il suo gioco perverso, la detective Valenti inizia delle indagini per ritrovare lo scomparso agente Murdock, anche lui finito tra le grinfie di Jacob.
Quando il dado inizierà a girare si scoprirà che i sei partecipanti sono accomunati dalla propensione al suicidio e dalle loro vite disperate. La missione di Jacob sarà quella di punirli o di salvarli?

Siamo dalle parti di Saw. Infatti questa piccola produzione canadese prende moltissimo spunto dalla saga di James Wan. Ci sono sei persone che non si conoscono che si svegliano in un luogo misterioso e c'è anche l'enigmista di turno, però... c'è un bel però: la novità è che l'enigmista è molto più furbo; scrive un libro, ci guadagna un sacco di soldi e crea una sorta di setta pronta a tutto per liberare\punire le persone dai mali che le hanno portate fino alla decisione più estrema. E lo fa con un dado...
Il film rispecchia i canoni di questo nuovo filone che parte dal 2004 e diciamocelo, ha fatto più danni che altro. In questo caso non c'è da lamentarsi. La regia dello sconosciuto Dominic James non rimane nella memoria per le trovate psichedeliche ma per una lenta e meccanica escursione di cambi immagine tra le varie esecuzioni dei protagonisti e la vita esterna al luogo di prigionia. Peccato che il low-budget si faccia sentire parecchio in fase di trucco ed effetti speciali che risultano praticamente inesistenti.
Die è un gioco di parole, piuttosto malriuscito, che tradotto in italiano può avere due significati: dado o morire. E infatti ritroveremo il nuovo villain del caso a propinarci delle assurde ragioni per cui i sei predestinati dovranno vivere o morire a seconda del numero che esce dal lancio di un dado.
Ogni protagonista ha tatuato sul polso un numero che va da uno a sei e graficamente rappresenta una delle facce del dado. Il simbolo è la ragione d'esistere dell'intero film. Infatti nel finale c'è uno swing abbastanza carino, ma poco incisivo, sulla vera natura degli esseri umani, secondo il regista e lo sceneggiatore.
La sceneggiatura di Domenico Salvalaggio, basata sul racconto di Nick Mead, è piuttosto derivativa e grossolana ma ci si mette a rovinarla soprattutto la storia. La morale del film infatti è piuttosto strana. Se da una parte si considera il suicidio come via di fuga dai problemi della vita da evitare al costo di morire (!), dall'altra si propende per una soluzione drastica e pseudo-religiosa che ha veramente poco di morale e puzza un pò di politico. Non conoscendo il regista, ne trovando informazioni sul web, è difficile capire le sue vere intenzioni.
In questo periodo sembra andare molto di moda il suicidio e infatti anche qui il tema viene trattato con estrema enfasi, tanto che il filo conduttore sarà proprio la scelta di autoeliminazione dei protagonisti. A questo punto mi incuriosisce di vedere "Kill me please" di cui si sente parecchio parlare... (trovate una bella recensione qui).
Nel complesso il film funziona ma non lascia molta traccia del suo passaggio e ci sono parecchie imperfezioni per quanto riguarda la regolazione delle uccisioni tra i partecipanti al gioco malato del malvagio Saw-Jacob. Su tutte non può sfuggire la prima esecuzione in cui l'agente Murdock (il bravissimo Elias Koteas che abbiamo già visto un pò ovunque) che completamente libero e con una pistola caricata alla russa, potrebbe tranquillamente uccidere il suo aguzzino ma preferisce sparare alla ragazza immobilizzata sulla sedia. Altra bruttura è la storia del piccolo Jacob, stereotipo sugli stereotipi che rasenta il ridicolo e fa perdere una buona fetta di credibilità alla vicenda.
Gli attori sono discreti senza dare l'impressione di essere troppo dentro le rispettive parti. Nota di merito per il sempre presentissimo Koteas che da solo riempe lo schermo, e demerito per Emily Hampshire che sfuma impietosamente in un ruolo da protagonista che non le appartiene.
Nota positiva per Die quando si scopre che è una co-produzione italo-canadese. Troviamo anche un paio di attori italiani: quella bella bond-girl di Caterina Murino che recita piuttosto bene ed è anche abbastanza ambita tra Francia, Spagna e USA; e quel bel fustacchione di Fabio Fulco (ma chi lo conosce?) che a quanto pare, reciterà anche nello spagnolo "Transgression" a fianco dell'icona Michael Ironside (visto in Starship Troopers, su tutti).
Resta il fatto che se avete deciso di suicidarvi, negli ultimi tempi esistono sette e associazioni a pagamento che vi possono aiutare (o spingere...) in tutti i modi. Fortunatamente stiamo parlando di finzione... o no?

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