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Dietro le quinte di Verso Monet: intervista a Marco Goldin

Creato il 19 luglio 2013 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Il prossimo ottobre si aprirà a Verona (per proseguire nei primi mesi del 2014 a Vicenza) la mostra Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento, di cui vi avevo già fornito un'anteprima e di cui è ora disponibile un video introduttivo. Vi propongo oggi, per una più approfondita conoscenza dell'evento, l'intervista che ho avuto il piacere di proporre a Marco Goldin, direttore di Linea d'ombra, l'azienda organizzatrice, lo scorso 10 giugno.
Dietro le quinte di Verso Monet: intervista a Marco Goldin
D. Innanzitutto complimenti per il successo delle iniziative di Linea d’ombra e grazie per aver portato la vostra esperienza artistica e imprenditoriale anche a Verona. La mostra Verso Monet, che ha per protagonista il paesaggio, è una manifestazione speculare rispetto all’esposizione dello scorso anno dedicata al ritratto. L’idea di due eventi comunicanti è stata presente fin dall’inizio della progettazione, oppure si è affacciata in un secondo momento?
R. Il progetto era nato nella tarda primavera del 2011 come un progetto biennale di analisi di quelle che oggi sono considerate le due categorie della pittura più interessanti. Nell’800, il paesaggio era considerato un genere pittorico piuttosto scadente, buono per chi non era in grado di dipingere un volto o di dedicarsi alla grande pittura storica, mentre oggi la prospettiva è cambiata, per cui c’è stata fin dall’inizio la volontà di mettere in comunicazione i due soggetti, di qui anche la scelta di portare la mostra, come è stato l’anno scorso, nelle città di Verona e Vicenza.
D. Il paesaggio è una conquista moderna dell’arte: qual è il filo conduttore che vi ha guidati nella scelta degli autori e delle opere attraverso cui descrivere questa novità?
R. La mostra è composta da una novantina di pezzi e si sofferma sui momenti più importanti della storia del paesaggio. Prima di tutto la scelta di cominciare con il Seicento: si sarebbe potuto sicuramente iniziare da un momento precedente, se avessimo voluto isolare brani di paesaggio entro i quadri di soggetto sacro di Bellini, Giorgione o Tiziano; ma mi interessava mostrare al pubblico lo scatto che avviene nel XVII secolo, quando la natura comincia a diventare oggetto di rappresentazione autonomo. Questo cambiamento viene raccontato attraverso due contesti principali: la pittura francese di ambientazione romana di Lorrain e Poussin e quella olandese, in cui emerge la natura nel suo versante quotidiano, che interesserà particolarmente gli artisti dell’Ottocento. Il Settecento non poteva che essere rappresentato attraverso le grandi vedute di Canaletto, Bellotto e Guardi, massima espressione del protagonismo del paesaggio; si tratta della parte della mostra in cui troneggia la pittura italiana. Una larghissima sezione è dedicata all’Ottocento, il ‘secolo della natura’, benché la critica, come si è detto, attribuisse alla pittura di paesaggio un ruolo secondario; da un incipit romantico legato a Friedrich, Turner e Constable, si passa ai diversi tipi di realismi, spaziando dagli Stati Uniti all’Europa centrale, settentrionale e orientale. Le due sezioni finali presentano, rispettivamente, la grande novità degli Impressionisti e la produzione di Monet, punto di arrivo della storia del paesaggio.
D. Monet è il punto d’arrivo della mostra perché nella sua arte si assiste ad un processo pittorico che porta ad una visione spirituale del paesaggio…
R. Ho voluto mostrare come, nell’opera complessiva di Monet, si susseguano i germi del Realismo (derivanti da Corot), le soluzioni nuove del plain air, la crisi della stessa pittura all’aria aperta degli anni ’80, durante la quale, con la diffusione del lavoro di ritocco in studio, viene messo in dubbio il fondamento stesso dell’Impressionismo; questa sezione è raccontata in modo particolarmente approfondito, con l’accostamento alle opere di Monet di quelle di Van Gogh, Gauguin e altri artisti contemporanei. Si conclude, infine, con le opere degli anni’90, il periodo quasi ‘astratto’ di Monet, durante il quale avviene il passaggio fra la percezione delle cose e la loro dissoluzione (come accade con le Ninfee o con i dipinti della cattedrale di Rouen), che aprirà la strada alle soluzioni novecentesche.
R. Fra i dipinti esposti, ce n’è uno che è stato particolarmente felice di includere nella mostra?
D. Rispetto a mostre passate, come Van Gogh e il viaggio di Gauguin (Genova, 2011-2012 NDR.) o la stessa mostra sul ritratto, in cui erano presenti ‘prestiti epocali’ (rispettivamente, Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo? di Gauguin e Danza a Bougival di Renoir), questa è una mostra corale. Abbiamo una qualità straordinaria di quadri e ci sono tanti prestiti di cui sono fiero; potrei indicare i paesaggi di Van Gogh, le vedute del Canaletto, che arrivano dagli Stati Uniti e non vengono quasi mai prestate, o il dipinto notturno di Friedrich: prestiti complicatissimi, ma sicuramente ce n’è più d’uno.
R. Nei primi mesi del prossimo anno, in parallelo alla tappa vicentina di Verso Monet, si terrà a Bologna, presso Palazzo Fava, un’altra mostra, intitolata La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden Age da Vermeer a Rembrandt. Può darci qualche notizia in anteprima?
D. La ragazza con l’orecchino di perla, affiancato nella mostra dagli altri grandi artisti del Seicento olandese, è il prestito più incredibile che Linea d’ombra abbia mai avuto: il dipinto è, dopo la Gioconda, il ritratto più conosciuto nel mondo. L’occasione del prestito nasce dalla chiusura per due anni e mezzo per restauro e ampliamento del museo Mauritshuis de l’Aia, in corrispondenza del quale è stato organizzato un world tour che nel 2012 ha portato i dipinti a Tokyo (dove questa ed è stata la mostra più vista dell’anno, con 1.800.000 spettatori) e a Kobe e che si sta svolgendo in questi mesi negli Stati Uniti. Inizialmente non erano previste altre tappe, ma, grazie ai rapporti personali che ho con la direzione del Mauritshuis e al protrarsi dei tempi di restauro, a Bologna, con quaranta pezzi, avremo la versione più ricca e personalizzata della mostra, nonché l’unica sede europea dell’evento.
Dietro le quinte di Verso Monet: intervista a Marco Goldin
D. Si è parlato, in relazione ai progetti di Linea d’ombra, di ‘democratizzazione dell’arte’ (L. Santin, Messaggero Veneto, 13/01/2012 NDR.), e il successo delle mostre veronesi conferma il desiderio di cultura da parte del pubblico. Oltre che storico dell’arte, Lei è imprenditore: quanto spazio pensa che ci sia in Italia per iniziative che puntino ad investire nella cultura e quali prospettive ritiene che esse possano aprire?
R. Mi pare che dopo, tanti anni di difficoltà in questo senso, l’idea che la cultura sia qualcosa da mettere su un piedistallo stia per essere definitivamente superata: ci sono molti fattori che ci fanno capire che questo processo è ben avviato. Linea d’ombra ha contribuito in maniera importante, anche in mezzo a polemiche da parte dei detrattori dell’‘arte per tutti’, ma si è ormai capito che quantità e qualità possono convivere tranquillamente e che il successo di progetti culturali permette anche successivi investimenti in altre iniziative. Si è, insomma, attuato un meccanismo virtuoso che ha sdoganato il concetto di ‘cultura popolare’ inteso come concetto nobile, in cui si uniscono emozione e conoscenza e che abbandona l’autoreferenzialità: una mostra può essere apprezzata anche da chi non ha conoscenze approfondite, ma, sull’onda di un’emozione, può essere spinto a cercare la conoscenza; il pubblico, d’altronde, non può essere preso in modo esclusivamente didattico, ma va coinvolto con l’emozione, facendolo entrare nella passione che informa un’esperienza artistica e culturale.
Dietro le quinte di Verso Monet: intervista a Marco Goldin
Ringrazio nuovamente Marco Goldin per la gentile disponibilità all'intervista e invito tutti voi a visitare la mostra Verso Monet (assieme alla mia bella città), preannunciandovi che nelle prossime settimane Athenae Noctua ospiterà un contest legato all'esposizione stessa: non mancate!
C.M.

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