Dimissioni, festeggiamenti e memoria corta

Creato il 15 novembre 2011 da Exodus, Di Luca Lovisolo @LucaLovisolo

Il Presidente del Consiglio dei ministri si dimette e il Sovrano italiano festeggia il suo congedo. Ma chi ha votato non una, ma ripetute volte l’imprenditore milanese a capo del Governo?

Che un eletto deluda i suoi elettori può succedere, una volta. In Italia, una persona senza la minima esperienza politica, sospettato di dubbie faccende e a capo di un impero mediatico, per quasi un ventennio è stato eletto dal popolo sovrano a capo dell’esecutivo, più volte e con generose maggioranze. Non si può parlare di un singolo caso sfortunato.

Le dimissioni del politico che nella più difficile crisi economica dell’era moderna ha definitivamente distrutto la già traballante immagine dell’Italia si possono solo salutare con favore. Il nuovo capo del Governo, ampiamente riconosciuto all’estero, farà dell’Italia «di nuovo un Paese serio». Questa è la diffusa opinione che si legge nei media e nelle reti sociali italiane.

Se davvero sarà così, non dipende dall’indiscusso prestigio del prossimo Presidente del Consiglio dei ministri. Il punto saliente è la relazione tra popolo e sovranità popolare.

Per sostituire un capo del Governo non più sostenibile, sebbene eletto democraticamente, non è stato possibile trovare fra i parlamentari votati dal popolo una persona che, nel difficile contesto attuale, apparisse contemporaneamente competente, credibile a livello internazionale e sufficientemente indipendente. Gli elettori – di qualunque credo politico – non dovrebbero rallegrarsene. I loro rappresentanti ora possono solamente dire un sì o un no, e un no non è neppure pensabile. In realtà, questa è l’umiliazione del Sovrano.

Certo, a parziale discolpa degli elettori italiani si possono citare un paio di ragioni. Innanzitutto, una secolare tradizione cattolica non lesa da significativi movimenti protestanti è noto che non aiuta nessun popolo ad autodeterminarsi. Poi, negli ultimi 50 anni il voto degli Italiani ha avuto effetti piuttosto limitati. Nell’Europa dei blocchi contrapposti, l’Italia apparteneva al campo occidentale ma questa collocazione (a differenza di quanto accadeva in Germania o in Francia) non era acquisita da tutti come evidente. I risultati elettorali non potevano modificare la collocazione internazionale del Paese. Infine, la relazione dell’Italia con l’estero resta ancora oggi problematica. La crisi dell’euro ne è un esempio brillante. Anche Italiani ben istruiti interpretano il ruolo guida assunto da Francia e Germania non come segno della debolezza dei loro governanti (l’Italia avrebbe tutti i diritti di dire la sua), ma come insopportabile prepotenza di due vicini più grandi. Gli investitori che acquistano titoli di Stato e mantengono così in piedi il Paese sono visti persino da alcuni politici come demoni che vogliono influenzare i destini dell’Italia.

Nel Paese manca una diffusa conoscenza delle lingue straniere. I media italiani riportano le notizie dall’estero in modo marginale e spesso superficiale. Le imprese, rispetto ad altri Paesi europei, sono molto indietro nell’internazionalizzazione dei loro mercati. L’elenco potrebbe continuare.

In questa situazione, è difficile attendersi che un popolo possa farsi un’idea corretta della propria posizione internazionale e orientare di conseguenza le proprie decisioni sovrane. Il Sovrano italiano potrà davvero festeggiare solo quando avrà affrontato alla radice il problema di base, l’esercizio del proprio diritto di voto e degli altri poteri decisionali che gli sono attribuiti. Se le giovani generazioni dell’era di Internet vi riusciranno meglio di quelle che le hanno precedute non è una certezza, ma è una possibilità. | ©2011 Luca Lovisolo [>originale in lingua tedesca]


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