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Dipinto dell'esimio Artista Robert PappIl Purgatorio e il...

Da Eleonoraely
Dipinto dell'esimio Artista Robert PappIl Purgatorio e il...
Dipinto dell'esimio Artista Robert Papp
Il Purgatorio e il Paradiso


Dipinto dell'esimio Artista Robert PappIl Purgatorio e il...


Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - NapoliRiano – Sessa Aurunca 1984

Cap. V
I vari stadi o stazioni del Purgatorio
Secondo le rivelazioni dei Santi, e possiamo dire anche secondo la logica, il Purgatorio è diviso in vari stadi, a seconda dello stato di purificazione che l'anima deve subire, in proporzione delle colpe commesse. La scuola, per es., è come una purificazione ed una elevazione della mente, ed è per necessita divisa in varie classi, dall'asilo d'infanzia dove la mente si comincia a schiudere, alla Università dove la mente si completa, o... dovrebbe completarsi, in una data disciplina.
Santa Francesca Romana vide il Purgatorio diviso in tre parti distinte: nella regione superiore stanno le anime che soffrono la sola pena del danno, cioè della privazione della visione di Dio, o qualche pena mite e di poca durata, per renderle atte alla visione ed al godimento di Dio. Nella regione media, dove la Santa vide scritto: Purgatorio, soffrono le anime che commisero colpe leggere, o che debbono, aggiungiamo noi, liberarsi dalle pene dei peccati mortali perdonati quanto alla colpa. In fondo all'abisso, e in vicinanza dell'Inferno, vide la terza regione, ossia il Purgatorio Inferiore, tutto ripieno di un fuoco chiaro e penetrante, diverso da quello dell'Inferno che è oscuro e tenebroso. Questa terza regione la vide divisa in tre scompartimenti, dove le pene vanno gradatamente aumentando a seconda delle responsabilità delle anime e del grado di gloria e di felicità al quale debbono giungere; il primo è riservato ai secolari, il secondo ai Chierici non ordinati in sacris; il terzo ai Sacerdoti ed ai Vescovi. Deve ritenersi che questo terzo scompartimento abbia un luogo più infimo ancora, riservato ai Religiosi ed alle Religiose, che, avendo avuto maggiori mezzi di santificazione e maggiori lumi da Dio, hanno una maggiore responsabilità nelle loro colpe, e quindi un maggiore bisogno di espiazione.
Tanto i Sacerdoti che i Religiosi, chiamati alla più alta santità, debbono raggiungere un altissimo stato di gloria, ed hanno bisogno di una minuta purificazione, che rende il loro stato più doloroso. Anche per loro la purificazione non è un atto di vendicativa severità di Dio, ma è una contesa di amore. E’ un fatto che la maggior parte delle manifestazioni di anime purganti in grande pena è data proprio da anime di Sacerdoti e di Religiosi. E' logico anche questo, com'è logico che chi deve andare ad una superiore classe di studi o di arte, deve avere una preparazione più profonda ed accurata, e, per ciò stesso, una pena più profonda e più lunga.
La pena del danno
Noi abbiamo meditato sulla pena del fuoco del Purgatorio, e parliamo degli stadi in cui questo è diviso, ma non possiamo capire né parlare delle pene che le anime hanno nel fuoco e nei vari stadi per i quali passano, non avendo nella vita terrena nessuna pena che ce ne possa dare una precisa idea. Possiamo dire però che l'intensità delle pene è proporzionata esattamente alle colpe commesse, ed è resa intensa e come dominata dalla pena del danno, cioè dalla privazione di Dio, e dal desiderio di possederlo, per l'intenso amore che le anime hanno per Lui, e per l'intensissimo amore che Dio ha per loro.
Perciò abbiamo chiamato il Purgatorio una contesa di amore. Il Signore non è severissimo con loro, è invece amorosissimo, e le purifica perché le vuole in una perfetta felicità. L'anima percepisce questo amore di Dio, e più si slancia verso di Lui: arde per amore, geme per amore, percepisce la caligine oscura nella quale si trova, perché è amata ed ama, domanda aiuto per uscire dal suo stato, perché sia abbreviato, non potendo essa abbreviarlo con i propri meriti, essendo incapace di meritare, e quest'ansia l'ha per amore.
Il gemito dell'amore dell'anima che desidera Dio, e che sente l'attrazione del divino Amore che la vuole nella felicità, costituisce la pena del danno, che è contesa di amore. Possiamo anche dire che è una pena che tempera le pene del fuoco e dei sensi. Sembra un paradosso, eppure è così, per la stessa contesa di amore, che fa riguardare dall'anima ogni pena purificatrice come un passo verso il Sommo Bene e la eterna felicità.
Una donna che deve fare... una cura di bellezza per presentarsi ad una festa regale, soffre tanti fastidi e tante pene, ma queste pene le diventano più sopportabili per il fine a cui tendono. Se un carnefice con una pinza le strappasse le sopracciglia, le mettesse tra i capelli, tirandoli con dolore, delle molle, e le ponesse sul capo un casco pesante ed infuocato, costringendola a stare immobile per ore, e se per darle una pena opprimente che le mozzasse la libertà del respiro, la stringesse nei fianchi e sul petto, e se addirittura le tagliasse i muscoli dei polpacci... la donna si dimenerebbe disperata. Ma se tutto questo le fosse fatto per darle una linea elegante, uno splendore di bellezza che le conciliasse l'ammirazione e l'amore del Re, essa soffrirebbe tutto per amore del Re, e le sue pene sarebbero temperate e sopportabili per l'amore. Così sono, in questo pallido paragone, le pene del senso per le anime purganti, specialmente quando per la purificazione subita, si avvicinano di più a Dio, e, snebbiate, ne considerano la infinita bellezza e l'infinita bontà, come in una crescente meditazione e contemplazione.
Per la stessa contesa di amore tra Dio e l'anima, possiamo dire che negli stadi più profondi del Purgatorio, dove l'anima arde nel fuoco che la purifica, le pene che mettono in evidenza le sue colpe e le sue imperfezioni rendono per lei più spasimante la pena del danno. Essa, infatti, purificata con pene proporzionate ad ogni colpa, non considera la privazione di Dio nelle ansie dell'amore, ma la considera negli spasimi del dolore delle colpe commesse, e nel rimorso terribile di essere separata dal Sommo Amore, per le più stolte e miserabili soddisfazioni della terra. E’ questo il verme dell'anima, del quale parla Gesù, che nei dannati non muore, perché è eterno, e nelle anime purganti è rimorso di amore, è maggiore apprezzamento del Signore, e perciò è maggiore ansia di amore nella percezione della bontà di Dio che l'ama e la desidera con Sé. Anche in quegli abissi profondi, che confinano quasi con l'Inferno, la pena e l'espiazione sono contesa di amore.

L'Eucaristia e la pena del danno
La pena del danno, per tutte le anime, e specialmente per le più vicine alla gloria, è immensamente temperata dall'Eucaristia, che è la presenza velata di Gesù. Per questo da tante rivelazioni sappiamo che quando si celebra la Messa per un'anima, essa non soffre o per lo meno è grandemente refrigerata, proprio per la presenza di Gesù sull'Altare. Celebrandosi la Messa per lei, e applicandola Dio all'anima penante, quando non c'è un ostacolo di giustizia che lo impedisca, l'anima ritorna quasi come pellegrina di amore sulla terra dove si celebra, si unisce alla Chiesa militante, partecipa al suo ineffabile tesoro Eucaristico, e si trova con immenso amore vicina a Gesù, adoratrice amorosissima, attraverso il velo dell'Ostia santa, di Gesù, suo amore e sua vita. Nessuna creatura della terra è adoratrice Eucaristica come un'anima purgante che partecipa ad una Messa celebrata per lei, o che si unisce per il suffragio all'adorazione della Chiesa per Gesù Sacramentato.
Ne abbiamo un esempio bellissimo in una rivelazione di S. Geltrude.A questa Santa apparve, appena dopo morta, una Religiosa deceduta nel fiore dell'età, e nel bacio del Signore, dopo una vita passata in continua adorazione verso il SS. Sacramento. Le apparve tutta sfolgorante di luce celeste, inginocchiata davanti al Divino Maestro, che faceva partire dalle sue piaghe gloriose cinque raggi infiammati, che andavano a toccare dolcemente i cinque sensi della pia Suora. Ciononostante, sembrando la fronte di questa come offuscata da una nube di profonda tristezza, S. Geltrude, piena di meraviglia, domandò al Signore come mai, mentre Egli favoriva la sua serva in modo tanto speciale, questa sembrava che non godesse di una gioia perfetta. Gesù rispose: « Fino ad ora quest’anima fu giudicata degna di contemplare solamente la mia umanità glorificata e le mie cinque piaghe in considerazione della sua devozione verso il mistero Eucaristico, ma non può essere ammessa alla visione beatifica a cagione di alcune macchie leggerissime da lei contratte nella pratica della Regola».
E poiché la Santa intercedeva per lei, Gesù le fece conoscere che senza numerosi suffragi, quell'anima non avrebbe potuto terminare la sua pena. La defunta medesima fece cenno a S. Geltrude di non voler essere liberata, prima di avere soddisfatto al suo debito. L'amore che aveva per Dio, le faceva desiderare di comparirgli davanti tutta pura. L'amore che in vita aveva avuto a Gesù Sacramentato, le faceva contemplare la Divina Umanità di Lui, come l'aveva contemplata velata nell'Ostia Santa.
Ecco un altro esempio che ci dimostra come la Divina Eucaristia attenua nelle anime purganti la pena del danno, e la separazione da Dio.
Il giorno di tutti i Santi una giovane di rara virtù e modestia, vide comparirle davanti l'anima di una dama di sua conoscenza, morta poco tempo prima, la quale le fece conoscere come essa soffrisse bensì la sola privazione di Dio, ma che questa privazione era per lei così intensa, che le procurava un tormento indicibile. In tale stato le si fece vedere più volte, e quasi sempre in Chiesa, poiché, non potendo contemplare Dio a faccia a faccia nel Cielo, cercava di trovare refrigerio alla sua pena, contemplandolo almeno sotto le specie Eucaristiche.
Sarebbe impossibile riferire a parole con quale slancio di adorazione, e con quale umile rispetto, rimanesse quell'anima davanti alla Sacra Ostia. Quando assisteva al divino Sacrificio, nel momento dell'elevazione il suo volto s'illuminava in tal modo, che sembrava un Serafino. La giovanetta dichiarava di non aver visto mai uno spettacolo più bello. Ogni volta che la fanciulla si comunicava, l'anima della matrona l'accompagnava alla Sacra Mensa, e rimaneva poi accanto a lei per tutto il tempo del ringraziamento, per godere della sua felicità innanzi a Gesù Sacramentato vivente in lei.
La pena del danno e l'amore di Maria SS.ma
La pena del danno è anche straordinariamente temperata nelle anime che furono devote particolarmente di Maria. Questa dolcissima Mamma le va a consolare, ed essendo Essa candore dell'Eterna luce e specchio senza macchia, mostra loro, in Lei, lo splendore riflesso della gloria di Dio. L'anima della matrona, infatti, che compariva alla giovane per partecipare alla gioia di Gesù Sacramentato, le si mostrava sempre vestita di bianco, e con un lungo Rosario in mano, in segno della sua devozione verso la Madonna, e mostrava di consolarsi anche innanzi ad una immagine di Maria SS.ma. Un giorno la pia giovane, insieme con altre amiche, dopo avere decorato piamente l'Altare della Vergine, s'inginocchiò con esse, e propose loro di baciare i piedi della statua, e d'abbracciarli due volte, una per loro, e un'altra per l'amica defunta. Dopo averlo fatto, ecco venire la dama, tutta festosa, a ringraziarla con indicibile affetto.
Per l'amore che l'anima purgante porta a Dio, purificandosi nel fuoco e nelle pene che l'accompagnano, la pena del danno riesce anche più intensa, perché si accresce la sublime contesa di amore fra l'anima e Dio. E’ logico, perché l'anima si snebbia, ed è quasi come un ferro, che a misura che si avvicina alla calamita, se ne sente più attratta, e con più impeto va verso di essa. Per l'attrazione verso Dio, le macchie che ancora rendono l'anima lontana da Lui appaiono assai più ripugnanti, e il verme della coscienza diventa in lei più rodente l’intimo dell'anima.


Tensione di amore verso Dio
Sono pene che la nostra materialità non può capire, perché il nostro amore per Dio è tanto debole e meschino. Dovremmo capire che cosa è Dio per noi, che cosa è l'amore di un'anima che è in grazia di Dio, e quindi che cosa è per l'anima il trovare in se stessa, e per propria colpa, l'ostacolo che le impedisce di andare al Signore per amarlo nell'intimità di un'eterna e felicissima unione.
Tante volte noi sentiamo dire che il sangue attira, e che perciò il bimbo si rivolge prima di tutto ai suoi genitori, perché ha il loro sangue e la loro vita. Se lo allontanate, piange, si dimena, tende le piccole braccia, finché non ritorna a loro. Nella mamma trova il suo cibo e il suo riposo, nel babbo trova il suo sostegno. Non può capire in quella età i sacrifici che il babbo fa per lui, ma capisce i regali che gli fa, e sente la sua bontà verso di lui. Questa tensione del bimbo verso i genitori è un primo e rudimentale apprezzamento che fa di loro, e si sente attratto a loro, pur non potendone capire il perché. Il bimbo gode la gioia della dolcezza e morbidezza materna quando succhia, e la gioia della fortezza e della sicurezza, quando sta nelle braccia del padre. Non si può dire che nel bimbo sia una manifestazione di egoismo, ma è l'esigenza di ritornare alle fonti della sua vita, per lo sviluppo della propria vita. Più il bimbo conosce i suoi genitori, più è familiare con loro, e più li ama, perché più li apprezza. Il suo apprezzamento non è né frutto di coscienza né di subcoscienza, ma è tensione naturale del sangue verso il sangue, della vita verso la fonte della sua vita.
Noi siamo creature di Dio, e siamo attirati a Lui perché ci ha creati.

Egli plasmò il primo uomo dal fango della terra. Egli soffiò su di lui l'alito amoroso della vita, Egli donò a lui la vita soprannaturale della grazia che aveva perduta. Se sulla terra siamo così miserabili da non riconoscerlo, e da concentrarci in noi e nella peggiore parte di noi, peccando, appena liberati dalla vita terrena non possiamo non slanciarci verso di Lui. Il bimbo è tratto dal sangue verso chi gli partecipò la vita, noi siamo attratti dalla medesima, infinita grandezza di Chi ci creò.
Questa grandezza amorosissima l'anima la sente in pieno per lo stato di grazia, quando si purifica nel Purgatorio, la sente come una repulsione terribile quando cade nell'Inferno. L'anima purgante tende a salire a Lui, l'anima dannata tende a fuggire da Lui, pur sentendo che è il suo ultimo fine. Nell'anima purgante la privazione di Dio è amore, nell'anima dannata è odio, e quindi la sua naturale tensione verso Dio è tormento indicibile.

(continua)

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