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Dodici mesi sul tetto del mondo

Creato il 31 marzo 2013 da Calcioromantico @CalcioRomantico

La Juventus del Trap ci aveva già provato e in qualche modo c’era anche riuscita. La vittoria di Tokyo sull’Argentinos Jrs aveva reso i bianconeri contemporaneamente detentori della Coppa Intercontinentale, della Supercoppa Europea e della Coppa Campioni, ma l’enorme peso della tragedia dell’Heysel non si poteva scacciar via con un semplice dato statistico. La Coppa Campioni 1985 era stata alzata dopo una partita surreale, giocata per motivi di ordine pubblico e decisa da un fallo su Boniek fuori area trasformato in rigore forse perché i tifosi juventini avevano già perso ben altro quella sera. La Supercoppa era quella 1984, perché l’esclusione dalle coppe delle squadre inglesi aveva reso impossibile la sfida con l’Everton, vincitore della Coppa Coppe 1985. E poi tre mesi dopo la vittoria in Giappone i bianconeri erano stati eliminati nei quarti della Coppa Campioni 1986 dal Barcellona. La Juventus, se era salita sul tetto del mondo, ci era rimasta pochissimo.

ravanelli finale roma
Lo scudetto 1985/86 segnava l’ultima vittoria del Trap e la fine di un ciclo, che neanche la ricomparsa a Torino del Giovanni nazionale avrebbe riaperto. I bianconeri ripartono nell’annata 1994/95 con Marcello Lippi al volante. Lo scudetto conquistato al primo assalto consente alla Juventus di puntare alla Coppa Campioni, ora diventata Champions League, già per il 1996. Dopo un folgorante girone eliminatorio illuminato dai primi gol “alla Del Piero”, arriva una complessa sfida col Real Madrid risolta in rimonta al Delle Alpi da un’altre magia di Pinturicchio, stavolta su punizione, e da un gol del gregario Padovano. In semifinale la pratica Nantes viene archiviata dal 2-0 all’andata, gol di Vialli e Jugović, e dall’immediato gol di Paulo Sousa al ritorno. La vittoria finale dei francesi per 3-2 non impedisce ai bianconeri di giocarsi l’ambito trofeo continentale allo Stadio Olimpico il 22 maggio. Di fronte i lancieri dell’Ajax, campioni in carica. Al 12′ un’incomprensione tra Frank De Boer e Van der Sar permette a quella volpe di Ravanelli di segnare a porta sguarnita da posizione defilata. La Juventus è più forte e più carica degli olandesi, ma il pareggio di Litmanen al 41′ e le occasioni sotto porta fallite da Del Piero e Vialli rimandano tutto ai tiri dal dischetto. Qualcuno dei biancorossi si tira indietro, Davids pur se molto stanco no e sbaglia. Sbaglia anche Silooy e il tiro di Jugović sancisce così la vittoria della prima vera Coppa Campioni.

del piero river
Dal tetto d’Europa al tetto del mondo il percorso è breve. La Juventus cambia pedine fondamentali, via Vialli e Ravanelli, dentro Bokšić e Zidane, e acquista anche alcuni giovani, eppure quello che scende in campo nella stagione 1996/97 è un collettivo talmente amalgamato da essere imbattibile. Quasi. Il 26 novembre arriva la seconda Intercontinentale. Contro il River Plate la partita si risolve nel finale grazie a una prodezza di Del Piero che su azione d’angolo si fa trovare pronto sul secondo palo e trafigge Bonano con un diagonale al volo, poi Peruzzi salva il risultato.
Come nella finale di Roma il punteggio non rende giustizia alla mole di gioco espressa. La scampagnata in Supercoppa Europea a inizio 1997 invece lo fa. Al Parco dei Principi segnano un po’ tutti, Porrini, Ferrara e Lombardo compresi, e il Paris Saint Germain perde 6-1. Il ritorno, giocato eccezionalmente a Palermo perché è meglio giocare davanti a un pubblico festante che nel deserto del Delle Alpi, si chiude con un’altra vittoria, 3-1, griffata da una doppietta di Del Piero e da un gol del giovane Christian Vieri che si sta ritagliando spazio anche in virtù dell’assenza di Bokšić. Riparte la Champions e ad aprile arriva una spettacolare prova d’orchestra nella semifinale contro l’Ajax all’Amsterdam Arena: segnano Vieri e Amoruso, ma è solo 2-1. Al ritorno il 4-1 e un incontenibile Zidane ridanno il senso della differenza espressa in campo. Intanto un nuovo scudetto va in bacheca, mai veramente in discussione nonostante il Parma di Scala provi a resistere in scia fino all’ultimo. Si arriva alla finale di Champions, 28 maggio 1997, Olympiastadion di Monaco, avversario il Borussia Dortmund.

Da dodici mesi e sei giorni la Juventus è sul tetto del mondo, ma la discesa, anzi la Ri-caduta è a un passo.

federico


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