Dossier Renzi/5 - Lui e Berlusconi: dove osano le larghe intese

Creato il 09 settembre 2014 da Tafanus

B. ha adottato Renzi come il "figlio buono" senza che lui lo voglia. Ora l'uno deve decidere se diventare un padre della patria e l'altro se lasciarglielo fare (di Eugenio Scalfari)
Le larghe intese sono state sempre un obiettivo del programma di Silvio Berlusconi. Un obiettivo preliminare: doveva servire a procurargli un potere esclusivo, fondato sul populismo. Non gli importava il colore con il quale avrebbe caratterizzato quel potere; che fosse stato moderato-conservatore oppure moderato-liberale oppure socialdemocratico o addirittura socialista. Per lui era lo stesso, dal populismo argentino al franchismo spagnolo, dal salazarismo portoghese al Pinochet cileno. Non aveva (e non ha) idee politiche salvo due: è anticomunista e lo predica ancora e poi è favorevole a lasciare ai cittadini del Paese da lui governato la massima libertà privata, salvo che non metta in discussione i cosiddetti valori non negoziabili sostenuti dalla Chiesa prima dell'attuale pontificato.
Insomma: una sorta di Democrazia Cristiana con caratteristiche autoritarie che la Dc non ha mai avuto. Non è infatti un caso se fin dagli inizi gli italiani che si sono riconosciuti in Forza Italia provenivano dalla Dc, dai socialisti craxiani, dai socialdemocratici e dai liberali conservatori. Questo è stato il magma o se volete l'impasto del berlusconismo che ha assorbito tutte le clientele locali di quei partiti e i loro "cacicchi" che si sono affiancati ai dirigenti di Publitalia incaricati di costruire il partito-azienda guidato da un capo che aveva capacità di seduttore raramente presenti in altri leader.
Capacità oggi patrimonio di Matteo Renzi, che Berlusconi infatti avrebbe accettato come suo figlio politico. Accettazione niente affatto respinta da Renzi, tant'è che le larghe intese di origine berlusconiana sono resuscitate proprio per iniziativa del premier, che è arrivato al punto di associare il "patron" di Forza Italia al programma di riforme istituzionali al centro del programma renziano: la riforma del Senato, quella della legge elettorale, la riforma della giustizia, quella del titolo quinto della Costituzione. Renzi insomma è - come Berlusconi ha più volte detto - il figlio buono del capo di Forza Italia. Non so bene quale sia il significato dell'aggettivo "buono" in questo caso.
Oggettivamente potrebbe voler dire che Renzi non ha niente a che vedere col "bunga bunga", ma non è certo questo il senso che dà Berlusconi a quella parola. Forse buono in quanto molto più giovane, buono perché "ci mette la faccia", buono perché parla l'inglese e Berlusconi no, buono perché rottamatore. Berlusconi non è mai stato rottamatore, salvo nel caso di Gianfranco Fini, perché Fini "se l'è voluto". Per il resto, l'ex cavaliere di Arcore non aveva bisogno di rottamare perché il suo partito è lui che l'ha costruito e gli uomini che l'hanno aiutato nell'impresa erano dirigenti della sua azienda.
Ma adesso, quando le riforme alla cui realizzazione Forza Italia è associata saranno compiute o almeno ampiamente avviate, che ne sarà delle larghe intese? Renzi ha lobbligo e la necessità di dedicarsi alle riforme economiche, gliel'hanno detto (non voglio dire imposto, ma quasi) sia Angela Merkel sia Mario Draghi. Quale sarà su quel delicatissimo terreno l'atteggiamento di Berlusconi? Resterà all'opposizione? Oppure deciderà di far parte della maggioranza? La questione è assai controversa anche perché sono i due protagonisti a non aver deciso, ciascuno il proprio che fare.
Per ora sia l'uno che l'altro sostengono che le larghe intese non andranno più in là degli attuali accordi sulle riforme istituzionali. Renzi non accetterà mai un ingresso di Forza Italia nella maggioranza e dei suoi ministri nel governo, questo è sicuro, perché provocherebbe una sorta di rivoluzione nell'opinione pubblica democratica. Ma in questo caso il manico del bastone ce l'ha Berlusconi e non lui.
Se Berlusconi pensasse di recitare per tutta la legislatura il ruolo di padre della Patria, sarebbe l'obiettivo più importante della sua vita e della sua storia; nessuno, e  nemmeno Renzi, potrebbe impedirgli di votare tutte le leggi proposte dal governo. Magari tentandone qualche correzione, come fa il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Il Nuovo Centrodestra ha anche molti ministri e fa parte formalmente della maggioranza fin da quando Enrico Letta facilitò la scissione da Forza Italia. Berlusconi non avrà mai questo privilegio e credo che neppure lo voglia. Ma, lo ripeto, nessuno potrebbe vietargli di votare le leggi che il governo proporrà, dopo averle passate al setaccio per appagare nei limiti del possibile gli interessi che più gli stanno a cuore. Non gli importa di avere ministri, anzi gli creerebbe non poche complicazioni. Semmai avrà bisogno di poter assegnare incarichi appetibili per tacitare i suoi "colonnelli".


Berlusconi e Berluschino: "...that's ammmore..."

Dopodichè il risultato sarebbe che Forza Italia ha deciso di adottare "il figlio buono" senza che lui lo voglia, per il bene del Paese. Questo risultato Berlusconi può conseguirlo, dipende solo da lui e dai suoi "cacicchi". Mi viene in mente la canzone che cantavano soprattutto le famiglie mafiose nei film hollywoodiani: "Noi siamo bravi ragazzi, noi siamo bravi ragazzi...". E l'altra che dice: "Noi vogliamo marciare tutti insieme e io vorrei stare nel centro...". Può finire così. Non è facile, ma "nessuno lo può impedire" ai bravi ragazzi.
Certo il risultato finale, se le cose andassero in questo modo, sarebbe d'aver messo il nome di Berlusconi accanto a quelli di Mazzini, Cavour e Garibaldi. Iddio ci liberi da questa scellerata sventura.
Eugenio Scalfari

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