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Dovere, piacere e terapia

Creato il 16 ottobre 2015 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Chi per amore, chi per odio, tutti ricordiamo almeno un libro letto a scuola, per obbligo. Durante le elementari si legge per sviluppare le capacità di linguaggio, ma dalle medie in poi gli scopi sono molteplici. Le letture assegnate possono riguardare periodi storici particolari, come ad esempio le guerre mondiali, oppure autori capaci di lasciare un segno nella letteratura di una nazione. Dopo le superiori è molto difficile che ci vengano imposte delle letture, a meno che non si sia deciso di proseguire negli studi letterari. Si finisce, quindi, per leggere libri per puro piacere spesso scegliendoli a caso o seguendo mode o consigli.

Ma avete mai pensato che un libro potrebbe anche essere usato a scopo terapeutico?

E non parlo di libri di medicina, ma proprio di lettura di libri, scelti ad hoc come aiuto alla guarigione di problematiche psicologiche. Ebbene sì, esiste e questo genere di terapia si chiama “biblioterapia”.
Nonostante in psicoterapia questa pratica sia piuttosto recente, si fa riferimento al suo utilizzo sin dall’età antica. Già nell’Antico Egitto si vedeva la biblioteca come “casa di cura dell’anima”. All’inizio del XIX secolo, il dottor Benjamin Rush promuoveva la lettura negli ospedali come “divertimento e istruzione per i pazienti” e durante la metà dello stesso secolo il dottor Minson Galt riportava l’utilizzo della biblioterapia negli istituti psichiatrici. Ma è intorno agli anni ’30 che il dottor W. C. Menninger iniziò l’utilizzo vero e proprio della “libro-terapia” per il trattamento delle malattie mentali, dando inizio a quella che oggi è una pratica molto diffusa sia negli Stati Uniti che in Europa.

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Ma come funziona esattamente la biblioterapia?

In psicoterapia sarà lo specialista ad assegnare al paziente la lettura di un libro, in tema con il suo disagio, allo scopo di promuovere la conoscenza e l’educazione comportamentale per affrontare e gestire tale disturbo. La biblioterapia può utilizzare sia materiale narrativo che non. Nel primo caso la narrazione sarà interpretata attivamente alla luce delle circostanze in cui vive il lettore, attraverso immedesimazione, catarsi e introspezione.
La biblioterapia, però, può anche avvenire in modo autonomo, quando una persona cerca di guarirsi tramite la lettura di un libro.

Tra gli anni ’80 e ’90 la biblioterapia ha riscosso ampio successo nella psicoterapia, pur non essendo stata studiata approfonditamente come modello terapeutico. Successivi studi ne hanno dimostrato l’efficacia per contrastare diversi disturbi di lieve e media entità: disturbi dell’ansia, depressione, insonnia, disturbi dell’alimentazione, disturbi ossessivi-compulsivi, dipendenze e altri.
D’altronde non è poi così assurdo capire perché questa terapia risulti così efficace: è risaputo, ed è stato anche provato scientificamente, che chi legge romanzi sviluppi una maggiore empatia verso il prossimo. La maggiore conoscenza delle emozioni può aiutare sia sé stessi che gli altri.

Insomma, considerare un libro come un buon amico è forse riduttivo, i libri possono essere un rifugio dalla vita, un rimedio alla noia, un semplice piacere, una fonte di conoscenza, la chiave per affinare le proprie capacità e, come detto finora, un valido aiuto per contrastare eventuali disagi e sofferenze.

Arianna Pasquazi



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