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Duran Duran: unstaged

Creato il 24 luglio 2014 da Eva Gatti @avadesordre
Duranduran

Recuperato all'ultimo dei tre giorni di programmazione, spinta più dalla necessità fisiologica di vedere un film in sala che dal richiamo della regia di David Lynch o dall'introduzione di Morgan (per altro omessa bellamente), la riedizione del concerto al Mayan Theater di Los Angeles nel 2011, passato all'epoca in live streaming su Vevo, è stato sorprendente per la riscoperta del gruppo musicale che ha segnato gli anni '80.
Ai tempi della mia gioventù non ho mai preso posizione tra Duran Duran e Spandau Ballet simpatizzando però fortemente per i primi affascinata più dall'immaginario dei video che dalla qualità musicale, sorprende quindi entrare in sala pensando di fare un tuffo nostalgico negli spensierati anni'80 e ritrovare una band che tra alti e bassi ha messo insieme trent'anni di carriera continuativa senza reunion clamorose per attirare il pubblico, un gruppo cresciuto musicalmente che non fa concerti ripronendo solo le vecchie hit ma anche interessanti novità e riveste i vecchi successi di un sound più arricchito duettando con cantanti del calibro di Beth Ditto o Kelis per arrivare a una vera chicca, trasformando il loro brano per il Bond dell'85, Bersaglio Mobile (l'ultimo con Roger Moore) in una suite d'archi, omaggio al celebre 007 partendo dalle note di Goldfinger per arrivare a A view to a Kill.
Se il lato musicale è stato molto soddisfacente altrettanto non si può dire della regia di Lynch: tutto il concerto è stato ripreso in bianco e nero con immagini sovrapposte, a volte didascaliche (un lupo per Hungry Like the Wolf o la Terra per This is Planet Earth) a volte anche suggestive come nel caso della bella The man who stole a leopard (2010) o le riprese del pubblico col fish eye ma più spesso fintamente psichedeliche: personalmente non ho retto la ruota di bicicletta a commento di Rio brano accompagnato all'epoca (1982) da un meraviglioso video che anticipa tutto lo spirito edonista del periodo.
Di certo colpisce il contrasto tra il ricordo molto glam, rutilante e colorato dei Duran Duran anni '80 e questo bianco e nero molto understatement scelto dal regista ma, ripeto, la band inglese non è solo la rievocazione di quel periodo dorato.


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