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E Bruxelles non è

Creato il 06 settembre 2010 da Andima
Bruxelles non è questo cielo grigio che si rispecchia nello sporco di una stradina mentre lo sguardo si perde stregato tra l'arte nouveau di un edificio ed i colori dorati di affreschi e decorazioni centenarie, né tanto meno sarà il bagliore di sole dei pomeriggi affollati al parco dove c'è chi respira sprazzi di natura e riposo e chi rincorre se stesso lasciando la testa leggera tra il mormorio di cagnolini e risa lontane. Bruxelles non è la calca mattutina nella metro in cui teste robotiche s'affrettano a raggiungere scrivania ed impegni tra il sonno ancora da scolorire dagli occhi e le notizie sfogliate pigre con uno sguardo alla fermata né sarà la filastrocca dell'uomo dal codino e dagli odori forti che sale nel vagone per chiedere gli spiccioli giornalieri con in tasca il bisogno familiare e a lato una dignità impolverata, mentre passa veloce tra le facce indifferenti di chi è troppo immerso nella propria vita per osservare quella degli altri o ha la mente già decisamente affollata da priorità e dettagli forse poco necessari. E Bruxelles non è nemmeno i bruttissimi palazzoni di vetro del quartiere europeo dove burocrazia, protocolli e riunioni si susseguono all'infinito per le decisioni di pochi e retribuzioni ingrassate, mentre alfabeti si mescolano armoniosi dove conta poco l'accento che inciampa o l'impeccabile grammatica privilegiando la comunicazione concreta e favorendo intrecci d'origini ammaliate nelle nuove dinastie continentali, sperando che si perdano sciovinisti sottili e orgogli paralleli, sperando che domani non snobbino comunità meno fortunate nella fama o nelle statistiche ma non per questo da evitare. Tanto meno sarà, Bruxelles nel suo quartiere africano, tra gli arcobaleni della frutta esposta ed il rumore di vita incessante, laboriosa ma sorridente nello sforzo quotidiano quando l'integrazione non sembra una barriera e le distanze si annullano rapidamente, mentre una donna dai lineamenti arabi passeggia velata ed i suoi occhi dalla cornice bianca e magari impersonale non son meno belli negli sguardi di chi oggi decide la propria moda e la sfoggia per le vie poco pretenziose della capitale elastica, appena abbagliata dal falsh di un turista che si raccoglie intorno alle sue icone da manuale o si perde tra le stradine antiche di storia e rivoluzioni. Bruxelles non è nell'odore impregnante di strutto fritto di frites che ricopre la piazza popolosa o nel profumo intenso di waffle e zucchero scaldato che s'espande nella metro rumorosa né tanto meno tra le innumerevoli forme delle praline esposte come gioielli pregiati, ogni sapore un piacere raffinato, ogni ripieno un attimo da contemplare, lento e silenzioso, mai vorace come magari il boccone di un kebab nella strada di voci, di grida e risate, luci notturne e locali da scoprire, tra una birra che non credevi tanto forte ed un pezzetto di formaggio che già ne richiama il prossimo e un altro, un altro ancora. E non credere che Bruxelles sia il sole imprevedibile che ti accoglie dopo le vacanze in Italia anche se tra qualche giorno pioverà e sarà già dimenticato, già tempo d'inutili confronti ed i soliti sbuffi sterili; no, Bruxelles non è tutto ciò eppure è questo e tanto, tanto altro, ed è sporca, pericolosa e mal organizzata seppur tranquilla, precisa e pulita; è grigia, trafficata e rumorosa seppur quiete, verde e rilassante; Bruxelles è unica o forse si potrebbe scrivere tutto ciò di qualsiasi altra capitale europea, per inciampare in una facile contraddizione e poi meravigliarsi per un lamento che diventa incanto, per un sorriso che si trasforma in delusione. Tutto questo è Bruxelles o forse no, perché quel che oggi scrivo magari domani sarà fandonia, ma se narro è perché osservo e se sbaglio, mi domando, se racconto e mi rispondo è tutta colpa di Bruxelles, e magari no, è colpa mia e così sia.

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