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“E così vorresti fare lo scrittore” di Giuseppe Culicchia

Da Vivianap @vpicchiarelli

untitledQuesto libro è destinato a un pubblico potenzialmente molto vasto, visto che – com’è noto – in Italia sono più quelli che scrivono che quelli che leggono. Attenzione, però, non si tratta di un manuale di scrittura. In circolazione ce ne sono già, e poi chissà se servono ancora, all’epoca del self-publishing cartaceo e/o digitale. No: con E così vorresti fare lo scrittore (titolo che riprende quello di una poesia di Charles Bukovski) Culicchia ha scritto una sorta di guida destinata a chi non sa che cosa lo attende dopo la pubblicazione, visto che alla pubblicazione, in un modo o nell’altro, oggi come oggi si arriva comunque. E si snoda attraverso la celebre tripartizione di Arbasino, individuando e illustrando le tre fasi della carriera letteraria: Brillante Promessa, Solito Stronzo e Venerato Maestro. Con grande onestà, altrettanta ironia e nessuna ipocrisia, Culicchia mappa il percorso che dal capitolo intitolato Gli Esordi porta a quello che recita Post Mortem: Inediti ed Eredi, passando per tutte le tappe che costellano la nascita e poi il consolidamento di uno scrittore: dalla correzione delle bozze al rapporto con l’ufficio stampa, dalla realizzazione della copertina alla costruzione del caso letterario, dalla prima presentazione in pubblico dell’opera alla consacrazione televisiva dell’autore, e racconta con grande divertimento (ma facendo riflettere su quello che è oggi il mestiere di scrivere) il dorato mondo delle Lettere italiane, fornendo consigli pratici e indicazioni che gli derivano da vent’anni di frequentazione del medesimo. Così che chiunque si accinga a esordire in veste di Brillante Promessa si prepari non solo psicologicamente a trascorrere il resto della sua vita da Solito Stronzo, salvo poi diventare sul finire un Venerato Maestro: almeno si spera.

Un vademecum illuminante per tutti “noi” che non abbiamo niente di meglio da fare che “scrivere” pensando di voler fare gli scrittori…

Non basta saper scrivere (e, credetemi, sono in pochi quelli che lo sanno davvero fare), non basta pubblicare, tanto oggi, bene o male, si pubblica più o meno di tutto e con tutti i mezzi. Il “lavoro” dello scrittore, di quello vero, intendo, è ben altro. Ha a che fare con rifiuti scortesi, stroncature più o meno giustificate, obblighi editoriali e promozioni di ogni sorta.

Culicchia si diverte (?) a raccontare anedotti reali: la ricerca spasmodica in rete per vedere se e come il libro è stato recensito, le opinioni di pancia di presunti blogger che a due ore dall’uscita del libro lo stroncano etichettandolo come “cagata pazzesca”, il mantra della richiesta all’ufficio stampa del proprio editore di andare da Fazio o dalla Bignardi per promuovere il libro, e via raccontando…

E, su tutto, la descrizione di come affrontare le tre fasi della vita di uno scrittore:

1) Brillante Promessa: visto che si è dimostrato di essere un talento eccezionale in giovane età, è bene tirarsela un po’…

2) Solito Stronzo: quando si pubblica il secondo romanzo, e ci si devono attendere due tipi di critiche: a) il nuovo lavoro è una ripetizione del primo; b) il nuovo lavoro è un allontanamento dal primo, è necessario tirarsela un po’…

3) Venerato Maestro, a cui pochi eletti riescono ad arrivare, che fa raggiungere lo status di Scrittore universalmente riconosciuto come tale e nella quale tirarsela è un must imprescindibile.

Se dopo aver letto questo libro, si decide di proseguire imperterriti… be’, in bocca al lupo!

:-)

Chiudo con la stessa poesia con cui l’autore si congeda dai suoi lettori, presa a presto da Bukowki (come il titolo, del resto):

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

 


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