Magazine Cultura

E se donassimo l’oro all’azienda?

Creato il 14 marzo 2012 da Ciro_pastore
E SE DONASSIMO L’ORO ALL’AZIENDA?PROPOSTA SHOCK: mettiamo a disposizione un’intera mensilità dei nostri stipendiE SE DONASSIMO L’ORO ALL’AZIENDA?Sacrifichiamoci per acquistare i ricambi necessari a rimettere qualche treno in esercizioMeno di 50 treni in circolazione su un totale di 140, elettrotreni cannibalizzati per fare da innaturale riserva di materiale da ricambio per quelli fermi, materiale rotabile che in buona parte ha coperto miliardi di chilometri nei circa quarant’anni di servizio, treni di ultima generazione che per la loro complessità e per qualche banale errore di progettazione non riescono ad essere utilizzati su tutta la rete, fornitori che hanno sospeso la consegna dei ricambi per morosità nei pagamenti delle forniture. Queste sono le cause tecniche delle innumerevoli soppressioni di corse che in questi ultimi mesi causano il naturale “incazzamento” dei viaggiatori in Circumvesuviana, ma anche in Cumana. Soppressioni che talvolta vengono determinate anche da una pedissequa applicazione dei regolamenti da parte del personale di macchina. Puntigliosità lecita, beninteso, che porta spesso a “scartare” materiale effettivamente ridotto in condizioni pietose. Certo, sorprende come questa giustificata attenzione alla sicurezza sia sbocciata in concomitanza con lo stato di “agitazione” della categoria, ma questo è altro discorso.Da qualche giorno, poi, la linea S. Giorgio – Centro Direzionale è praticamente soppressa, visto che da parte sindacale si è deciso di non dare applicazione ad un accordo che prevedeva - solo per quella linea - l’utilizzo del macchinista in modalità “ agente-unico”. Come non solo gli addetti ai lavori dovrebbero sapere, tale accordo era di “secondo livello” e, come tale, è stato formalmente disdettato da EAV con decorrenza 1° gennaio 2012. Pertanto, molti macchinisti (aderenti in buona parte ad un’organizzazione, che definire di categoria non è eufemistico) si dichiarano indisponibili a coprire i turni che consentono l’effettuazione del servizio su una linea che, dopo anni di utilizzo parziale, faticosamente era riuscita a conquistarsi un’utilità sociale nell’estrema periferia est di Napoli.Queste le motivazioni tecnico/sindacali che determinano quotidianamente uno scenario che vede trasformarsi le poche corse in partenza in autentiche deportazioni di massa, in perfetto stile “olocausto”. Centinaia di esseri umani ridotti allo stato bestiale si accalcano sbraitando in elettrotreni che diventano l’inutile “sfogatoio” di ogni possibile incazzatura socio-economica. La situazione, che già di per sé sarebbe stata insostenibile, viene peggiorata da un evidente aumento dei viaggiatori, determinato dall’acuirsi della crisi economica che spinge molti a preferire il trasporto pubblico. Peraltro, visto il marasma organizzativo, che determina un giustificato lassismo diffuso tra i lavoratori, non è nemmeno certo che tale aumento di clientela si tramuti in un corrispondente incremento degli introiti. Anzi, dall’osservazione empirica, parrebbe che molti di questi “neofiti” si siano proditoriamente aggiunti alla già ingente massa degli evasori/elusori tariffari. Quindi, i “pochi” viaggiatori onesti vengono penalizzati due volte: da una parte, vedono peggiorare le proprie condizioni di viaggio e, dall’altra, subiscono lo scorno di essere considerati “fessi” dai furbi viaggiatori clandestini.Per quanto riguarda l’Azienda, la soppressione delle corse determina una serie conseguenze. Innanzitutto, si dilapida – forse definitivamente – un patrimonio di credibilità faticosamente accumulato in oltre un secolo di storia. L’immagine complessiva di Circumvesuviana è ai minimi storici e la sua stessa funzione socio-economica sul territorio è messa a repentaglio.A questo danno d’immagine, si aggiunge pericolosamente un triplice danno economico. Una corsa soppressa, infatti, determina un corrispondente taglio dai proventi previsti nel Contratto di Servizio. Quindi, i costi di produzione restano sostanzialmente invariati ma il ricavo ne risulta proporzionalmente diminuito. Inoltre, ogni corsa soppressa determina, a cascata, una perturbazione nella regolarità della circolazione complessiva che si manifesta in ritardi copiosi anche delle corse realizzate. Questo effetto perverso determina, a sua volta, l’applicazione di penali pecuniarie, anch’esse previste dal Contratto di Servizio, riducendo ulteriormente le già scarse risorse disponibili. Infine, le peggiorate condizioni di viaggio spingono molti clienti fidelizzati ad allontanarsi dal servizio, lasciando il posto a nuovi clienti meno propensi a sottostare all’obbligo tariffario: il cliente cattivo scaccia il cliente buono.Come si vede una spirale perversa che ha creato una situazione davvero tragica, quasi disperata. E di certo l’immobilismo decisionale della politica, aggravato dallo stallo manageriale provocato da una fusione più volte annunciata e non ancora realizzata, contribuiscono ad alimentare il clima di disaffezione generalizzato tra i lavoratori, con alcune categorie “forti” già asserragliate nella strenua difesa di privilegi non più sostenibili.Cosa fare allora? Forse, pragmaticamente, non resterebbe che il “fallimento pilotato” di queste realtà aziendali con l’obiettivo di azzerare un mastodontico debito (non più restituibile) e ripartire da zero con nuove regole e nuovi comportamenti: una “palingenesi” purificatrice che ci faccia espiare i peccati commessi nel recente passato. A meno che non si decida, invece, di mettere in campo un’operazione davvero disperata, perfino ingenua. Quelli di voi più attenti agli eventi della storia patria, ricorderanno che il regime fascista, messo alle strette dalle sanzioni delle potenze straniere che portarono all’autarchia, lanciò una campagna in cui si chiedeva (forse si obbligava) gli italiani ad offrire “l’Oro alla Patria”. I cinegiornali dell’epoca ci restituiscono l’immagine di giovani sposi che consegnavano perfino le loro fedi nuziali, pur di consentire al regime di resistere alle difficoltà economiche. Ora la Patria (la nostra azienda) è davvero alla canna del gas, perché non “offrire volontariamente”, allora, un’intera mensilità retributiva da destinare all’acquisto di pezzi di ricambio per rimettere in funzione qualche elettrotreno? Ad alcuni la proposta parrà oscena, ad altri ingenua, ad altri solo provocatoria. Magari qualcuno in crisi mistica, potrebbe anche approfittare per incrementare l'offerta restituendo il "maltolto", accumulato in questi anni. Quando la Patria chiama, si deve rispondere: PRESENTE!!!Ciro Pastore – Il Signore degli ANELLI(questa volta è proprio il caso, no?)

leggimi anche su http://golf-gentlemenonlyladiesforbidden.blogspot.com/

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog