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Easy Green, il giudice cancella l’asta

Creato il 11 marzo 2012 da Lucia Navone @lucia_navone

Easy Green, il giudice cancella l’asta

Non sono stati versati i soldi, svaniscono i posti per i 373 operai dell´ex Electrolux e Presa Diretta non manda in onda il servizio girato a Scandicci il 26 febbraio

Domani mattina, lunedì 13 marzo alle 11.00, andrà in scena l’ultimo atto per salvare il progetto industriale del sito di Scandicci.

Ora non è più la speranza. E neanche la paura. Ora è il «terrore», come dice Franco Nigi, 47 anni, due figli, un mutuo, in cassa integrazione da tre anni. E´ delegato della rsu e operaio ex Electrolux, ex Isi. Ora apprende di non stare più neanche per diventare dipendente di Easy Green come aveva creduto. Il giudice fallimentare Isabella Mariani, su istanza del curatore fallimentare Vincenzo Pilla, così come riportano le fonti sindacali, ha dichiarato decaduta l´aggiudicazione dell´asta con cui la nuova società Easy Green doveva rilevare l´azienda. I termini erano scaduti il 18 febbraio scorso, quando l´azienda avrebbe dovuto versare 12 milioni e 600 mila euro per rilevare lo stabilimento e non lo aveva fatto. Il giudice però aveva atteso, evidentemente pensando ai 373 operai

«Ormai, non la nostra speranza, ma la nostra vita è appesa a un filo e alla saggezza di chi lunedì dovrà decidere», dice Nigi. Lunedì l´azienda andrà dal giudice. «Ci ha spiegato che attraverso l´ingresso di un nuovo socio adesso si sono trovate le risorse. Chiederà al giudice di ritirare il provvedimento», dice speranzoso l’ assessore all´economia in Regione Simoncini. Ma dal tribunale spiegano che l´asta, del valore di 12,6 milioni di euro, è irrimediabilmente decaduta e se ne dovrà fare una nuova per il mancato versamente della somma necessaria. La somma di di 1.270.000 euro, versata a cauzione, sara’ confiscata.

I lavoratori e le loro famiglie sono appesi da tre anni al palo di una cassa integrazione da 700 o 800 euro al mese che scade a maggio e che senza reindustrializzazione in atto temono non possa rinnovarsi. «Siamo in uno stato di panico, di ansia, soprattutto di rabbia», spiega una di loro, Luisa Nesi. Di annoiarsi del posto fisso non hanno avuto il tempo. «Non ne possiamo più - dice Luisa – Di continuo si accende una speranza e arriva una doccia fredda. Da anni. Un altro lavoro? Crede che sia facile di questi tempi? Abbiamo fatto domanda dappertutto. Ho 47 anni, non mi prendono neanche per la vendemmia. La ministra Fornero dice che si deve andare in pensione a 65 anni e lavorare di più. Magari. Noi vogliamo solo lavorare ma non ci danno il lavoro». Lei ha una figlia di 14 anni «che fa la prima superiore e costa». Per fortuna il marito lavora.

Tra gli eterni cassintegrati ci sono anche una cinquantina di coppie: niente lavoro di qua e di là. La disillusione coinvolge tutti: «Che razza di imprenditori sono questi? E come controllano le istituzioni?», si domanda Nesi. «Ci hanno illuso di continuo. Vogliamo riappropriarci della nostra vita, del nostro futuro. Senza lavoro non c´è futuro. Se lunedì dovesse andare male, e speriamo non sia così, anche le istituzioni dovrebbero porsi qualche domanda», dice Nigi.

Un tormento. Electrolux lascia nel 2009. Dopo un anno di memorabili lotte dei dipendenti, lo fa con un progetto di reindustrializzazione. Che è ancora al palo. Prima arriva Energia Futura con il fondo Mercatech. Non combinano niente, salvo battezzare lo stabilimento Isi. Poi, compare e sparisce Green Power. Finalmente a fine dicembre 2010 arriva la nuova cordata di veri imprenditori, Gattorno-Bassilichi-Angelantoni, e, come garanzia, anche Fidi Toscana. Gli operai pensano che sia davvero la volta buona, aspettano mesi e mesi, ma lo scorso 18 febbraio doveva essere fatta. Invece niente.

«Sempre il solito film», dice ancora Nigi. Accade perché uno dei soci, Angelantoni, che avrebbe dovuto versare, come gli altri, la sua quota per arrivare ai 21 milioni necessari tra acquisizione, capitale sociale e investimenti non ce la fa e la macchina si inceppa. «Ma andremo avanti – assicura il presidente di Easy Green, Sebastiano Gattorno – O tramite un ripensamento del giudice o anche una nuova gara. I tempi sono difficili, eppure abbiamo risolto trovando un nuovo socio. Se Mps che è il nostro advisor ci dà il via tra sette giorni abbiamo i finanziamenti del banche». Il nuovo socio è la ditta edile Mugello lavoro: verserà, racconta Gattorno, un parte della quota del socio in difficoltà. Ma sarà, a quanto pare, troppo tardi.

Domani mattina, lunedì 13 marzo alle 11.00, andrà in scena l’ultimo atto per salvare il progetto industriale del sito di Scandicci ma nel frattempo i grandi media nazionali, ancora una volta, fanno calare il silenzio su questa triste vicenda. La trasmissione di Riccardo Iacona, Presa Diretta, lo scorso 26 febbraio era andata a Scandicci per aggiornarsi sulla situazione della ex ISI ma dopo la decisione del Tribunale ha preferito non trasmettere il servizio e non mandare in onda l’aggiornamento della puntata del 29 marzo 2009.

E questo, non è un affatto un segnale confortante. In un paese dove se fai un confronto sulle prestazioni di un’ auto ti chiedono migliaia e migliaia di euro di danni e dove l’informazione è ostaggio di dinamiche diverse dal lavoro di un buon giornalista. Il futuro di 373 persone, prese in giro da oltre 4 anni, in Italia non è più una notizia ma è ormai cronaca di tutti i giorni. E la cronaca si sa, se non è nera, non porta audience.

Perfortuna la rete e i blog indipendenti  che non devono fare i conti con l’audience possono  ancora permettersi di dare una seconda vita alle “notizie dalla memoria corta”. E di non dipingere una realtà che spesso non esiste.


Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti” Antonio Gramsci



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