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Effetto Google. La fine del mondo come lo conosciamo

Da Pinobruno

Titti Santamato ha scritto per l’Ansa la recensione del libro inchiesta di Ken Auletta “Effetto Google. La fine del mondo come lo conosciamo” (Garzanti, 2010). “L’avventura di due ragazzi che 11 anni fa hanno inventato in garage un colosso del web e dell’economia, ma anche la fotografia di come il nostro mondo sta cambiando a velocità vertiginosa: tutto questo e anche di più nel libro di Ken Auletta, il più accreditato conoscitore dei media d’America. L’autore vive a Manhattan e cura dal 1992 la rubrica Annals of Communication sul New York Times. E’ autore di dieci libri, tra cui Three Blind Mice: How the TV Networks Lost Their Way; Greed and Glory on Wall Street: The Fall of the House of Lehman; e World War 3.0: Microsoft and Its Enemies. 

Effetto Google. La fine del mondo come lo conosciamo

“Nessun altro commentatore ha esaminato la rivoluzione delle comunicazioni con la stessa profondità”, ha scritto di lui la Columbia Journalism Review.  ”Il mondo oramai si e’ Googolizzato – spiega Auletta. Non cerchiamo informazioni, andiamo su Google. Volete vedere una puntata del Charlie Rose (popolare programma Usa, ndr) che avete perso? Lo trovate su YouTube (una consociata di Google). Volete mettere un’inserzione pubblicitaria sulla rete? C’è DoubleClick (un’altra consociata di Google). Volete leggere un articolo pubblicato da un quotidiano? Google News aggrega quotidianamente 25 mila nuovi siti. Cercate un libro fuori stampa o una rivista accademica? Google sta tentando di rendere disponibili in forma digitale quasi tutti i libri mai pubblicati”.

Insomma “il timore dei media tradizionali nei confronti di Google è più che giustificato – osserva Auletta. Oggi le iniziative in fatto di software di Google invadono tutti i media, dal telefono alla tv, dalla pubblicità ai quotidiani, dalle riviste ai libri, dagli studios di Hollywood ad aziende digitali come Microsoft, Amazon, Apple o eBay.  Per aziende costruite sul possesso, sulla vendita o sulla distribuzione di quelle informazioni, Google può rappresentare veramente il nuovo ‘impero del male”‘.

Questo centro di innovazione tecnologica e culturale è sorretto dal lavoro di brillanti ingegneri e  programmatori, che – scrive Auletta – “mettono in discussione anche le procedure piu’ elementari. Cercano un costrutto, una formula, una algoritmo che predica il comportamento. Credono ingenuamente che quasi tutti i misteri, inclusi quelli del comportamento umano si possano rivelare attraverso i dati. Come sappiamo, la fede di Wall Street nei modelli matematici alla base dei derivati ha contribuito a mettere in ginocchio l’economia americana”. Anche se Google ha sempre cercato di mantenere i suoi segreti, Auletta ha potuto contare sulla massima cooperazione mai fornita a un giornalista, compreso l’accesso a riunioni riservate, oltre che interviste ai fondatori Larry Page e Sergey Brin, al Ceo Eric Schmidt e a circa 150 dipendenti ed ex dipendenti.

Effetto Google non si limita però a spiegare le ragioni del successo. Evidenzia anche le possibili difficoltà che potrebbe incontrare l’azienda, come è accaduto a colossi quali Xerox e General Motors. E mette in luce i conflitti che la attraversano: la tensione tra la crescita vertiginosa e un vincolo etico in apparenza elementare, ovvero il famoso Don’t be evil, ovvero Non fare il male, slogan ufficioso dell’azienda; i limiti della convinzione che gli algoritmi matematici possano sempre fornire risposte corrette; lo scontro tra gli ingegneri di Google, che vogliono rendere pubblici sempre più dati, e i cittadini, che si preoccupano della privacy.

Senza dimenticare il crescente ruolo nel settore dei media con la concorrenza, che molti ritengono sleale, a giornali, libri di carta e forse tra poco anche alla televisione.

 

 


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