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Egitto: dal regime 230 ergastoli ad attivisti liberal

Creato il 05 febbraio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

La “Primavera Araba” non è mai esistita. Tantomeno in Egitto. E da ieri mattina un’ulteriore prova di tale affermazione svuota ancor di più i cuori di coloro che a tale “Stagione di cambiamento” si erano aggrappati con speranza. In Egitto, con una beffarda e crudele ciclicità, si chiudono definitivamente la questione 2011, le mobilitazioni contro Mubarak e il cuore della “Primavera Araba”.

Il Tribunale del Cairo ha condannato 230 oppositori -protagonisti della rivoluzione che scosse l’Egitto nel 2011- all’ergastolo. Dichiarato colpevole anche l’attivista laico Ahmed Douma, un “habitué”, già in carcere durante l’era Mubarak e successivamente sotto la presidenza del “Fratello Musulmano” Morsi.

Un cerchio aperto quattro anni fa si è definitivamente chiuso. Una circonferenza composta da arresti, processi e assoluzioni di Mubarak, elezioni democratiche, incoronazione del sunnita Morsi, i suoi eccessi, la sua destituzione, le proteste e l’uccisione da parte di esercito e forze di polizia di centinaia e centinaia di sostenitori del suo partito; e ancora l’ascesa, il ritorno al potere di un altro generale, un altro Faraone, forse più cinico e pratico di quello precedente: Abd al-Fattah al-Sisi, il 3 luglio 2013, dopo un colpo di stato.
Un cerchio disegnato, ora nitidissimo, sopratutto dalle mani dei generali militari stessi, che non gradivano l’eredità dei due figli di Mubarak (scarcerati assieme padre) e l’aggregato di businessmen di cui l’ex Faraone si circondava da ormai 10 anni.

«Oggi, con 230 di noi condannati all’ergastolo, è come se Shaimaa fosse morta due volte» dichiara amaro l’attivista Mansour. Shaimaa, la giovane socialista uccisa il 24 gennaio da 3 colpi di arma da fuoco per mano di un poliziotto. A  7 metri di distanza, a sangue freddo.
La colpa di Shaimaa al Sabbagh, 33 anni, era stata ricordare pacificamente i morti di quei giorni di rivolta che portarono alle dimissioni del Faraone d’Egitto Mubarak. Le foto dell’uomo che abbraccia una confusa e insanguinata Shaimaaa, pochi istanti prima di morire, ha fatto il giro del mondo – meno di quanto si sperasse – scuotendo (alcune) anime della cosiddetta opinione pubblica.
Molte proteste e flash mob hanno condito le piazze d’Europa e dell’Egitto stesso, ma senza utilità, con l’ineluttabile certezza che la morte di Shaimaa, tanto rapida quanto inutile, tanto stupida quanto crudele, fosse l’inizio di qualche cosa.
«Forse è peggio di prima, perchè il regime sa che esistiamo, sa cosa possiamo fare e ha paura di noi». Continua Mansour, lui che dal 2011 non ha preso parte a nessun altra protesta, o rivolta che sia, e che conosce benissimo Ahmed Douma.

Ai 230 ergastoli, è stata aggiunta un’ammenda di circa di 2 milioni di euro, con condanne per 39 minorenni a 10 anni di reclusione. I capi d’accusa variano dalla detenzioni di armi bianche, molotov, attacco a militari e poliziotti, incendio e assalto a sedi governative.
Questa sentenza rappresenta l’attacco più forte e concreto del potere giudiziario “di regime” nei confronti della parte liberal degli attivisti egiziani. Ai “Fratelli Musulmani” andò peggio, con la condanna alla pena di morte di 183 membri, confermata pochi giorni fa. Nelle stesse ore in cui due giornalisti di Al Jazeera venivano liberati dopo una detenzione di 2 anni.
Il fatto dei “Fratelli Musulmani” risale al 2013, durante i forti scontri fra il partito sunnita e la polizia, dovuti  alla destituzione di Morsi, leader del partito integralista islamico ed eletto alle prime elezioni democratiche dopo 30 anni. Ad agosto  i “Fratelli Musulmani” attaccano la stazione di polizia di Kerdessa uccidendo 16 agenti. Pochi giorni prima le forze dell’ordine egiziane avevano disperso due rivolte, sparando sulla folla e uccidendo 700 membri del movimento islamico.

 In Egitto l’ergastolo, il «carcere a vita», si sconta nella forma di una reclusione di 25 anni, e la condanna rimane comunque appellabile. Anche se lo scetticismo nei confronti di un futuro ribaltamento della decisione resta forte.

Se fino a qualche settimana fa in Egitto era chiara la posizione del generale-presidente al-Sisi di reprimere con ogni atto di forza i “terroristi” islamici e sunniti dei “Fratelli Musulmani” (il nuovo regime ha messo fuori legge i Fratelli Musulmani e dichiarato il movimento fondato da Hassan al Banna un gruppo terrorista) con gli ultimi arresti e l’ uccisione di Shaimaa del 24 gennaio, pare ancor più chiara la svolta anti-democratica del regime: soffocare la parte più laica , pacifica e liberal dell’opposizione, totalmente indipendente dai “Fratelli Musulmani” nel 2011 come oggi, coi mezzi a loro meno abituali, la violenza.

Tags:egitto,fratelli musulmani,mohamad morsi,mubarak,primavera araba,shaimaa

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