A parte il culto della personalità tipico dei regimi autoritari – Mussolini, Hitler, Stalin, Mao ecc., tanto per rimanere all’ultimo secolo -, l’ego può generare una forte personalizzazione della politica anche in democrazia. In Italia, negli ultimi decenni, abbiamo avuto gli esempi lampanti di Craxi e Berlusconi. Una personalizzazione che non riguarda solo i leader, ma viene replicata, spesso con involontaria comicità, anche dagli esponenti locali e che comunque risponde a un’inconscia domanda dell’elettorato, specie in una democrazia che mostra la propria immaturità come quella italiana, condizionata dal bisogno di individuare l’uomo della provvidenza a cui affidare la risoluzione di tutti i problemi. Tutto ciò in un contesto contemporaneo dominato dalla spettacolarizzazione di ogni aspetto della vita quotidiana che porta gli individui, a loro volta, ad un culto della personalità individuale che si manifesta nella pedissequa rappresentazione di sé, ma anche nel sentirsi aprioristicamente portatori di verità che finiscono per mortificare il caposaldo della democrazia: il principio di maggioranza.