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Eurolega 2015: tutti i premi e i riconoscimenti

Creato il 23 maggio 2015 da Basketcaffe @basketcaffe

La pallacanestro è un gioco di squadra. Si gioca in cinque, anzi in dodici, anzi con gli staff tecnici e gli staff dirigenziali. Ma a volte la scena e il palcoscenico se lo prende un solo protagonista. In un’Eurolega che si sta consegnando agli archivi, diversi personaggi si sono meritati una menzione speciale, legittimata da prestazioni straordinarie. Ripercorriamo i premi tributati dall’Eurolega 2014-2015.

Primo quintetto

Nemanja Bjelica (Fenerbahce Ulker): mai titolo di MVP della regular season fu così discusso e combattuto. In un Eurolega dominata da una moltitudine di Titani, tra eroi dai muscoli d’acciaio e da glaciali killer, spicca Nemanja Bjelica. Pronostico impossibile da azzeccare, almeno alla vigilia dell’Eurolega, il serbo ha trascinato il Fenerbahce alle sue prime Final Four, viaggiando a cifre davvero alte e complete in tutte le voci statistiche: 12.1 punti, 8.5 rimbalzi, 1.9 assist, 1.3 recuperi, 18.3 di valutazione con il 56.4% da due, il 35.1% da tre e il 68.4% ai liberi.
Ala talentuosa e dinamica, Bjelica ha saputo affermarsi leader della squadra turca pur non avendo il pedigree dei grandi campioni. Nato a Belgrado e cresciuto nello storico vivaio del Partizan, Nemanja ha dovuto emigrare in Turchia per legittimare il proprio talento. Unico neo della stagione il passaggio a vuoto accusato nel week end delle Final Four, chiuse con cifre ben al di sotto delle medie stagionali. Forse non ha retto il peso del titolo MVP appena conquistato.

Milos Teodosic (Cska Mosca): ci sono due certezze nella carriera di Teodosic, la magra figura alle Final fFour e la presenza nel primo quintetto di Eurolega. Neanche stavolta però, alla quarta partecipazione alle F4, il playmaker più talentuoso e discusso d’Europa è riuscito ad alzare il trofeo, chiudendo l’ennesima stagione con lacrime e delusione. Ci restano le sue magie, i suoi assist e le sue giocate, e a volte van bene così. Forse non bastano ai tifosi russi però.

Vasilis Spanoulis (Olympiakos Pireo): a ottobre l’Olympiakos incassa le dimissioni di coach Bartzokas, abbattuto da un team lontano parente di quello che ha alzato l’eurolega due anni prima. A maggio l’Olympiakos gioca le Final Four e arriva in finale. Più che il nuovo coach il merito va a Spanoulis, il playmaker greco che come il vino invecchiando migliora. Cifre importanti, ma quello che colpisce maggiormente resta l’atteggiamento da leader e il carattere mai domo.

Felipe Reyes (Real Madrid): è l’anno della vendetta del bufalo. Il centro spagnolo, che era finito ai margini delle rotazioni di Coach Laso dopo la faraonica campagna acquisti che ha portato a Madrid Nocioni, Maciulis, Ayon, disputa la miglior stagione della carriera chiudendo con 12 punti e 7 rimbalzi. Dopo i primi dubbi Laso, è riuscito a far convivere Reyes con Ayon creando la coppia di lunghi più micidiale d’Europa. E il Real è diventato imbattibile.

Boban Marjanovic (Stella Rossa Belgrado): la sorpresa dell’Eurolega viene da Belgrado, assumendo la forma di un centro e di due metri e venti, che nel giro di sei mesi si è trasformato da uno spelacchiato e brutto anatroccolo a un superbo cigno. Il centro della Stella Rossa, che in passato vanta esperienze poco felici con la maglia del Cska Mosca e Zalgiris Kaunas, ha trascinato il modesto team serbo sino alle Top-16 firmando 16.6 punti e catturando 10.7 rimbalzi. Due volte giocatore della settimana, uno strapotere in mezzo all’area, ora per Marjanovic si spalancano le porte del basket europeo di alto, magari lontano da Belgrado, magari vicino a Barcellona.

Secondo quintetto di Eurolega

Rudy Fernandez (Real Madrid): più bello che utile. Così veniva definito Rudy Fernandez lo scorso maggio, quando le sue schiacciate, gli alley-oop e le giocate impossibili non erano state sufficienti alla conquista del titolo. Anzi in finale Rudy aveva mostrato solo forzature, nervosismi e scelte errate. Ora, si può definire anche un vincente, nonostante abbia giocato delle Final Four al di sotto della stagione regolare.

Ante Tomic (Barcellona): stagione difficile quella del Barcellona che, chiuso il ciclo degli eroi di Parigi 2010, ha avviato la ricostruzione. Satoransky e Abrines saranno i volti del Barça che verrà ma il presente appartiene ad Ante Tomic, centrone croato che con Navarro ha rischiato di portare gli spagnoli sino alle F4, cedendo contro l’Olympiakos.

Andrew Goudelock (Fenerbahce Ulker): attaccante straordinario, concreto e appariscente, è riuscito a trasportare i turchi alla prima Final Four della loro storia. Voluto fortemente da Obradovic, l’americano, si è dimostrato un super giocatore durante le partite più importanti. Ha mantenuto cifre straordinarie anche durante le Final Four, in cui però, è stato criticato per le forzature e la tendenza a non fidarsi dei compagni. Se riuscisse a coinvolgere di più i compagni, il Fenerbahce diventerebbe una seria candidata al titolo.

Devin Smith (Maccabi Tel Aviv): dopo la vittoria della scorsa stagione e la partenza di Rice e il ritiro di Blu agli israeliani serviva un go-to-guy dotato di esperienza: l’ex Treviso ha così alzato il suo livello fino a diventare il migliore per i suoi in valutazione (16.1 a partita), punti segnati (15) e rimbalzi (6.1). Non è però bastato per arrivare di nuovo alla F4 di Madrid.

Nando de Colo (Cska Mosca): certamente la sorpresa più interessante della stagione moscoviti. Il playmaker francese, reduce da un’importante ma deludente esperienza oltre oceano, ha portato nella capitale l’equilibrio che mancava alla formazione di coach Itoudis. Freddo, calcolatore e poco appariscente De Colo è riuscito a guidare il Cska fino alla Final Four, in cui è stato l’ultimo ad arrendersi insieme a Jackson e Weems.

Rising Star

Bogdan Bogdanovic (Fenerbahce Ulker): la secondo volta consecutiva, come Nikola Mirotic, premia la giovane guardia serba. Dopo un Mondiale Spagnolo in cui ha stregato i talent scout di mezzo mondo, e concluso con l’argento al collo, Bogdanovic ha condotto una stagione europea straordinaria, con cifre di tutto rispetto che gli hanno permesso di battere la concorrenza di Saric e Gentile nel trofeo delle giovani star. Talentuoso, veloce, ambizioso con una notevole visione di gioco, Bogdanovic sembra pronto per il salto di qualità oltre oceano, anche se il passaggio a vuoto accusato durante le final four fa pensare che un altro anno in Turchia potrebbe essere utile.

Miglior difensore

Bryant Dunston (Olympiakos Pireo): una vecchia, ma neanche tanto, conoscenza del campionato di serie A si porta a casa il premio di miglior difensore della stagione di Eurolega. Un grande traguardo per il lungo visto a Varese che ha chiuso con 1.1 stoppate a partita e ha guidato una difesa di squadra davvero incredibile, il vero marchio di fabbrica e il segreto per i greci per arrivare alla F4.

MVP Final Four

Andres Nocioni (Real Madrid): il titolo più ambito finisce nella bacheca del giocatore che meno ti aspetti. L’argentino, approdato a Madrid in estate, era a detta di molti arrivato al canto del cigno, logorato dall’età e dai problemi alla schiena. Con umiltà si è messo a disposizione di coach Laso, ritagliandosi spazi importanti in un team completo ed equilibrato. Alle Final Four (la prima della sua carriera) si è rivelato l’arma aggiuntiva nell’arsenale di Laso, chiudendo in doppia cifra e mostrando grinta ed energia. Stoppate, triple e tanta corsa hanno permesso al Real Madrid di alzare la Noneva, e contro la sua difesa hanno dovuto fare i conti tutte le star delle altre squadre.

 

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