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Europa Universalis IV: Conquest of Paradise – Recensione

Da Videogiochi @ZGiochi
Recensione del 20/03/2014

Cover Europa Universalis IV

PC Pegi 12 TESTATO SU
PC

Genere:

Sviluppatore:

Produttore: Paradox Interactive

Distributore: Digital Delivery

Lingua: Inglese

Giocatori: 32

Data di uscita: 13/08/2013

VISITA LA SCHEDA DI Europa Universalis IV

Pro-1Gameplay dei nativi nordamericani finalmente rivisto Contro-1Servono ancora alcuni aggiustamenti, espansione forse acerba

Pro-2Apprezzabile l'introduzione dell'opzione "random world"... Contro-2... Anche se potrebbe non trovare il consenso degli appassionati

Sono trascorsi ormai più di sette mesi dall’uscita della quarta incarnazione di Europa Universalis, brand che, assieme ad altre produzioni del team Paradox (su tutte Crusader Kings), ha da tempo ridefinito lo standard di un particolare sotto genere meglio conosciuto come Grand Strategy 4X. Come da (apprezzata) tradizione in questo lasso di tempo gli sviluppatori non si sono certo adagiati sui proverbiali allori ma hanno rilasciato costanti update, volti a migliorare ed a bilanciare sempre più l’esperienza di gioco, nonché alcuni mini DLC che, invero, aggiungono poco al gioco base. Ora però ha finalmente fatto capolino, preceduta da una corposa patch gratuita, una espansione con tutti i crismi che porta con sé alcune novità di assoluto rilievo per la serie. Ad ogni modo, prima di procedere nella lettura vi rimandiamo per un approfondimento alla recensione del titolo.

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ALLA CONQUISTA DEL PARADISO

Il titolo di questa prima espansione ci permette di cogliere sin da subito il suo esotico contenuto. Il “paradiso” infatti non è altro che il Nuovo Mondo, nei primi decenni del ’500 magica terra incognita e preda di facili conquiste per i nascenti imperi europei che, abbandonando il bacino del Mediterraneo, volsero lo sguardo verso ovest intravedendo le immense opportunità e le grandi ricchezze di un luogo ancora incontaminato. Molti di voi avranno già tentato, forse invano, di riscrivere la storia delle tribù di nativi americani ricacciando in mare gli invasori d’oltreoceano. Personalmente ho cercato più di una volta, spesso con scarsi risultati, certamente dovuti all’enorme divario tecnologico tra le fazioni ed al tasso di sfida elevato, ma anche ad alcune meccaniche di gioco abbastanza farraginose e leggermente (forse un po’ troppo) sbilanciate a sfavore dei poveri nativi. Ad ogni modo, in questa prima espansione il team Paradox ha voluto rivedere il gameplay concernente proprio le civiltà del Nuovo Mondo, rendendole ora una scelta ricca di spunti interessanti ed affrancandole da quella sensazione di copia incolla (poco riuscito) che le faceva sembrare una semplice ed imbruttita imitazione delle nazioni principali del gioco.

Anzitutto, anche se l’avanzamento tecnologico è rimasto – per forza di cose – lento, il focus ora non è più incentrato solamente sulla corsa sfrenata al miglioramento per far fronte alla soverchiante potenza delle nazioni più progredite. Rispecchiando la realtà, le tribù native possono migrare di regione in regione, sinché non decidete di stabilirvi nel punto da voi considerato più adatto. Durante queste migrazioni è possibile che le rotte commerciali mutino e, a seconda della costanza dei rapporti con le altre tribù, ciò farà guadagnare maggiore o minore Monarch Points, ovviamente da spendere per dare una forma più definita alla vostra civiltà. Quindici nuove idee nazionali introdotte appositamente vi aiuteranno nell’arduo progresso culturale e tecnologico. Si sta parlando sempre delle tribù nordamericane, dato che gli imperi centrali e meridionali del continente non beneficiano di sostanziali miglioramenti. Interessante comunque risulta la possibilità, nel caso in cui una colonia europea confini con i vostri territori, di “assorbire” la sua influenza; ciò permette di cambiare la forma di governo occidentalizzandola, con i correlati bonus che ne deriveranno in termini di ricerca e di tecnologia anche se questo significa stravolgere in toto la propria civiltà. Per ciò che concerne l’aspetto bellico invece, al contrario di quel che accade nel Vecchio Continente, non ci saranno i classici diplomatici intenti a produrre i “claim” per guadagnare Casus Belli e giustificare un’aggressione al vicino. Ogni tribù può muovere guerra alle altre, anche solo per prestigio e fama. I rapporti di forza nel caso di conflitto coi conquistadores rimangono comunque sproporzionati a favore degli europei, dato che i nativi nel gioco sono costretti ad affrontare battaglie campali che nella realtà non avrebbero mai potuto sostenere.

PER IL RE!

Chiaramente, nel caso in cui la vostra indole fosse unicamente di bieca conquista e sottomissione dei popoli meno progrediti, esiste anche l’altra faccia della medaglia. I nascenti imperi europei possono ovviamente stabilire colonie nei nuovi territori e queste si trasformeranno in “nazioni coloniali” dotate di un governo interno di autogestione (con la possibilità di nominare viceré) ma sostanzialmente dipendenti dalla madrepatria per tutti gli aspetti legati alla diplomazia alla gestione militare ed economica, con l’esazione delle tasse in primis. Come sovente accade, proprio quest’ultimo aspetto è il punto di maggior frizione nei rapporti tra dominante e servente. Spremendo le colonie fino all’osso queste vedranno crescere il proprio desiderio di libertà ed indipendenza, rappresentato da una pratica percentuale. Se questa raggiunge il 50% il governo coloniale proclamerà l’indipendenza, in caso di cifra tonda (100%) la guerra scoppierà automaticamente e le altre nazioni europee potranno allearsi ed appoggiare le rivendicazioni degli indipendentisti. Il giocatore che controlla la madrepatria ha la facoltà, una volta che i territori precedentemente sottomessi avranno proclamato la loro indipendenza, di fare lo “switch” e prendere il controllo della nuova nazione, continuando di fatto la campagna con quest’ultima.

Da bravi uomini di mondo oramai sappiamo come è fatta la nostra cara Terra. Probabilmente, il piacere della scoperta che muoveva i nostri avi, i quali partivano verso terre incognite, si è di molto affievolito. Dunque da scaltri strateghi conosciamo già l’ubicazione di ogni territorio e regione e sappiamo bene quel che vogliamo e cerchiamo. In Casa Paradox deve esser suonato un campanello d’allarme e, preoccupati per questo fatto hanno ben pensato (ma questa è un’idea che gira ancora dal 2005) di introdurre per la prima volta in assoluto per la serie una feature controversa, ma per certi versi interessante: ossia la possibilità di scegliere se affrontare le proprie campagne scoprendo il Nuovo Mondo così come l’abbiamo sempre visto, oppure selezionare la modalità random, la quale creerà ad ogni inizio campagna un Nuovo Mondo tutto nuovo. Se da un certo punto di vista questa implementazione permette di estendere la longevità di un titolo di per sé già immenso, stimolando la voglia di giocare e scoprire letteralmente nuove terre, come se fossimo dei novelli Cristoforo Colombo, nonché di rendere ogni partita una incognita dal punto di vista strategico ed elevare il tasso di sfida, per altro verso invece può non incontrare il favore dei puristi dell’aderenza storica, dato che talvolta i risultati possono sembrare bizzarri anche alla mente più aperta.

Europa Universalis IV: Conquest of Paradise – Recensione

IN CONCLUSIONE
Serve ancora qualche aggiustamento, soprattutto riguardo la gestione economica delle tribù nordamericane ed alcune particolari relazioni tra madrepatria e nazioni coloniali ma, per il resto, possiamo dire che come prima espansione il risultato perseguito dagli sviluppatori può considerarsi quasi raggiunto. Il focus sulle civiltà del Nuovo Mondo (siano esse native o di estrazione europea) ci voleva ed è finalmente abbastanza rifinito da ampliare in modo esponenziale la longevità del titolo ed il tasso di sfida per gli strateghi più esigenti. Certo, probabilmente non tutti apprezzeranno l'introduzione dell'opzione (comunque facoltativa) "random", ma ciò non toglie che è comunque una aggiunta apprezzabile e di non poco conto per la serie Paradox. Ora siamo già in fremente attesa per scoprire cosa ci attenderà nei prossimi mesi. ZVOTO 7.5
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