
“I poveri s’ammazzano e i signori s’abbracciano”. Antico proverbio italiano Non so come siamo entrati in argomento, ma D.G., una delle titolari della copisteria del mio paese, mentre mi faceva alcune fotocopie, mi ha raccontato che in tempi recenti ha subito tre furti di computer portatili ad opera di balcanici. Ometto di specificare dove si trovi il negozio per motivi di privacy e perché quel genere d’esercizi commerciali si trova in ogni angolo dell’italico stivale e quindi gli eventi che seguono potrebbero essere capitati ovunque. D.G. e la sua collega hanno notato che i furti avvenivano soprattutto quando in città arrivavano le giostre. Il che mi ha fatto venire in mente che quando negli anni Cinquanta e Sessanta arrivava il circo, immancabilmente sparivano cani e gatti, dal momento che alle belve, qualcosa, di tanto in tanto, i circensi dovevano pur dare da mangiare. Poi è stata fatta una legge che prevedeva il finanziamento pubblico dei circhi e le sparizioni di animali domestici sono magicamente cessate. Ma la testimonianza di D.G. mi porta a fare anche altre considerazioni, che ci riguardano da vicino anche se non siamo gatti: la criminalità, i furti e la loro matrice etnica. So di entrare nel terreno paludoso dei luoghi comuni, ove è facile scivolare facendo passi falsi di natura razzista, ma se non vogliamo continuare a mettere la testa sotto la sabbia e se non abbiamo paura di conoscere la realtà quotidiana, è d’uopo sapere i dettagli di eventi spiacevoli che colpiscono la nostra vita di provincia, così come è necessario sapere ciò che sta succedendo tra gl’imprenditori che da un giorno all’altro si uccidono a causa della crisi. In vent’anni dacché esiste il negozio non hanno mai avuto furti da parte di italiani, ma solo quei tre che ora mi accingo a
