“Faccio solo il mio lavoro”. Alla Biblioteca Civica Ursino-Recupero si lavora con gioia.

Creato il 17 dicembre 2013 da Alfiobonaccorso

“Faccio solo il mio lavoro”. Sarà questa la spartana risposta di una donna operosa che vorrete lodare perché fa bene il suo lavoro, con modestia e grande laboriosità, in silenzio e con meticolosa dedizione.
Il lavoro di questa donna ha a che fare con libri antichi, incunaboli, manoscritti, splendidi erbari secchi ed a stampa del ’700 ; quasi una sacerdotessa laica custodisce tesori di carta e pergamena come l’inestimabile Bibbia miniata del XIII secolo attribuita a Pietro Cavallini.
Sotto le sue mani sapienti di ”sciamana” dei libri passa il fiore delle raccolte amate collezionate e studiate per 700 anni sotto la Regola di S. Benedetto nei monasteri di Catania, Nicolosi, Licodia.
Non di frequente, purtroppo, ci tocca di vedere la gioia negli occhi di chi riveste un ruolo di immensa responsabilità, la più nobile delle missioni: quella di stabilire una relazione col futuro e con le future generazioni, individuare una traccia di ciò che siamo stati e vogliamo tramandare perché un giorno si dica che eravamo anche “questo”, trasferire in mani amorevoli il senso stesso della strada che abbiamo percorso sinora. Sì, perché gioia, figlia di sapiente pazienza e di amorevole cura, sgorgava dalle parole della Dott.ssa Carbonaro quando oggi mi ha detto: “Finalmente dopo 10 anni saremo in grado di avviare una grande opera di restauro della Sala Vaccarini“. E’ una donna schietta la Dott.ssa Carbonaro, una donna che lavora sodo e non si perde nei mille rivoli di discorsi ridondanti, è la Direttrice di una delle Biblioteche più importanti d’Italia e conosce persino le tipologie di chiodi quadrati settecenteschi che puntellano le antiche scansie delle librerie dei monaci. E’ una donna del fare, si direbbe oggi.
Il suo è il posto che occupò a suo tempo Federico De Roberto, in quella che fu la ricostituita Biblioteca Civica, che vide confluire per prime le Librerie Cassinesi dei Benedettini di Catania ed i fondi librari delle congregazioni soppresse nel 1866 come effetto del disastroso provvedimento del Regno d’Italia, per effetto del quale dall’oggi all’indomani patrimoni secolari vennero alienati, dispersi, compromessi per sempre. Negli antichi conventi il neonato Stato Italiano ospitò carceri e scuole ed ospedali in barba a qualsiasi tutela del patrimonio artistico. Poi arrivarono i sindacati le associazioni di ogni genere e tipo, i mutilati e i reduci, i nostalgici del sol levante e gli amatori dell’arte venatoria.
Fu un disastro immane che provocò la perdita di opere d’arte che a tutt’oggi è difficile quantificare.
Ciononostante, la più importante raccolta libraria della Città rimase al suo posto e, seppure abbandonata a sé stessa (ed ai vandali) per qualche anno, poté riaprire battenti pochi anni dopo il forzoso abbandono del monastero da parte degli ultimi monaci benedettini nel 1867.
La Sala Vaccarini, progettata dal celebre architetto e inaugurata nel 1773, fu fortemente voluta dal munifico Padre Niccolò Riccioli e Paternò. Già agli inizi del ’700 la Biblioteca conteneva quasi 5000 volumi e le sue sorti erano rette dall’abate Vito Maria Amico e Statella, autore del famoso “Lexicon Topographicum“. Attraverso alterne fortune, tutto questo patrimonio giunge fino a noi, con una custode d’eccezione che nel condurvi attraverso le cinque sale del vecchio Museo, la Sala Guttadauro, l’Anti-Refettorio, cercherà nei vostri occhi la stessa felice esaltazione dei suoi quando vi dirà: “A Gennaio si inizia. Riporteremo la Biblioteca dei monaci al suo antico splendore. Il lavoro durerà due anni. Ho preteso che si installi una passerella che permetta ai visitatori di accedere alla Sala restauranda perché non si può negare l’accesso ad un simile patrimonio”.
Non si può nascondere che si è sollevati sapendo che a custodire e ad amare i luoghi simbolo della nostra identità sono coloro che vi possono condurre per le antiche sale con il sorriso beato ed il passo sicuro di chi sa di avere il dovere di continuare una storia gloriosa.
Spendere un po’ di tempo a godere delle meraviglie della Biblioteca, prima che vi arrivi il cantiere e, perché no, anche durante i lavori che coinvolgeranno la “Sala Vaccarini” della Biblioteca potrebbe rivelarsi un affascinante opportunità di riscoperta della città per tutti noi che ci avvicendiamo quotidianamente nelle tentacolari e caotiche maglie della sua vita frenetica. Perché non soltanto la Dott.ssa Carbonaro, a cui dovrebbe andare la stima incondizionata di ognuno per il lavoro che fa da anni in condizioni precarissime, ma tutti noi siamo investiti della responsabilità, che non è dato accettare né ricusare, di essere i depositari di una tradizione millenaria.
Il Pasolini “corsaro” non si sbagliava di certo a scrivere: “Io sono una forza del Passato. / Solo nella tradizione è il mio amore. / Vengo dai ruderi, dalle Chiese, / dalle pale d’altare, dai borghi / dimenticati sugli Appennini o le Prealpi, / dove sono vissuti i fratelli.”
Nella nostra identità c’è il filo rosso di una storia che oggi più che mai è un’opportunità, una risorsa, un memento per ripartire.

Alcune informazioni sulla Biblioteca

Sala Vaccarini delle Biblioteche Civiche Ursino Recupero – Catania

La Biblioteca Civica Ursino Recupero si trova in Via Biblioteca 13, all’interno del Complesso Monumentale dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Per i dettagli sulla visita:

http://bibliotecacivicaursinorecupero.wordpress.com/orari/


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