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Ecco la sua risposta.
Sto seguendo con interesse il dibattito italiano sulla vittoria del movimento di estrema destra Ukip (United Kingdom Independence Party) nelle elezioni per il Parlamento europeo in Inghilterra e le polemiche sollevate dall’incontro del comico e leader del M5S Beppe Grillo con Nigel Farage. Non credo però sia il caso di fomentare isterismi ingiustificati e cercherò di spiegarne il motivo.
In Inghilterra solo il 37% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne, per varie ragioni. Tra questi, la circostanza che le elezioni coincidevano con un Bank Holiday, una delle cinque vacanze nazionali caratterizzate dall’astensione dal lavoro anche il lunedì. Un week-end lungo che molti hanno sfruttato per concedersi una vacanza, ai quali vanno aggiunti coloro che il 22 maggio (giorno delle votazioni) hanno ripiegato su un bel barbacue, considerato che una volta tanto qua splendeva il sole.
Al voto europeo in Inghilterra partecipano prevalentemente i detrattori dell’UE, per esprimere il proprio disappunto. Per questo motivo Ukip ottiene buoni risultati, potendo contare anche sul sostegno dei conservatori vecchio stampo. Per intenderci, quegli elettori che avrebbero imbalsamato Margareth Thatcher pur di averla ancora al potere, i quali non riescono a digerire la coalizione che il leader David Cameron ha messo in piedi con i liberali. Lo stesso Nigel Farage è un fuoruscito del partito conservatore, per cui non è sorprendente che su di lui convergano le simpatie dei vecchi compagni di viaggio, attempati e in aria da pensione.
Gli equilibri verranno ristabiliti il prossimo anno, quando ci saranno le elezioni politiche. L’Ukip tornerà ad essere una forza marginale, perché non ha una solida agenda sulle vere problematiche del paese e si limita a slogan nazionalisti e antieuropeisti. Farage non ha mai partecipato ad un dibattito televisivo con gli altri leader politici, ma anche se lo facesse non avrebbe la dialettica, né la preparazione sufficiente per riuscire a tener testa agli avversari.
A differenza che in Italia, qua l’effetto Farage è durato 24 ore. Il tempo di stabilire che nella remota eventualità di un exploit alle elezioni del 2015 nessuno se lo imbarcherebbe in una coalizione di governo e già martedì il leader di Ukip non era più una notizia.
Farage è un impulsivo, non sa contenersi, è sopra le righe, parla a sproposito e non conosce la storia. Tanto meno la discrezione e il rispetto, due principi cardine della società britannica. È affascinato dal modus operandi di Putin e, effettivamente, ha molto dello “stile” di Beppe Grillo, con il quale sono certo che a Bruxelles andrà d’amore e d’accordo. Con lui berrà una birra o due, perché a Farage piace dare l’idea di essere uno di noi, uno che va al pub. Della loro agenda comune non mi preoccuperei più di tanto. Cosa potrebbero programmare, dare fuoco a Palazzo Charlemagne?
Con questo incontro Beppe Grillo conferma però ciò che ho sempre sospettato, sin dai tempi delle sue ospitate sui palchi di Sanremo, vissute da me con un certo disagio. È un estremista che ha cavalcato il malessere e la rabbia prodotti dalla crisi economica e dall’immobilismo istituzionale del sistema politico italiano, riuscendo così ad avere molto successo in Italia. Ora ha bisogno di farsi conoscere fuori dalle frontiere nazionali, per cui probabilmente userà Farage per accrescere l’esposizione mediatica.
Qualche amico inglese mi ha chiesto com’è possibile in Italia che un comico guidi un movimento politico. Poiché in Inghilterra apprezzano l’ironia, rispondo che la cosa non mi sorprende, visto che per vent’anni siamo stati nelle mani di un leader che non si lasciava sfuggire l’occasione per raccontare barzellette, pure male. Non ci resta che ridere.
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