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Febbraio; l'editoriale.

Creato il 01 febbraio 2011 da Manuel
Febbraio; l'editoriale.
Prima di sentenziare su ciclismo e dintorni, come faccio ogni inizio di mese, vado (con forte ritardo) a ricordare la persona della giovane 23enne ciclista Carla Swart (GC HTC Columbia High Road). Carla ha perso la vita una decina di giorni addietro, a causa di uno scontro con un camion mentre si allenava sulle strade del Sud Africa. Sul sito Womens Cycling For All altre notizie.

UNA CONFERENZA IN DIRETTA TV PER PROCLAMARSI INNOCENTE SENZA REMORE. UNA LINEA DIFENSIVA DA “O TUTTO, O NIENTE.”
MA LA VERA CERTEZZA CHE SIA INIZATO IL CARNEVALE, ARRIVA DALLA SEMPREVERDE IRONIA DELLA FEDERCICLISMO SPAGNOLA CHE “PROPONE” ALL’ATLETA 1 ANNO DI STOP.
Una proposta di un’anno di squalifica, come una specie di forfait; “Guarda moro… tu prenditi questa, e tutti son più contenti:” Questa proposta “leggera”, fa capire che Contador sia stato trovato certamente positivo, ma non così bombardato da averne un vantaggio. Una specie di via di mezzo. Un colpo al cerchio e una alla botte. Contador non vuole saperne, rilanciando davanti a decine di microfoni e telecamere la sua pulizia ciclistica.
Se lo spagnolo avesse collaborato, se non fosse cioè andato davanti alle telecamere per ripetere nella sostanza le cose dette in autunno, e si fosse invece presentato di fronte al mondo dicendo che accettava – pur con tutto il malincuore esistente al mondo – la squalifica, avrebbe un Tour in meno, ma poteva forse essere al via della stagione. Invece s’impunta, parlando di controlli obsoleti e di false positività. Canzoni già sentite. Che si vuole? Annullare tutte le positività degli ultimi due, anzi facciamo tre, o magari quattro anni?
Dal lato istituzionale invece, irrompe la sempre in forma Federciclismo iberica, che porta al campione spagnolo (che è un fuoriclasse senza dubbio, e per questo le scatole girano ancor di più) la proposta di un’anno di stop. Cosa vogliono? Chiedere a un’atleta se gli va bene la squalifica? Ci manca solo che suonino la trombetta in stile “Buon compleanno!!” e ci siamo. Una squalifica non deve essere proposta. Una squalifica deve essere imposta. Se questo è il modo di lavorare, non stupiamoci del teatrino di Valverde.
Arriva in soccorso Bijarne Riis. Mister belli capelli mette sul tavolo degli argomenti un “piano B” da esporre in caso di ultima carta da giocare. Nessuno sa di cosa si tratti, ma da mister 60% (vecchio soprannome nato dai sospetti su certi “valori” del 1996), possiamo attenderci un guizzo di fantasia di primo piano.
La faccenda è che ancora una volta gli appassionati si dividono. Personalmente sono propenso ad una positività del ciclista spagnolo (posso sbagliare e non mi dispiacerebbe), ma il clenbuterolo è l’ennesima sostanza antiasmatica. E nel ciclismo è mostruosa la percentuale di ciclisti o cicliste che negli ultimi 8 o 10 anni hanno iniziato ad avere l’asma. A qualunque livello, Dai big mondiali, ai meno big della domenica. Qui non è discorso di dare condanna senza processo, ma se continuiamo a mettere in discussione il lavoro dei laboratori anti-doping chiudiamoli tutti e iniziamo a pregare veramente.
Ci sono stati dei controlli, questi controlli vedono l’uso delle strumentazioni tra le migliori esistenti. Solitamente, dopo i prelievi, alle provette vengono applicate delle etichette adesive riportante un numero, che è il medesimo presente sul modulo che viene tenuto dall’ufficiale medico, e si fa vedere all’interessato la corrispondenza del numero riportato sulla provetta con quello riportato sul modello. Nel laboratorio si esaminano le provette in maniera casuale, che hanno un numero ma non un nome per salvaguardare la persona da eventuali episodi di preconcetto. Quando i medici trovano delle provette “positive” lo comunicano all’ufficiale medico che ha la lista con i numeri ma anche i nomi scritti a fianco. Dal laboratorio, insomma, esce un numero e basta. Cosa vogliamo ancora?
Contador accetti l’eventuale squalifica, senza tirare in ballo l’onore – per quanto importante come sportivo, siamo davanti a una persona che corre in bicicletta – e collabori al massimo dei massimi con l’UCI. Niente “piani B”, niente ricorsi ad oltranza, e lasci perdere la cronaca degli oltre 500 controlli già superati. Se ritiene di essere vittima illustre di un qualche affare sporco, indaghi e porti in tribunale chi pensa sia colpevole di questo. Riuscirebbe a riguadagnare dagli appassionati un’applauso veramente convinto lungo la strada. Un Valverde-bis o un Di Luca-bis sarebbero indigeribili, almeno per chi scrive.

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