Che dire pur non essendoci mai stato, le mie ricerche e le impressioni di chi vi è stato mi consentono di dire che è una festa popolare fra le più sentite e accoglienti.
Il protagonista è un abete, una volta era il più maestoso ora magari si prende uno che ha avuto danni dalle intemperie, in quanto l‘educazione ambientale è proponibile anche in una festa popolare. In Lucania e in altre zone della Calabria si hanno celebrazioni simili , ma qui la specifica è che il trasporto dell’albero tagliato viene fatto dai cittadini e non da carri trainati ad es. da animali. La festa inizia oggi, ultima domenica di aprile, un grosso abete, pitë nel vernacolo alessandrino, viene tagliato nelle montagne del Pollino e trascinato a braccia fino al paese.
Tutti vi partecipano, compresi i ragazzini, che data l’età trasportano piccoli travi di legno “u traviettë”. La cimatura dell’abete è una tecnica tramandata , affinche nel taglio non si spezzino i rami e questa parte è l’inizo della processione, che è accompagnata da balli, suoni e bevute.
Giunti a un luogo chiamato “Difisella” si fa un pranzo (direi per quel che leggo e mi riportano, alquanto “robusto” a base di piatti locali con sopratutto il capretto e involtini di carne). A sera si arriva al paese.
Il 2 maggio , nel pomeriggio al suono di una campanella, i volontari puliscono, piallano l’abete (una volta lo ungevano..con grasso, capirete poi il perchè!).
Il 3 maggio la parte cimata si reinserisce di nuovo nell’abete con funi e cavicchi di legno e si issa l’albero in un’apposita buca (nella parte apicale vengono appesi i premi, che saranno per chi arrampicandosi ehehe! arriva fin lassù).
La salita , può arrivare anche a 18 metri e credo solo quasi acrobati, usando solo la forza delle mani e delle gambe, ci riescono. Per fortuna e diciamo anche per una questione di indispensabile sicurezza, gli aspiranti scalatori vengono legati con corde.
Certamente arrivare fin lassù e cogliere il premio è un bel trofeo , dopodichè l’albero viene tirato giù e non manca l’applauso finale. Come da noi, nel giorno delle Palme, portiamo a casa un rametto di ulivo benedetto, così gli Alessandrini si prendono un rametto di abete a ricordo dei giorni festosi.
Se pensate che il tutto avviene in un paesino di 570 abitanti a più di 1000 metri e in perenne e forse inevitabile spopolamento, è qualcosa di meraviglioso.
Mi pare che la politica oltre ad eliminare il sindaco, le scuole, le poste, le farmacie non faccia molto altro. Capisco che l’euro è il nuovo Patrono, ma forse una cooperazione fra paesini può farli rimanere ancora vivi!







