
È curioso come nell’intento di tutti ci sia il rilancio della città e del suo centro storico ma poi, nei fatti, l’intento scompaia. Esistono associazioni che si adoperano come meglio possono per ridare vita alla città intesa come centro urbano ma poco possono quando i grandi eventi vengono organizzati altrove. Talvolta anche la politica dimostra qualche tipo di interessamento: ricordo il recente impegno dell’Assessore Ranalli per creare una sorta di associazione dei commercianti del centro per studiare insieme delle strategie per rilanciare il cuore della città che, però, risulta naufragata.
Abbiamo vissuto un’intera estate in cui nel centro non c’è stato nulla (dopo Veregra Street, naturalmente) ad eccezione del lodevole impegno di associazioni e privati che hanno animato con eventi sportivi il Campo dei Tigli. Eccetto questo non s’è visto un evento culturale, non c’è stata una festa, un’iniziativa, nulla.
Le feste di partito e delle associazioni sono occasione di incontro per tanti concittadini. Esse vedono impegno e lavoro di tanti volontari che spesso viene premiato da una larga partecipazione popolare. Perché questa partecipazione viene “dirottata” nell’estrema periferia della città? Perché non si pensa di utilizzare il cuore stesso della città come teatro naturale per feste ed eventi? Sarebbe un modo naturale ed efficace per ridare vita ad un centro altrimenti deserto, morto. Gli spazi ci sono, la cornice è molto bella, non si capisce perché bisogna portare la gente a due chilometri dal centro e lasciare lo stesso vuoto.
Altre città anche vicine impegnano i loro centri storici o le zone immediatamente prospicienti per tutta la bella stagione. Penso a Morrovalle, a Monte San Giusto, a Montecosaro. Penso anche a Macerata, a Civitanova, a Fermo. Da noi non si può. Perché?
È vero che le associazioni e i partiti hanno investito per strutturarsi nell’ambito del complesso del quartiere La Croce ma è anche vero che, per uno scopo condivisibile come quello di ridare vita alla città, gli stessi potrebbero fare qualche sacrificio e riconvertire le proprie organizzazioni, magari sostenuti dal Comune. È anche vero che le feste possono creare qualche disagio per i residenti ma questi disagi si possono mitigare con un po’ di buon senso e di educazione.
Ricordo benissimo negli anni ’80 le feste al Palazzetto dello Sport e al Campo dei Tigli. Ricordo l’animazione e la vita che c’era in viale Gramsci. Passare d’estate nei nostri giardini semideserti fa male al cuore. Eppure si può ridare vita alla nostra città. Abbiamo i mezzi e non costerebbe quasi nulla: solo un po’ d’impegno e, soprattutto, di buona volontà. L’input deve arrivare da chi ci amministra, naturalmente. Ma la spinta può essere anche popolare. Sempre ammesso che ancora qualcuno sia interessato alle sorti della città.
Luca Craia
