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Film: Diaz

Da Maurizio Lorenzi

Ecco un commento sul film “Diaz” (dont’ clean up this blood), in questi giorni nelle sale. La firma è quella di Ennio Di Francesco che si è preso la briga di scrivere direttamente agli autori della pellicola. E voi che ne pensate?

Film: Diaz
Carissimi produttore Procacci e regista Vicari,

ho sofferto durante la proiezione del film Diaz. Di qui il mio imprevisto intervento alla fine, che a giudicare anche dall’attenzione dei ragazzi e dall’applauso finale forse è stato utile.

Il film, magistralmente girato, scende come bisturi dentro nelle coscienze di tutti, in particolare della Polizia incidendo con cruda attenzione evidenti metastasi; ma non risale al focolaio originario. Quale prevenzione era stata effettuata? quale pianificazione e profilassi? perché i virus black blok non furono isolati/intercettati in tempo, magari col semplice metodo intelligence e Shengen? A parte la metafora: quali carenze, incompetenze, direttive ( date o mancate ) da parte dei responsabili nazionali politici e tecnici? tutto va addebitato agli spietati “esecutori”? Quali reticenze per l’accertamento di responsabilità e di verità, anche verso la magistratura, durante e dopo? Nessuna autocritica: pochi capri espiatori e persino promozioni per altri! Negli eventi a cui avete voluto limitarvi ( irruzione nella Diaz e detenzione a Bolzaneto) si è consumata una grave sospensione dei diritti della “persona”. Certo, il vostro focus era questo. Ma l’evento fu più vasto, delicato e complesso. L’innesco dei provocatori organizzati e violenti non è stato di fatto individuato. E’ stata fatta violenza alla città di Genova, ai dimostranti, irruenti o pacifici; ma anche all’Istituzione Polizia intesa come esclusivo servizio per la collettività, la libertà di manifestare, senza mai travalicare ma avendo al centro il “rispetto assoluto della persona”, chiunque sia, sempre e ovunque.

Sin dalla fine degli anni ‘60 , tremendi di odio e terrore, poliziotti carbonari si batterono tra mille difficoltà coinvolgendo l’opinione pubblica, le forze sociali, politiche, sindacali, culturali e giuridiche, sino a giungere il I° aprile del 1981 all’approvazione quasi all’unanimità da parte del Parlamento della legge 121/81 di “riforma democratica della Polizia”.

Tale legge che ha introdotto Valori essenziali nel “rapporto- tutori dell’ordine cittadini”, è rimasta purtroppo largamente incompiuta.

I fatti di Genova ( ma ancor prima di Napoli ) del 2001 hanno segnato un tornante di grave involuzione. “Oggi è stata prodotta una lacerazione mai completamente sanabile tra Polizia cittadinanza” così scrissi quei giorni a un Vice-capo della Polizia.

Il sociologo Aldous Huxley ricorda: “i fatti non cessano di esistere anche se vengono ignorati!”. Bene quindi anche il vostro film. La memoria anche la più dura deve scolpire le coscienze, per non fare dimenticare! Tuttavia la mia preoccupazione è che il film, dopo dieci anni, focalizzando con crudo realismo solo gli aspetti allucinanti verificatisi alla Diaz e a Bolzaneto spinga improvvidamente da una parte molte persone, specie giovani, a rafforzare lo stereotipo di una Polizia tarata dentro, ubriaca di violenza cieca e fanatica, e dall’altra a spingere i “tutori dell’ordine “ verso un arroccamento di difesa per una generalizzata colpevolizzazione. Ciò vanificando il processo di riflessione e catarsi che da quel tremendo luglio 2001 si è sviluppato tra i “tutori dell’ordine” anche grazie alla gestione del prefetto Manganelli, subentrato all’ineffabile predecessore dell’epoca. Ciò nell’odierno clima sociale che rischia di diventare sempre più teso e conflittuale per oggettive congiunture politico/socio/economiche.

In questo senso, il film se non è accompagnato da un dibattito contestualizzato in una visione più completa, rischia di riaprire il solcato di sfiducia tra cittadini e “tutori dell’ordine” che era stato in parte colmato con lunghe e sofferte battaglie, paradossalmente contribuendo al sottile processo di controriforma in atto della legge 121/81 e del suo patrimonio democratico per il paese.

Potrete meglio valutare questa riflessione scorrendo il libro inviatovi che vuol essere una testimonianza, avallata dalle note di Norberto Bobbio e Gino Giugni, da foto storiche, del delicato percorso democratico fatto e purtroppo involuto ( es. le pagine 268 dedicate al G8 di Genova). Potrà essere utile per voi anche aprire il link per vedere il breve filmato messo su You Tube nel “trentennale della legge 121 del I° aprile 1981 in memoria di tutti i “Tutori dell’ordine” che si sono battuti, molti col sacrificio della vita, per tutelare la sicurezza delle Istituzioni democratiche e della collettività, e pensare con gratitudine a chi continua a farlo ogni giorno in condizioni difficili e contraddittorie.

Quali migliori risultati si sarebbero potuti raggiungere se i “valori” della riforma ispiratori fossero stati pienamente seguiti? Certo non ci sarebbero stati i vergognosi fatti di Genova!

A cura di www.enniodifrancesco.it


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