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Finisce il Mondo (Padano)?

Creato il 01 luglio 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

Indiscrezioni lugubri cui non si può dare altro valore che quello che spontaneamente assumono. Dall’interno e dall’esterno, sulla porta della redazione e fuori, tra un contatto e l’altro, giunge voce (e dispiace, nessuno qui tifa contro i colleghi) che il budget assegnato al settimanale da Arvedi sia praticamente finito. Ecco perché il fotografo Gaimarri, così apprezzato, se ne va, mentre un altro signor click, Sessa, dovrebbe (lo farà?) sobbarcarsi un superlavoro, tra cremonaoggi, cremonauno e… tutto il Mondo del direttore Francesco Tartara, ex vice di Emilio Fede e successore di Antonio Leoni, che intanto ha ripreso ha navigare col suo Vascello portando con sé alcuni fedeli collaboratori.

Ferie estive, contratti tipo “articolo due” che scadono a fine anno, collaboratori non pagati da quattro mesi non creano un quadro felice. Va aggiunto il ritardo nel pagamento dei collaboratori esterni – e certo non è giusto – è purtroppo un fatto diventato “normale” in tutti i giornali o quasi.

Finirà col 2013 l’esperienza di Mondo Padano? Il settimanale sarà riassorbito nel gruppo che fa capo ad Arvedi e per incerta estensione a La Provincia? Il numero delle pagine, da quanto si apprende, è stato ridotto. Si può obiettare: è foliazione estiva.

Sì, l’aria che si respira però non è allegra. Arvedi non vuole sprecare denaro e pare che non sia soddisfatto del “prodotto”. Obietterei che l’informazione dovrebbe stare fuori mercato: è fondamentale per la democrazia, non può essere semplice proprietà privata con organizzazione verticistica e controllo interno troppo forte.

Tutto quanto scritto finora si prenda con beneficio d’inventario, come serie d’indiscrezioni che si addizionano: tre le fonti che confermano. Nulla di ufficiale però.

Dunque si cercano giornalisti: due. Uno però, da quel che veniamo a sapere, ha già detto no. Si cercano qualcuno che ci creda per continuare un’avventura in cui il pubblico non crede molto, visti i dati di vendita. La pacificazione fra Arvedi e Piva potrebbe essere fatale al “nuovo” periodico.

Disgraziatamente il giornalismo oggi assomiglia sempre meno a una professione e sempre più a una forma di dipendenza, come chiunque può notare.


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