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Flower Flesh in concerto

Creato il 13 luglio 2014 da Athos Enrile @AthosEnrile1
Flower Flesh in concerto


Venerdì 11 Luglio i  Flower Flesh erano di scena al Circolo Artisi di Savona, luogo scelto negli ultimi anni  da artisti di alto livello per il test che precede la performance: Osanna, David Jackson, Gianni Leone e Trip. In questo caso il palco è stato montato all’interno dell’ampio cortile, con il service affidato a Fulvio Marella e a Maddalena, figure ben note nella scena locale, come tecnici e musicisti. In questo mese anomalo, la serata si è presentata meteorologicamente gradevole, e il popolo del prog presente ha potuto usufruire della musica in pieno relax, seduto e concentrato, come richiesto da certe situazioni. I Flower Flesh sono in un momento di transizione, al lavoro su di un album che dovrebbe vedere la luce nel 2015, successivo al disco di esordio “Duck in the Box”. Quello proposto è stato quindi un mix tra il conosciuto, già fissato su supporto fisico, e frammenti di futuro, testimoniati a seguire dal video relativo al brano “ Throw the Dice”, legato ad un tema sociale scottante, quello dell’azzardopatia, ovvero la patologia legata al gioco d’azzardo. Introduzione affidata ad un esperto del settore, Mauro Selis, musicofilo conosciuto, ma professionalmente calato all’interno del problema, come lui stesso spiega nei dettagli. Ma Selis non era l’unico ospite, perché per una concomitanza di non si sa quali fattori fortunati, è uscito fuori dal cilindro un pezzo di storia del prog italiano e mondiale, Renato D’Angelo, primo bassista del Banco del Mutuo Soccorso. Chiamato a gran voce sul palco per un saluto, ha schiettamente presentato il suo pensiero, elogiando da un lato la band per il sound proposto, ma suggerendo al contempo la trasformazione delle liriche nella lingua italiana. Al cospetto di cotanta storia i Flower Flesh hanno regalato la loro energia, il loro “new prog”, fatto di trame complesse intersecate ad una certa psichedelia anni ’70, caratteristica di altri mondi sonori, e a giudicare dalle nuove tracce messe a punto esiste una continuità di intenti e risultati, quella che permette di caratterizzare il loro sound, incollandolo ad un nome e ai componenti del team.

Significativa anche la sezione "cover", dove c'è stato spazio per i Floyd, ma, soprattutto, per la piacevole trasformazione in vesti progressive di un pilastro della musica leggera italiana, "Una ragione di più", di Reitano e Vanoni: incredibile ma vero! Ma come è noto il momento del concerto è il meno adatto per giudicare i dettagli del lavoro realizzato in studio, ma ideale per comprendere il feeling che un artista riesce a creare quando è al cospetto di un pubblico, che potrebbe perdersi, oppure essere coinvolto. I Flower Flesh hanno dato dimostrazione, anche, di capacità di approccio corretto nei confronti dell’audience, e questo alla fine paga sempre. Meglio delle mie idee, come sempre, la Musica…

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