Fondi europei: intervista con l’On. Costanze Krehl

Creato il 27 novembre 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

Fondi Europei

Il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha annunciato un piano di investimento da 21 miliardi di Euro, che dovrebbe essere in grado di mobilitare, grazie a un effetto leva prudentemente calcolato a 1:15, circa 315 miliardi. Il denaro investito dagli Stati dovrebbe essere escluso dai vincoli del Patto di Stabilità. Il piano, se funzionasse, dovrebbe essere prorogato anche nel periodo 2018-2020, il che significherebbe che gli interventi previsti dal consueto periodo di programmazione settennale dei fondi europei (2014-2020) verrebbero “rinforzati” da questo ulteriore stanziamento.

Galleria di Diana – Venaria Reale

Retrò Online propone un focus sulla struttura e sull’utilizzo dei fondi europei, con una serie di interviste e approfondimenti che coinvolgono esperti e politici. Abbiamo intervistato l’On. Costanze Krehl, responsabile e coordinatrice delle politiche regionali per il gruppo S&D, nonché presidente della delegazione dell’europarlamento che ha visitato, in Piemonte, alcune realtà locali che sono state interessate dai fondi europei nell’ambito dei finanziamenti o cofinanziamenti nel periodo di programmazione 2007-2013.

Environment Park – Torino

Spesso l’Unione Europea rappresenta l’unica risorsa a disposizione di importanti realtà che, all’interno dei programmi di finanziamento, possono beneficiare degli stanziamenti di denaro comunitari. Tuttavia, questi stanziamenti non sono l’unica risorsa messa a disposizione dall’Unione Europea: i periodi di programmazione definiscono anche e soprattutto le strategie di investimento dei fondi europei, mettendo a disposizione delle grandi realtà locali network di lavoro, chiamati in gergo cluster. Un cluster è costituito da un gruppo di imprese o di istituzioni territorialmente vicine, orientate verso specifiche produzioni simili: per esempio, centri di ricerca che lavorano nei medesimi ambiti o aziende che sviluppano gli stessi prodotti o all’interno della medesima filiera. Gran parte della produzione e dell’innovazione europea avviene all’interno di questi gruppi. La Commissione Europea ha calcolato che quasi il 40% dei lavoratori europei opera in un’impresa appartenente a un cluster, ne sono stati identificati più di 2000 statisticamente significativi. Questi network sono agglomerati spontanei, non vengono creati direttamente dall’Unione Europea. L’UE svolge però un imprescindibile ruolo di organizzazione, di incentivo e di promozione del loro campo d’azione, dirigendo i fondi europei non verso realtà locali chiuse e autoreferenziali ma verso realtà che vogliano mettere a disposizione le loro risorse all’interno di un network di collaborazione transfrontaliero. Più un’impresa è partecipe del proprio cluster, più le risorse, le competenze specializzate e i servizi potranno essere messi in comune a beneficio del gruppo e delle comunità locali.
La logica dei fondi europei non è quella di una spartizione “a pioggia” di risorse accumulate in comune, ma è quella di finanziare progetti con il doppio fine di incentivare lo sviluppo economico locale all’interno della cooperazione transfrontaliera.

La delegazione da Lei presieduta sta visitando alcune realtà locali che sono state interessate da un finanziamento europeo. Come sta andando questa visita?
È stata una visita molto interessante. Abbiamo già visto il Bioindustry Park, mentre ora siamo in questa splendida reggia (Venaria, ndr). Tutte queste diverse realtà sono state finanziate e sostenute da fondi europei. I politici regionali sono responsabili della struttura dell’utilizzo di questi fondi, quindi noi siamo qui per capire che impatto hanno i fondi nelle attività della regione e di come possiamo aiutarle. Sono molto impressionata da quanto visto qui. È stato usato il metodo giusto: abbiamo la combinazione tra ricerca, industria, cultura e turismo e questo è molto positivo.

Si apre quest’anno il nuovo periodo di programmazione dei fondi europei che terminerà nel 2020. Quali sono gli obiettivi che si pone il gruppo S&D?
L’intero parlamento, e naturalmente anche il Gruppo S&D, ha come priorità quella di migliorare l’economia e incentivare la crescita economica, perché noi abbiamo bisogno di un’economia ben funzionante per creare più posti di lavoro. Questo è il motivo per cui abbiamo alcune priorità per il prossimi 7 anni: la ricerca e l’innovazione tecnologica, il supporto alle piccole e medie imprese, l’istruzione. La sfida non è solo puntare sulla crescita e incrementare il lavoro: abbiamo bisogno di lavoro migliore, di lavoro ben pagato, che dia la possibilità ai giovani di rimanere in Europa. Questa è quella che chiamiamo la “strategia 2020”, ma il contenuto è che noi vogliamo più attività e più creatività per migliorare la vita lavorativa delle persone all’interno dell’Unione Europea.

BioIndustry Park

Una domanda più politica. Si è appena insediata, con qualche difficoltà a causa dello scandalo LuxLeaks, la Commissione Europea. Quali sono le proposte della Commissione Junker che voi appoggerete, e quali invece non appoggerete?
Innanzitutto devo dire che da un punto di vista politico questa è la prima volta che dal risultato di un’elezione del Parlamento Europeo viene l’indicazione del Presidente della Commissione Europea. Sfortunatamente non ha vinto il candidato socialista, perciò Martin Schulz non è diventato Presidente della Commissione, ma Jean-Claude Juncker è davvero il primo presidente eletto direttamente da una maggioranza espressa da un voto elettorale. Questo è il vero punto politico. Se tutto va bene, le persone comprenderanno questo punto e lo sapranno anche la prossima tornata elettorale. Juncker ha proposto – credo che presenterà la proposta ufficialmente la prossima settimana – un programma di investimento da 300 miliardi di Euro. Non so esattamente dove prenderà le risorse per questo programma, ma è esattamente il tipo di programma di investimento di cui l’Unione Europea ha bisogno per uscire dalla crisi. Io spero che farà una proposta appropriata. Riguardo all’altra domanda: abbiamo una tassazione agevolata non solo in Lussemburgo, ma anche in Olanda e in altri paesi: certamente dobbiamo controllare molto attentamente, perché non possiamo permettere che esistano zone fiscali verdi, ancorché legali, dove ci siano migliori condizioni fiscali per le imprese in queste regioni ma non in altre. Dobbiamo vigilare molto attentamente e se c’è stato qualche errore occorre fare chiarezza. Abbiamo necessità di procedere all’unione fiscale europea, che sarà d’aiuto a tutte le regioni e alle imprese. Queste sono due cose che posso dire che noi porremo, e proporremo, alla Commissione Juncker.

Una domanda sul futuro. Quanto è lontana l’unione politica dell’Unione Europea? A quando la prima elezione diretta del presidente della Commissione?
È una domanda difficile. Abbiamo il Trattato di Lisbona che è entrato in vigore due anni fa, ed è stato un grande passo avanti verso l’unione politica, ma alla fine per molti dei membri del parlamento europeo, e per il S&D group, non è abbastanza. Noi sogniamo un’Unione Europa che abbia un governo europeo, un parlamento europeo, un consiglio europeo, una serie di istituzioni che non pensino cosa è meglio per il proprio paese ma pensino a portare l’UE, l’intera istituzione, avanti. Questo sarebbe meglio della situazione attuale. Ma dobbiamo considerare che ora, perfino nel Parlamento Europeo dopo questa elezione, ci sono molti più nazionalisti e antieuropei ed euroscettici rispetto a prima, e noi dobbiamo affrontarlo perché abbiamo bisogno che la gente crede nell’UE, e questo è un motivo per cui abbiamo bisogno di gestire i progetti molto meglio e vicino alla gente. Questo è il motivo per il quale noi siamo nelle regioni con i gruppi di lavoro del Parlamento Europeo, per vedere che cosa succede e avere un contatto ravvicinato con esse.

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Tags:commissione europea,Fondi Europei,intervista,Parlamento Europeo

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