La prima testimonianza sul mostro risale però al 565, quando un monaco assicurò di aver fatto la straordinaria esperienza di averlo visto strisciare fuori dalle acque e divorare un poveraccio che aveva avuto la ventura di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Riuscì a metterlo in fuga con la sola preghiera. L’avesse fatto un po’ prima avrebbe almeno avuto un testimone vivente della sua impresa.
Gli avvistamenti cominciarono a moltiplicarsi dagli anni Trenta in poi così come le fotografie che avrebbero dovuto testimoniare l’esistenza del mostro, rivelatesi via via o false o non significative.
L’ultimo in ordine di tempo a proclamare il successo di 25 anni di ricerche è stato lo scorso anno lo skipper scozzese George Edwards che si vanta di aver dedicato 78 mila ore della propria vita alla caccia al mostro [e se si facesse una vita sua?]. Nemmeno a dirlo, la fotografia che ha scattato non è stata sufficiente a provare l’esistenza di Nessie. Tutto da rifare pover uomo.