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Fra' Galgario ritrattista

Creato il 01 agosto 2015 da Artesplorando @artesplorando

Fra' Galgario ritrattista

Fra' Galgario, Ritratto di cavaliere

Due parole le spenderei anche per un altro artista italiano che in questo nostro percorso sul ritratto ha la sua importanza: Fra' Galagario (Bergamo 1655 - ivi 1743), il cui vero nome fu Giuseppe (o Vittore) Ghislandi.
Uno dei grandi ritrattisti del Settecento europeo, rappresenta, in contrapposizione alla ritrattistica aulica francese, il punto di sutura fra la tradizione naturalistica lombarda e il neorembrandtismo dell’Europa centrale.
Figlio di un pittore quadraturista, esordì come pittore di pale d'altare e d'affreschi, allievo in patria di Giacomo Cotta, pittore cairesco, e del fiorentino Bartolomeo Bianchini, si formò a Venezia dove rimase una prima volta per tredici anni (1675-88) dedito, secondo il suo allievo, amico e biografo F. M. Tassi «a fare grandissimi studi da per se stesso sulle opere di Tiziano e di Paolo Veronese». Una seconda volta, per un periodo quasi altrettanto lungo (1693-1705 ca.), stette, quale allievo e collaboratore, nella bottega del friulano Sebastiano Bombelli, allora acclamato ritrattista. A questo periodo veneziano va fatto risalire l’incontro con la ritrattistica centro-europea del boemo Giovanni Kupecky, a Venezia dal 1687 (e di ritorno definitivo a Vienna solo nel 1709). L’orientamento verso la ritrattistica neorembrandtiana dell’Europa centrale dovette essere confermato, in questi anni, dalla conoscenza e frequentazione di Salomon Adler, morto a Milano nel gennaio 1709. Il Galgario acquistò notevole fama di ritrattista già a Venezia, dove alla fine ruppe con il forse geloso Bombelli. Ma di questa attività veneziana, stilisticamente vicina al Bombelli, non restano testimonianze sicure. È solo dal 1705 dopo il definitivo ritorno del Galgario a Bergamo (nel convento di Galgario da cui prenderà il nome) che possiamo seguire sulle opere i frutti di questo lungo corso di studi.
Non è da stupirsi se, su queste premesse, il Galgario fosse il meglio qualificato a comprendere il significato profondo (non di evasione pittorica,ma di visione piú vera) della tecnica preimpressionista
(ma anche materica, «diteggiata») di Rembrandt. L’ultimo viaggio di qualche rilievo il Galgario lo compí nel 1717 a Bologna, dove l’artista dipinse con successo e fu nominato membro d’onore dell’Accademia Clementina. Poi non lasciò piú Bergamo, se non per brevi soggiorni a Milano per ritrarre personaggi eminenti come il principe Lievestein, i conti di Colloredo e di Daun, il maresciallo Visconti e diversi altri importanti blasonati.
A partire dal 1732, ci informa il Tassi il Galgario «cominciò a dipingere col dito anulare tutte le carnagioni, la qual cosa continuò fino alla morte... né mai piú, nel far le sole carnagioni però, si serví di pennello, se non in qualche minuta parte, o per dare gli ultimi colpi; ed in questa sua maniera ha fatto bellissime teste, e pastose quant’altre mai, tuttoché fatte a tocchi interamente», portando all’estrema e coerente conclusione tecnico-stilistica il proprio modo di concepire la pittura.
Tra le sue opere di maggior rilievo: Ritratto di cavaliere (Milano, museo Poldi-Pezzoli); Ritratto di giovinetto (Bergamo, pinacoteca Carrara). Difficile trovare un cavaliere più losco di quello qui raffigurato, forse addirittura un po' perverso, ma decisamente da inserire in una galleria di ritratti virili!
Onorato in vita, stimato dal Lanzi (1789), Fra Galgario restò poi disconosciuto nel corso del XIX sec. Dopo la rivalutazione operata dal Caversazzi (1910), il suo valore ha incontrato un lento ma continuo recupero, in particolare sulle indicazioni di Roberto Longhi.
C.C.
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